L’importante assemblea pubblica sul progetto del parco fotovoltaico “Pizzo-Vinci”, inizialmente programmata per domenica 19 luglio, è stata posticipata a venerdì 24 luglio 2026 alle 16:30, nei locali del CAS (Centro di Aggregazione Sociale) di Maierato, in Via Cavalieri di Vittorio Veneto n. 45. A darne notizia, tramite una nota, è l’ACM (Associazione Contadini Maierato APS ETS). Lo slittamento si è reso necessario per accogliere le numerosissime richieste di intervento, testimonianze e contributi pervenuti in questi giorni da parte di semplici cittadini, aziende del territorio, associazioni locali e rappresentanti delle istituzioni, garantendo così uno spazio di confronto il più ampio e inclusivo possibile.
I numeri del progetto e la difesa del grano “Rosìa”
Il dibattito ruota attorno alla proposta di installazione di un imponente parco solare nella Piana degli Scrisi, un’area che gode di una visuale panoramica straordinaria sulla vicina Costiera di Pizzo e sull’intero Golfo di Sant’Eufemia. I numeri del piano destano forte preoccupazione tra i produttori agricoli: il progetto prevede infatti la posa di ben 61.608 pannelli fotovoltaici che andrebbero a occupare circa 100 ettari di terreno agricolo di pregio. L’associazione sottolinea come l’area interessata sia un simbolo della biodiversità locale, ospitando in particolare le coltivazioni del grano “Rosìa”. Si tratta di una varietà di grano antico ufficialmente riconosciuta dal Ministero dell’Agricoltura come “varietà da conservazione” e regolarmente iscritta nel Registro regionale della Biodiversità.
L’accusa di ACM: “Sottrazione di suolo agricolo”
I coltivatori contestano la documentazione tecnica presentata dalla società proponente, nella quale l’attività agricola sul sito è definita “complementare” rispetto alla produzione energetica. Secondo l’ACM, questa impostazione configura di fatto una pesante sottrazione di suolo produttivo e un declassamento dell’agricoltura a funzione secondaria, con contraccolpi economici e occupazionali gravissimi per la continuità delle aziende agricole della zona. “La terra è stata creata per produrre, non per essere violentata. Questo progetto mette a rischio un patrimonio agricolo, culturale e identitario che appartiene all’intera comunità”.



