Otto assoluzioni, tre conferme di condanna e una rideterminazione di pena. Si è concluso così in appello il processo “Propaggine”, nato da un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria contro la cosca Alvaro di Sinopoli. Stando all’impianto accusatorio, quest’ultima avrebbe dominato anche il centro di Cosoleto ove insisterebbe un locale di ‘ndrangheta autonomo ma funzionalmente dipendente da quello di Sinopoli.
Come aveva deciso l’anno scorso il Tribunale di Palmi, la Corte d’appello di Reggio Calabria presieduta dal giudice Alfredo Sicuro ha confermato le assoluzioni degli imputati Carmelo Alvaro, Giovanni Penna, Carmela Penna e Maurizio Rustico nei confronti dei quali la Procura aveva presentato ricorso.
Assolti anche Antonio Alvaro detto “Massaru ‘Ntoni”, Alfredo Ascrizzi, Francesco Luppino e Carmelo Versace. Quest’ultimo, difeso dagli avvocati Antonino Lupini e Carmelo Antonio Pirrone, in primo grado era stato condannato a 16 anni di carcere, mentre gli altri imputati avevano rimediato pene dai 12 ai 14 anni di reclusione. La Corte d’Appello, inoltre, ha rideterminato a 12 anni di carcere la condanna nei confronti di Francesco Carmelitano a cui, in primo grado, erano stati inflitti 14 anni. Confermate, infine, le condanne per Domenico Alvaro detto “Micu u Merru” e Carmine Penna (entrambi a 17 anni) e Antonino Penna (20 anni). Nei confronti di quest’ultimo, però, il giudice d’appello ha annullato la dichiarazione di abitualità nel reato.
Il processo nasce da un’inchiesta della Dda di Roma in collaborazione con quella di Reggio Calabria che aveva ipotizzato l’esistenza di una associazione a delinquere di stampo mafioso imperante tra le province di Reggio Calabria e Roma, facente capo alla famiglia mafiosa definita “cosca Alvaro” e che ha visto alla sbarra numerosi membri asseritamente appartenenti al sodalizio. Un primo troncone è stato celebrato a Roma con numerose condanne tra gli esponenti della “Propaggine” operante nella Capitale. (Ansa)



