Vibo Marina, scontro totale sui depositi: la maggioranza dice no al Consiglio urgente. L’opposizione: scappano dai problemi

Sicurezza industriale, scadenze imminenti e accuse pesantissime: il centrodestra protocolla la richiesta di Consiglio straordinario e attacca la maggioranza Romeo per il rifiuto di firmare il documento e per la gestione del dossier depositi costieri

La sicurezza di Vibo Marina non è più una questione amministrativa ordinaria. È diventata un banco di prova politico e istituzionale, dove la distanza tra annunci e decisioni concrete si misura in scadenze ravvicinate, piani di emergenza da aggiornare e interrogativi che restano senza risposta. In questo quadro, l’opposizione consiliare unita ha protocollato la richiesta di convocazione urgente del Consiglio comunale. Un atto formale, previsto dal TUEL e dal regolamento dell’assemblea, che chiama la maggioranza a un confronto pubblico su un nodo che riguarda la sicurezza industriale, la tenuta del sistema di prevenzione e la credibilità stessa dell’azione amministrativa.

La minoranza forza il passaggio istituzionale

Il documento è stato depositato dagli 11 consiglieri dei gruppi di opposizione: Forza Italia (Vincenzo Porcelli, Carmen Corrado e Serena Lo Schiavo); Fratelli d’Italia (Antonio Schiavello);  Cuore Vibonese (Giuseppe Cutrullà, Giuseppe Calabria, Danilo Tucci e Giuseppe Russo); Insieme al Centro (Maria Rosaria Nesci) e Identità Territoriale (Francesco Muzzopappa e Antony Lo Bianco). La richiesta si fonda sull’art. 39, comma 2, del D.Lgs. 267/2000 e sull’art. 68 del Regolamento del Consiglio comunale. L’obiettivo è esplicito: imporre la discussione in aula su una serie di temi considerati non più rinviabili, dopo il rifiuto della maggioranza di condividere la richiesta di seduta straordinaria.

Secondo quanto riportato nel comunicato politico, nel tardo pomeriggio di ieri (lunedì 15 giugno) si sarebbe tenuta una riunione informale promossa dal presidente del Consiglio comunale, Antonio Iannello, per discutere proprio la proposta dell’opposizione. In quell’occasione, sempre secondo la minoranza, la maggioranza avrebbe scelto il rifiuto netto, non firmando il documento. A non sottoscriverlo anche il gruppo de I Democratici e Riformisti, accusato di aver in passato agito in autonomia su un proprio ordine del giorno senza condivisione preventiva. La lettura politica della minoranza è dura: un sistema chiuso, autoreferenziale, incapace di convergere su temi ritenuti vitali per la città.

La maggioranza accusata di chiusura

Nel comunicato diffuso, il centrodestra non utilizza mezzi termini. L’attuale maggioranza viene descritta come “arrogante, presuntuosa e totalmente ripiegata su se stessa”. Una definizione che segna un salto di tono evidente nel confronto politico cittadino. Nel mirino finisce la coalizione che sostiene il sindaco di Vibo Valentia Enzo Romeo, accusata di aver scelto “il muro contro muro” invece del confronto su un tema definito sensibile e urgente. Uno scontro senza esclusione di colpi che danneggia solo il territorio.

La critica non è solo politica ma istituzionale: secondo l’opposizione, la maggioranza avrebbe ignorato la necessità di affrontare scadenze perentorie legate alla sicurezza della frazione costiera, privilegiando dinamiche interne e logiche di equilibrio politico.

Le quattro questioni ignorate dal confronto

Al centro della richiesta di Consiglio straordinario vi sono quattro punti ritenuti non più rinviabili. La prima riguarda la scadenza del 28 giugno per la Meridionale Petroli. La Prefettura ha avviato l’aggiornamento del Piano di Emergenza Esterna, fissando un termine ultimo per le osservazioni. Un passaggio tecnico che, nella lettura dell’opposizione, diventa sostanziale: riguarda la capacità di prevenzione e gestione del rischio industriale in un’area ad alta esposizione.

Secondo nodo: l’effetto cumulativo dei rischi industriali, con riferimento anche al deposito ENI di Viale delle Industrie. L’opposizione chiede una valutazione complessiva, soprattutto in coincidenza con l’avvio della stagione estiva e l’aumento della popolazione presente a Vibo Marina. Il tema non è teorico: riguarda vie di fuga, piani di evacuazione e capacità reale di risposta in caso di emergenza.

Terzo punto, politico e amministrativo insieme: la delocalizzazione dei depositi costieri. Il sindaco Romeo aveva annunciato un percorso in sede ministeriale a Roma nei giorni 7 e 8 maggio. L’opposizione chiede conto dell’esito di quell’incontro: se si sia svolto, con quali risultati e quali impegni siano stati eventualmente assunti. Il silenzio successivo viene letto come un vuoto informativo che alimenta diffidenza istituzionale.

Quarto elemento: la mancata istituzione di una Commissione consiliare speciale. Una proposta definita di garanzia e controllo, respinta dalla maggioranza. Per la minoranza, un ulteriore segnale di chiusura rispetto a ogni forma di monitoraggio condiviso.

Pesantissime le accuse politiche: “il re è nudo”

Nel passaggio più duro del comunicato, i consiglieri parlano apertamente di una crisi di credibilità dell’amministrazione. Il riferimento è al classico schema del “re nudo”: una narrazione politica fatta di annunci che, secondo l’opposizione, non trova riscontro nei fatti amministrativi. La sintesi è netta: la maggioranza non solo avrebbe evitato il confronto, ma avrebbe anche sottratto trasparenza a questioni che incidono direttamente sulla sicurezza pubblica.

Il passaggio politico è pesante perché non si limita alla polemica: mette in discussione la capacità di governo del territorio in una fase considerata delicata.

L’obbligo istituzionale e il passaggio in aula

Ora la palla passa al presidente del Consiglio comunale, chiamato ad attivare le procedure per la convocazione dell’assise. La minoranza rivendica il diritto di portare il tema in aula, dove la discussione non potrà più essere rinviata. Il messaggio politico è chiaro: il confronto non può restare confinato a riunioni informali o a scelte di maggioranza. Deve tornare nello spazio pubblico istituzionale.

Una frattura che va oltre il Consiglio

Fuori dal comunicato, il quadro che emerge è quello di una frattura politica più profonda. La visione unitaria che un anno fa aveva accompagnato la grande questione dei depositi costieri appare oggi indebolita, se non superata. Prevalgono logiche di schieramento, dinamiche di gruppo e una frammentazione che rischia di incidere direttamente sulla capacità decisionale del Consiglio comunale.

Il punto non è solo politico. È amministrativo e territoriale. Perché quando la sicurezza diventa terreno di contrapposizione e non di sintesi, il rischio non è la polemica. È il vuoto decisionale che pesa tutto sulla pelle dei cittadini, di Vibo Marina e del territorio.

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