Oggi Vibo Marina scende in piazza. L’appuntamento è alle ore 18 sul lungomare Vespucci, dove cittadini, associazioni, imprenditori, operatori turistici e balneari si ritroveranno per dire no alle nuove e drastiche limitazioni previste nell’ambito del Piano di emergenza esterno relativo allo stabilimento Meridionale Petroli e per rilanciare una richiesta che da anni attraversa il territorio: la delocalizzazione dell’impianto.
Non si tratta soltanto di una protesta contro i divieti. Al centro della mobilitazione c’è una questione più profonda che riguarda la sicurezza pubblica, il futuro economico di Vibo Marina e la compatibilità di un deposito petrolifero con un’area che vive di turismo, balneazione e attività commerciali.
Il piano della Prefettura e il lungomare che cambia volto
La pubblicazione del Piano di emergenza esterno da parte della Prefettura di Vibo Valentia ha reso evidente uno scenario che molti temevano da tempo. Via Vespucci, cuore turistico della frazione marina, viene di fatto trasformata in una zona sottoposta a pesanti limitazioni in caso di emergenza.
Una strada a doppio senso che, nelle situazioni critiche, dovrebbe essere riservata ai mezzi di soccorso. Una prospettiva che per residenti e operatori rappresenta l’ennesima conferma di una realtà ormai difficilmente contestabile: la presenza di Meridionale Petroli condiziona la vita del lungomare, della spiaggia e delle attività economiche che sorgono a pochi metri dall’impianto. (La foto in alto tratteggia le forti limitazioni imposte).

Il Comitato “No Depositi” sostiene che tutte le valutazioni tecniche prodotte negli ultimi anni conducono nella stessa direzione: l’incompatibilità della permanenza di Meridionale Petroli nel porto di Vibo Marina, a ridosso di una delle aree più frequentate e vissute della città.

L’allarme lanciato già nel 2022
Le preoccupazioni non nascono oggi. Già nel novembre del 2022 il Comitato tecnico regionale aveva evidenziato i rischi legati ad eventuali incidenti all’interno dello stabilimento. In particolare veniva sottolineato come eventi percepibili all’esterno potessero generare situazioni di panico tra le persone presenti sul lungomare, sulla spiaggia e negli esercizi commerciali e di ristorazione della zona.
Il rischio evidenziato era duplice: da una parte l’allontanamento improvviso di centinaia di persone con conseguenti congestioni del traffico, dall’altra il rallentamento dell’arrivo dei mezzi di soccorso a causa di una viabilità resa difficilmente percorribile proprio dalla fuga dei presenti. Per questa ragione il Ctr aveva chiesto uno specifico “studio di sito” finalizzato a individuare soluzioni in grado di eliminare o ridurre queste criticità e garantire adeguati livelli di sicurezza.
Lo studio mai realizzato
È uno dei punti più contestati. Nonostante le indicazioni del Comitato tecnico regionale, dal 2022 in avanti il Comune di Vibo Valentia non avrebbe mai avviato lo studio richiesto. Una mancanza che oggi pesa come un macigno mentre il territorio si trova a fare i conti con il Piano di emergenza esterno predisposto dalla Prefettura. La questione sarebbe stata nuovamente sollevata e sollecitata anche da privati nel 2025 attraverso note indirizzate all’Autorità Portuale, al Comune e agli assessorati competenti. Anche in quel caso, però, non sarebbero arrivati sviluppi concreti.
Agli atti esisterebbero inoltre studi privati che avrebbero evidenziato la sostanziale incompatibilità tra la permanenza dell’impianto e la vocazione turistica del lungomare, indicando la delocalizzazione come soluzione necessaria.

Attività in crisi e parcheggi cancellati
Le conseguenze sul territorio sono già visibili da anni. Le misure adottate progressivamente attorno all’impianto hanno comportato una drastica riduzione dei parcheggi lungo via Vespucci. Dai circa 280 posti auto esistenti prima del 2021 si è passati prima a 70, poi a 44, fino ad arrivare all’attuale disponibilità ridotta a poco più di una decina di stalli. In tal senso a pagare è stato sempre il territorio, i cittadini. Nonostante la presenza di grandi serbatoi arrugginiti, nessuno ha fino ad oggi imposto una rimozione immediata per garantire ulteriore sicurezza e spazi. Il giogo, invece, pesa solo ed esclusivamente sui cittadini, sulle attività turistiche. I depositi sono intoccabili, inamovibili. Lo sono stati in passato e continuano ad esserlo anche oggi.
Una situazione che, secondo gli operatori economici, ha messo in seria difficoltà stabilimenti balneari, ristoranti e attività commerciali, quasi tutti con bilanci in rosso ormai da anni. A pagare il prezzo più alto è stato l’intero comparto turistico della zona, privato nel tempo di servizi essenziali e accessibilità. Ora il nuovo Piano di emergenza esterno viene percepito come il colpo definitivo a un lungomare che da anni subisce limitazioni sempre più pesanti.
Delocalizzazione, l’unica strada indicata dal territorio
Per il Comitato “No Depositi” e per gran parte dei manifestanti non esistono più soluzioni intermedie. L’ipotesi di trasferire l’impianto nell’area industriale di Portosalvo si è arenata di fronte alla necessità di reperire ingenti finanziamenti. Meridionale Petroli ha più volte evidenziato la necessità di sostegni economici per procedere allo spostamento delle attività. In assenza di queste risorse la strada non sembra praticabile. Tutto bloccato.
Nel frattempo resta aperta un’altra possibilità, forse l’unica via d’uscita: Gioia Tauro. Un progetto che in passato era già stato preso in considerazione dalla stessa società e che consentirebbe di salvaguardare i posti di lavoro, garantire spazi adeguati allo sviluppo industriale e liberare definitivamente Vibo Marina dalla presenza dei depositi petroliferi. Sarebbe questa la soluzione capace di coniugare occupazione, sviluppo industriale e rilancio turistico del territorio.
Il confronto con altri territori
Tra gli argomenti che alimentano il dibattito c’è anche il confronto con altre realtà calabresi. Viene richiamata l’esperienza di Corigliano Rossano, dove il sindaco Flavio Stasi si oppose all’insediamento di Baker Hughes nonostante le promesse di investimenti e posti di lavoro. Una scelta motivata dalla volontà di puntare sul turismo e su un diverso modello di sviluppo del territorio.
Una posizione che, secondo i promotori della manifestazione, a Vibo Marina non è mai stata assunta con la stessa determinazione nei confronti di Meridionale Petroli. E tantomeno a Corigliano Rossano il sindaco si trovato la ferma e netta opposizione dell’Autorità Portuale che è sempre quella di Gioia Tauro tanto per intenderci.
Una manifestazione che vuole segnare un punto di svolta
Le osservazioni al Piano di emergenza esterno potranno essere presentate fino al 28 giugno. Ma per cittadini e operatori economici il problema non riguarda soltanto il documento pubblicato dalla Prefettura. La questione è politica, economica e strategica. Riguarda il futuro di Vibo Marina e la possibilità di restituire al territorio la sua vocazione turistica.
Per questo la manifestazione di oggi non viene presentata come un semplice momento di protesta. L’obiettivo dichiarato è aprire una nuova fase di mobilitazione civica e istituzionale per chiedere la delocalizzazione di Meridionale Petroli e rivendicare un modello di sviluppo diverso per il porto e per il lungomare Vespucci. Alle 18, in via Vespucci, Vibo Marina proverà a far sentire la propria voce. Dopo anni di discussioni, studi, tavoli tecnici e rinvii, il territorio chiede una scelta chiara: continuare a convivere con i depositi petroliferi oppure puntare definitivamente sul turismo, sulla sicurezza e sulla valorizzazione della sua costa.




