Sono tra i protagonisti degli Esami di Stato, siedono nelle commissioni, valutano gli studenti e assicurano il corretto svolgimento della Maturità. Eppure, per molti di loro, al termine delle prove arriverà anche la fine del contratto. È il paradosso dei docenti precari, una presenza sempre più determinante nella scuola italiana.
A richiamare l’attenzione sul fenomeno è Giuseppe D’Aprile, segretario nazionale della Uil Scuola, secondo cui il precariato ha ormai assunto dimensioni senza precedenti. “Negli ultimi dieci anni il numero dei docenti precari è triplicato e oggi circa 250 mila lavoratori garantiscono ogni anno il funzionamento della scuola italiana”, sottolinea.
Un esercito di supplenti
Dietro il regolare svolgimento delle attività scolastiche si nasconde infatti una realtà fatta di contratti a termine, incarichi annuali e continue incertezze. Migliaia di insegnanti vengono assunti all’inizio dell’anno scolastico e licenziati alla sua conclusione, per poi attendere una nuova chiamata a settembre.
Una condizione che si ripete ciclicamente e che, secondo il sindacato, compromette non solo la serenità dei lavoratori ma anche la continuità didattica degli studenti. A pesare è anche il mancato aggiornamento dei compensi per presidenti e commissari degli Esami di Stato, sostanzialmente invariati dal 2007 nonostante l’aumento del costo della vita.
Le richieste per cambiare rotta
Per la Uil Scuola è necessario intervenire con misure strutturali. Tra le proposte avanzate figurano un piano straordinario di assunzioni sui posti vacanti, la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto e l’utilizzo delle Gps come strumento ordinario di reclutamento accanto ai concorsi.
“Senza stabilità non può esserci una vera continuità didattica”, evidenzia D’Aprile, rilanciando la richiesta di una svolta politica capace di affrontare una delle più grandi contraddizioni del sistema scolastico italiano: una scuola che continua a reggersi sul lavoro dei precari senza riuscire a garantire loro un futuro.



