Una lettera durissima. Un grido d’allarme rivolto all’intera classe dirigente del territorio: dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ai parlamentari vibonesi, dai consiglieri regionali al presidente della Provincia, fino al sindaco di Vibo Valentia, al presidente del Consiglio comunale e a tutti i consiglieri.
Una lettera che suona come un vero e proprio campanello d’allarme sul futuro di Vibo Marina e che pone una domanda netta: si vuole davvero puntare sul turismo o si intende continuare a difendere un modello industriale incompatibile con lo sviluppo turistico del porto?
A firmarla è l’imprenditore Francesco Cascasi, protagonista insieme al proprio gruppo di un investimento senza precedenti su Vibo Marina: 27 milioni di euro già messi in campo per strutture ricettive, cantieri nautici e infrastrutture portuali. Il progetto vede un albergo già ultimato, un secondo hotel di lusso cantierato dopo mille difficoltà burocratiche e l’attesa per l’avvio del pontile turistico con oltre 300 posti barca.
Investimento da 27 milioni sul turismo che chiede risposte
Investimenti enormi, concreti e già visibili, che però oggi rischiano di scontrarsi con uno scenario che nella lettera viene definito “incompatibile con la vocazione turistica di Vibo Marina”. Il nodo è quello della Meridionale Petroli e degli aggiornamenti al Piano di Emergenza Esterna in corso in Prefettura a Vibo Valentia.
Il nodo Meridionale Petroli e il futuro di via Vespucci
Secondo quanto denunciato nella lettera aperta, infatti, dalle notizie filtrate dai lavori emergerebbe non un percorso verso la delocalizzazione dei depositi petroliferi, ma addirittura un’estensione dell’area di concessione a discapito della fruizione della spiaggia di via Vespucci. Nel documento viene spiegato che il progetto prevede, lungo tutto il perimetro della Meridionale Petroli, l’attivazione di una corsia preferenziale destinata ai mezzi di soccorso, larga 3,50 metri, delimitata da cordoli superiori ai 15 centimetri e da birilli a strisce nero-gialle.
Corsie di sicurezza e restrizioni: cosa cambia per i cittadini
Una scelta che, secondo Cascasi, comporterebbe conseguenze devastanti. “La realizzazione delle fasce di tutela dello stabilimento – si legge – determinerà una sostanziale espropriazione del diritto dei cittadini alla fruizione della spiaggia, soprattutto per le fasce deboli, anziani e famiglie”. Al centro della denuncia vi è soprattutto la drastica riduzione dei parcheggi: da 284 posti originari a soli 20 attuali.
Parcheggi ridotti e accesso al mare sempre più difficile
Un ridimensionamento che, secondo la lettera, finirà per impedire l’accesso al mare alle persone con disabilità, alle famiglie con bambini e agli anziani, costretti ad affrontare lunghi percorsi per raggiungere la spiaggia, con ulteriori rischi legati all’attraversamento pedonale della strada. “Dalla delocalizzazione della Meridionale Petroli alla delocalizzazione della fruizione della spiaggia il passo è stato breve”, scrive l’imprenditore.
L’accusa alla politica: “Scelte lasciate alla burocrazia”
Secondo Cascasi, si sarebbe arrivati a questo punto “per l’incapacità della politica, intesa come espressione della volontà democratica di indirizzare la fruizione dei beni comuni, di svolgere il proprio ruolo, lasciando alle strutture burocratiche la gestione del mantenimento dello stabilimento della Meridionale Petroli”. Nel documento viene ricordata anche la deliberazione unanime del Consiglio comunale di Vibo Valentia del marzo 2025, con la quale l’assise cittadina aveva manifestato “la ferma determinazione per la delocalizzazione dello stabilimento e la riaffermazione dello sviluppo turistico di Vibo Marina”.
Dal voto unanime al silenzio istituzionale
Una presa di posizione che, però, secondo l’autore della lettera, sarebbe rimasta isolata. “A quella scintilla – si legge – è nuovamente calato il silenzio”. Da lì l’accusa di una gestione definita “timida” da parte dell’amministrazione comunale.
Il ruolo degli enti: conferenze dei servizi e Autorità portuale
Il documento evidenzia il passaggio della Conferenza dei servizi che avrebbe approvato il rinnovo della concessione del deposito petrolifero, la presa di posizione dell’Autorità portuale e la successiva riduzione dei parcheggi con la trasformazione della strada in una “zona cuscinetto”. Il Comune, secondo la lettera, verrebbe di fatto privato del potere di intervento su via Vespucci, pur restando responsabile del rispetto dei divieti imposte da altri enti.
Il richiamo alla legge e alla partecipazione democratica
Viene citato anche l’articolo 21 del decreto legislativo sul Piano di Emergenza Esterna, che prevede l’adozione del piano “d’intesa con la Regione e gli enti locali interessati” e con il coinvolgimento della popolazione. “Non vi è più spazio per l’indecisione, l’ignavia o le timidezze della politica – si legge ancora – ma occorre un sussulto di orgoglio”.
Interrogazioni, controlli e responsabilità politiche
La lettera invita la politica a non restare spettatrice, ma ad attivarsi con interrogazioni e interpellanze per verificare la correttezza dei procedimenti amministrativi e il rispetto delle norme nazionali ed europee sulla fruizione dei beni pubblici. Non si chiede di forzare la normativa, ma di vigilare e intervenire politicamente laddove necessario.
Il rischio di privatizzazione del demanio
“La concessione dei beni demaniali – si legge – si basa su un delicato equilibrio: quello di sottrarre spazi pubblici per l’esercizio di attività d’impresa”. Ma, secondo la lettera, in questo caso l’interesse privato risulterebbe “debordante”, con una concessione percepita come sempre più estesa e sempre meno compatibile con lo sviluppo turistico. Il rischio denunciato è quello di una progressiva sottrazione della spiaggia alla fruizione pubblica, fino a comprometterne la funzione sociale e turistica.
Il piano da 90 milioni e la contraddizione del momento
Proprio mentre a Vibo Marina l’Autorità portuale, insieme al sindaco e alla Capitaneria di Porto, presenta un piano triennale da circa 90 milioni di euro per lo scalo, la lettera si inserisce come una voce critica che mette in discussione la direzione complessiva dello sviluppo. Tutti sperano che finalmente il piano possa prendere corpo e che non venga ancora una volta schiacciato e ingoiato dalle chiacchiere degli ultimi vent’anni.
“Numeri al lotto” e promesse infinite
La città assiste da anni a cifre sempre crescenti: 8 milioni, 24, 48, 64 fino ai 90 milioni attuali. Annunci, progetti e visite in barca che però non hanno ancora sciolto il nodo centrale: la compatibilità tra porto industriale e turismo.
Nel frattempo, il rischio concreto è che Vibo Marina continui a perdere terreno proprio sul fronte che dovrebbe rappresentare il suo futuro naturale: turismo, nautica, accoglienza e mare. Il Porto Città viene adeguato al servizio dell’industria e non al contrario. Una vera e propria mazzata finale; il giro in barca di ieri tra il sindaco di Vibo Enzo Romeo e i vertici dell’Autorità portuale di Gioia Tauro sembra quasi averla ufficializzata: come per dire “fate pure quello che volete, metteteci la vostra bandierina”. La lettera dell’imprenditore è l’ultima voce che si alza per denunciare e per chiamare direttamente in causa la politica, chiedendo una scelta chiara e definitiva sul destino della città e dello sviluppo di questo territorio.



