I Carabinieri hanno dato esecuzione a un ordine di carcerazione nei confronti del quarantaquattrenne vibonese Carmelo Barba, già ristretto in regime di detenzione domiciliare. Il provvedimento è scattato in seguito alla conclusione della misura alternativa e, dopo gli adempimenti burocratici, l’uomo è stato trasferito presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia, rimanendo a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Il rientro in carcere e i dettagli della misura
Il nuovo arresto è legato alla conclusione della misura alternativa di cui Barba beneficiava in forza di un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Lecce. Tale provvedimento aveva disposto la detenzione domiciliare per la durata di otto mesi, a partire dal 12 settembre 2025 e fino al 12 maggio 2026. Poiché alla scadenza naturale della misura non è intervenuto alcun provvedimento di proroga, emesso il conseguente ordine di traduzione in carcere per l’espiazione del residuo di pena, quantificato in 4 anni, 2 mesi e 24 giorni di reclusione.
Il quadro accusatorio e i reati contestati nel cumulo
L’ordine di carcerazione scaturisce dall’unificazione di diverse sentenze di condanna passate in giudicato per episodi criminosi perpetrati tra il 2008 e il 2019 nelle province di Vibo Valentia, Roma e nel comune di Parghelia. L’insieme dei procedimenti definitivi delinea un quadro penale che spazia dai reati contro il patrimonio a quelli contro la persona e l’ordine pubblico, come inosservanza delle misure di prevenzione, per il quale al condannato sono contestate due diverse violazioni degli obblighi derivanti dalla sorveglianza speciale, la prima riferita a fatti commessi nel capoluogo vibonese nel 2008 e la seconda per un episodio analogo avvenuto sempre a Vibo Valentia nel 2014; estorsione e illecita concorrenza con l’aggravante mafiosa: nel cumulo confluisce una condanna per tentata estorsione per fatti verificatisi a Parghelia fino al mese di agosto del 2010. A questa si somma la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro, irrevocabile dal 2023, concernente i reati di illecita concorrenza con minaccia o violenza e tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, per condotte accertate nel Vibonese tra la fine di agosto e i primi di settembre del 2009. Truffa e atti persecutori: la sezione romana dei procedimenti riguarda una condanna per truffa aggravata per episodi contestati fino all’aprile del 2017. L’ultimo filone giudiziario, divenuto definitivo nel giugno del 2024, riguarda invece il reato di atti persecutori, commesso a Vibo Valentia in epoca successiva al febbraio del 2019.



