Un giovane affetto da distrofia muscolare di Duchenne in fase avanzata accusa il Distretto sanitario di Vibo Valentia di aver sospeso l’assistenza domiciliare indispensabile per la sua sopravvivenza e chiede, in caso di mancato intervento, l’attivazione della procedura di suicidio medicalmente assistito.
La vicenda è stata raccontata dal giornalista Raffaele Florio, che, sui social e sul giornale online LaCnews, ha pubblicato il contenuto della PEC inviata da Ivan Tavella ai vertici dell’Asp di Vibo Valentia, alla Regione Calabria e alle autorità sanitarie competenti.
Nel testo, Tavella – residente formalmente a Vibo ma domiciliato a Parma per motivi di salute – denuncia “una situazione di estrema gravità” legata al mancato rinnovo dell’assistenza domiciliare. “Senza assistenza io non posso vivere”, scrive, spiegando di dipendere totalmente da apparecchiature elettromedicali salvavita h24.
L’accusa al Distretto sanitario
Nella PEC, il giovane contesta formalmente il blocco dell’assistenza e diffida l’Asp dal proseguire in condotte che possano mettere a rischio la sua sopravvivenza. Poi il passaggio più duro: “In caso di persistente diniego o interruzione dell’assistenza vitale, formulo istanza formale e immediata per l’attivazione della procedura di suicidio medicalmente assistito ai sensi della sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019”.
Secondo quanto riportato da Florio, nel mirino della denuncia ci sarebbe la gestione del Distretto sanitario guidato dalla dottoressa Maria Dolores Passante, accusato di ritardi e silenzi nella gestione della pratica.
Il caso scuote la sanità vibonese
La vicenda sta rapidamente assumendo contorni politici e istituzionali. Il caso di Ivan Tavella riporta al centro il tema delle condizioni della sanità territoriale vibonese e dell’assistenza ai pazienti fragili e non autosufficienti. Al momento non risultano repliche ufficiali da parte dell’Asp di Vibo Valentia in merito alla denuncia pubblicata da Florio e alla richiesta avanzata dal giovane paziente.



