Vivere a rate non è più una scelta di consumo, ma una strategia di pura sopravvivenza. L’istantanea che emerge dall’ultimo focus territoriale sulla Calabria restituisce l’immagine di una regione drammaticamente schiacciata dal peso dei debiti, dove arrivare a fine mese è diventato un esercizio di funambolismo quotidiano. A tracciare i contorni di questa vera e propria emergenza sociale sono i dati Eurisc (il sistema di informazioni creditizie di Mister Credit-Crif) rilanciati oggi dalla Gazzetta del Sud, che mettono a nudo la fragilità economica di un territorio in cui i redditi restano storicamente tra i più bassi d’Italia.
I numeri del fenomeno
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Sud, nel 2023 la quota di cittadini calabresi con almeno un finanziamento attivo (tra mutui, prestiti personali e credito al consumo) è balzata al 57,8%, registrando una crescita netta rispetto al 55,3% dell’anno precedente. In media, l’indebitamento per ciascun cittadino si attesta a 19.208 euro, con una rata mensile che è lievitata fino a 237 euro. Cifre che altrove potrebbero apparire gestibili, ma che in Calabria si scontrano con una realtà salariale a tinte fosche: i dati Istat sul Benessere equo e sostenibile (Bes) certificano infatti una retribuzione media annua di appena 15.350 euro, mentre l’importo medio delle pensioni tocca i 18.078 euro, con ben il 14% degli assegni pensionistici fermo nella fascia dei redditi considerati bassi.
La mappa del credito nelle province
La propensione al debito non è uniforme sul territorio regionale, ma ovunque supera la metà della popolazione adulta. La maglia nera spetta a Reggio Calabria, dove risulta indebitato il 62,2% dei cittadini. Seguono Crotone (61,4%), Catanzaro (58,8%), Cosenza (54,3%) e infine l’area della nostra provincia, Vibo Valentia, che si attesta al 51,3%. Il capoluogo di regione, Catanzaro, detiene inoltre il primato per la rata media più alta (249 euro al mese) e per l’importo medio richiesto, che scavalca la soglia dei 21 mila euro.
Dalle grandi spese alla spesa al supermercato
La vera e profonda mutazione del fenomeno risiede nelle motivazioni che spingono i calabresi a chiedere denaro agli istituti di credito. Come evidenziato nell’inchiesta della Gazzetta del Sud, non ci si indebita più principalmente per investimenti a lungo termine come l’acquisto o la ristrutturazione della casa. Il prestito personale è diventato l’ammortizzatore sociale privato per far fronte alle spese correnti di tutti i giorni: l’acquisto di un’auto per andare a lavorare, l’arredamento, le spese scolastiche dei figli, il guardaroba o, dato ancora più allarmante, le cure mediche e odontoiatriche. L’impennata del costo della vita registrata negli ultimi tre mesi ha dato il colpo di grazia al potere d’acquisto, trasformando il pagamento di bollette, carburante e generi alimentari di prima necessità in una continua fonte di ansia e precarietà per migliaia di nuclei familiari.
Il primato negativo delle sofferenze bancarie
Il cortocircuito tra scadenze da rispettare e l’insufficienza delle entrate mensili genera inevitabilmente lo scivolamento verso il sovraindebitamento. La Calabria registra così il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti bancari più alto d’Italia: lo 0,9%, a fronte di una media del Mezzogiorno dello 0,7% e di una media nazionale dello 0,5%. Significa, in parole povere, che in Calabria i crediti diventano inesigibili molto più rapidamente che nel resto del Paese, perché le famiglie non riescono fisicamente a restituire quanto erogato.
Un “allarme rosso” che rischia di avere pesanti ripercussioni anche sulla tenuta democratica e amministrativa del territorio. Quando le finanze domestiche si sgretolano, a catena ne risentono i pagamenti dei tributi locali, alimentando i ritardi e le difficoltà di cassa degli stessi Comuni, in un circolo vizioso in cui l’inflazione continua a correre molto più velocemente dei guadagni reali dei cittadini.



