“Con la riattivazione dei due grandi orologi comunali di Piazza Vittorio Veneto e Piazza Ercole, entrambi fermi da mesi, forse da anni, ho simbolicamente ripristinato l’ora legale nella città di Tropea. Può sembrare una piccola cosa, ma spesso i simboli raccontano molto più di quanto appaia. Un orologio fermo dà l’idea di una città che ha smesso di scandire il proprio tempo; un orologio che riparte ci ricorda invece che è tempo di rimettersi in cammino”. Con queste parole, il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, ha sintetizzato il cuore del suo nuovo messaggio aperto ai cittadini, con l’istantanea di una “città ritrovata, purtroppo molto diversa da quella lasciata il 23 aprile 2024, con lo scioglimento dell’ente” e con l’esortazione alla “collaborazione da parte di tutti, anche di quelli che – scandisce – in questa campagna elettorale, ormai conclusa, sono stati dall’altra parte della barricata”.
Mala movida
“Nessuna bacchetta magica”, ci tiene a precisare il primo cittadino. “Mi sto muovendo su tutti i fronti: a partire dalle numerose segnalazioni di blackout di questa notte (sabato 30 maggio) e che meritano immediati approfondimenti alla mala movida. Tropea deve essere una città viva, allegra e accogliente, ma non può diventare una città dove pochi disturbano il riposo e la serenità di tutti gli altri. In troppi casi è stato smarrito il confine tra divertimento e rispetto delle regole. Anche per questo – annuncia il sindaco – domani, lunedì 1 giugno, incontrerò il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il comandate della Compagnia di Tropea, il questore e il prefetto”.
“Qui nessuno è fesso”
Ma il punto chiave dell’analisi di Macrì è tutto un programma: “Se è vero – spiega – che sono profondamente deluso da molte delle cose che ho trovato, allo stesso tempo non accetto che si tenti di scaricare ogni responsabilità sui commissari straordinari. Chi amministra sa che spesso le decisioni vengono assunte sulla base delle informazioni ricevute. Ed in più di una circostanza – aggiunge – chi doveva informare non lo ha fatto adeguatamente o addirittura ha colpevolmente fornito notizie finalizzate ad accontentare i propri amici e interessi privati incompatibili con quelli della collettività. Una cosa gravissima – dice – che sto approfondendo, perché qui nessuno è fesso”.
Preservare la reputazione di Tropea
“La situazione – ammette il sindaco – è purtroppo più complessa di quanto possa apparire dall’esterno. Ci sono questioni molto più profonde che il cittadino comune non vede e che difficilmente può immaginare: dal ripristino del decoro all’ordine pubblico, dalla pulizia alla qualità dei servizi, dobbiamo rimettere con urgenza in sesto quella reputazione di Tropea, sulla quale ripongono fiducia milioni di persone; quella stessa reputazione costruita in anni di lavoro e che rischia di essere perdura in un attimo”.
L’appello alla cittadinanza
“Sto vivendo – continua – sentimenti contrastanti: quella che sto registrando, non è la Tropea ordinata, efficiente e curata che ricordavo. Mi sento come il padre di famiglia che rientra a casa dopo una lunga assenza e la trova trascurata, disordinata e bisognosa di cure. Accettarlo non è semplice. Ma la realtà va guardata negli occhi, bisogna prenderne atto e rimboccarsi le maniche. Ed ancora una volta – assicura – è esattamente quello che faremo. Mi sento responsabile della città, non colpevole, responsabile. Ed è questa – insiste – la differenza che esiste tra chi cerca una giustificazione e chi cerca una soluzione. La strada non è semplice. Per questo – ribadisce – ho bisogno della vostra comprensione e soprattutto della vostra collaborazione. Segnalatemi i problemi. Aiutatemi a individuarli. Aiutatemi a risolverli. Considerate questa amministrazione – conclude Macrì – una casa aperta”.




