La stagione estiva è iniziata e le spiagge tornano a riempirsi, le seconde case riaprono dopo mesi di chiusura e il mare torna al centro della vita del territorio. Eppure, insieme agli ombrelloni e ai primi tuffi, ritorna puntuale anche un’altra presenza: quella del mare sporco, che in molti casi cambia colore. Da lontano appare azzurro, quasi caraibico. Ma basta avvicinarsi alla battigia per fare i conti con una realtà ben diversa: schiuma, chiazze verdastre, detriti galleggianti e cattivi odori. La scena che si ripete ogni estate e che continua a colpire uno dei tratti più suggestivi della costa tirrenica calabrese.
Il litorale ferito
Il tratto compreso tra Pizzo e Lamezia Terme è ancora una volta quello maggiormente esposto. Nei giorni scorsi l’allarme è scattato a Marinella di Pizzo, dove la situazione, almeno per il momento, sembra essere rientrata. Ma è soprattutto nell’area di Porto Ada e Pineta Mare che residenti e villeggianti hanno denunciato condizioni definite “insostenibili”. Qui, secondo le segnalazioni, acque scure e maleodoranti attraversano un canalone per poi riversarsi direttamente in mare. Un’immagine che stride con quella dei villaggi immersi nel verde, delle pinete e delle villette scelte ogni anno da centinaia di famiglie per trascorrere settimane di tranquillità. Il risultato è un cortocircuito devastante: luoghi pensati per il relax diventano teatro di rabbia, indignazione e impotenza.
Un copione già visto
È la stessa storia dell’anno scorso. E di quello prima ancora: le proteste dei cittadini, i comitati spontanei. Le segnalazioni alle autorità competenti. E poi? I prelievi delle acque, le rassicurazioni, le spiegazioni tecniche: alghe, fertilizzanti, fenomeni naturali. Intanto, però, agli occhi di chi vive il mare ogni giorno, resta l’evidenza di immagini difficili da ignorare. “Pensa, queste sono le acque verdi, nere, sporchissime che arrivano tramite questo canalone direttamente a mare da noi. Ti rendi conto?”, racconta una residente arrivata da pochi giorni nella sua villetta a Porto Ada.
Una testimonianza che restituisce il senso di frustrazione di chi, nonostante l’impegno associativo, continua a sentirsi inascoltato. “Non sappiamo più che cosa fare. Abbiamo l’associazione Pineta Mare Insieme, ci sono Uniti per il Golfo. La nostra referente, la professoressa Anna Rosa, organizza riunioni e incontri. Si danna l’anima però nessuno vuole ascoltare, purtroppo”.
I controlli e le domande senza risposta
Pochi giorni fa il personale dell’Arpacal si è recato nelle località di Pineta Mare e Porto Ada per effettuare i consueti campionamenti delle acque. I risultati dei prelievi non hanno evidenziato situazioni di particolare allarme sotto il profilo analitico. Ma il problema resta tutto nelle immagini e nelle percezioni di chi frequenta questi luoghi. Perché se da un lato i dati ufficiali rassicurano, dall’altro i canali che convogliano liquidi scuri verso il mare continuano ad alimentare dubbi, paure e sfiducia. E quando il mare cambia colore nel giro di poche ore, diventa difficile convincere cittadini e turisti che tutto sia normale.
Una pessima pubblicità
La Calabria affida gran parte della propria attrattività alla bellezza delle sue coste. Pizzo, Porto Ada, Pineta Mare, il Golfo di Sant’Eufemia sono cartoline che parlano da sole. Ma ogni estate questa cartolina si macchia. Chi arriva per trascorrere giorni di vacanza trova spesso ad accoglierlo un interrogativo che ormai pesa più delle rassicurazioni: è possibile continuare a promuovere il territorio senza risolvere definitivamente ciò che da anni ne compromette l’immagine?
Perché il danno non è soltanto ambientale. È economico, turistico e culturale. E soprattutto mina la fiducia di chi quel mare lo ama, lo vive e continua ostinatamente a chiedere una sola cosa: poterlo chiamare davvero una risorsa, senza dover ogni estate ricominciare da capo.




