Un quadro investigativo sempre più articolato che, nelle ultime settimane, ruota attorno a una serie di episodi intimidatori e violenti sui quali la Procura della Repubblica di Vibo Valentia avrebbe acceso un fascicolo unitario. Al centro dell’attenzione, secondo quanto filtra dagli ambienti investigativi, ci sarebbero anche diversi avvisi di garanzia, nell’ambito di un’inchiesta che sta cercando di ricostruire eventuali collegamenti tra i vari fatti.
Il lavoro degli inquirenti, coordinato dalla Procura e condotto da Squadra Mobile e Carabinieri, punta infatti a chiarire se gli episodi finora emersi – pur distinti tra loro – possano inserirsi in un medesimo contesto di pressione intimidatoria nei confronti di amministratori, dirigenti e soggetti vicini alla macchina comunale.
L’aggressione a Massimo Cacciatore
Tra i casi finiti all’attenzione degli investigatori figura l’aggressione ai danni di Massimo Cacciatore, titolare di un’attività commerciale operante nel settore dell’elettronica in via Sorbilli a Vibo Valentia e marito della capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale Laura Pugliese. In questo caso gli aggressori sarebbero arrivati in via Sorbilli (l’episodio risale a circa un anno fa) da Portosalvo. Secondo quanto scrive Gazzetta del Sud oggi in edicola in un articolo a firma di Rosaria Marrella, si tratterebbe di S.C. e A.T. poco più che 25enni, e di D.M. 40 anni. Sarebbero loro, secondo quanto accertato dagli investigatori, gli autori della spedizione punitiva contro il commerciante.
Uno dei tre indagati, risulterebbe anche coinvolto nell’aggressione a due militari della Guardia Costiera di Vibo Marina. In questo caso si tratterebbe di S.C.
Un fascicolo che scotta
Nel fascicolo, sul quale si sta cercando di fare luce, rientrano anche altri episodi: l’aggressione e l’incendio dell’auto del dirigente comunale all’Urbanistica Andrea Nocita, i colpi di arma da fuoco contro il veicolo del presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello, il rogo che ha distrutto l’automobile della dirigente comunale Claudia Santoro e il ritrovamento di una lettera minatoria nella stanza dell’assessore Marco Talarico.
Gli investigatori, al momento, mantengono il massimo riserbo: l’ipotesi è che si tratti di episodi autonomi ma inseriti in un clima di forte tensione, su cui la magistratura sta cercando di fare piena luce anche attraverso gli atti formali dell’indagine, compresi gli avvisi di garanzia già emersi nel corso degli accertamenti.



