Da oggi non è più soltanto una questione amministrativa. È una corsa contro il tempo che riguarda la salute e la vita di otto pazienti affetti da patologie gravissime e irreversibili, fino a ieri ricoverati nella Rsa Medicalizzata del Don Mottola Medical Center di Drapia. Le autorizzazioni al ricovero sono scadute, ma, secondo quanto denunciano i familiari, nessuno ha notificato un programma di continuità assistenziale. Nessuna convocazione da parte dell’Asp di Vibo Valentia, nessuna indicazione degli assistenti sociali, nessun percorso alternativo capace di garantire la prosecuzione delle cure. Per questo le famiglie lanciano un appello pubblico alle autorità sanitarie e istituzionali affinché intervengano immediatamente, prima che la situazione precipiti.
Da oggi potrebbero restare senza assistenza sanitaria
Il timore dei caregiver è racchiuso in poche parole, drammatiche nella loro semplicità. “Da domani otto pazienti potrebbero trovarsi senza assistenza farmacologica salvavita” È il contenuto della comunicazione inviata anche al direttore sanitario dell’Asp, nella quale viene evidenziato come le dimissioni siano state disposte, secondo i familiari, in assenza del presupposto fondamentale previsto dalla normativa: la continuità assistenziale. Una mancanza che, sempre secondo i caregiver, rende impossibile prendere in carico i propri congiunti senza mettere a rischio la loro salute.
L’appello: aiutateci, da soli non possiamo farcela
Più che una protesta è una richiesta di aiuto. Le famiglie spiegano di non sapere come affrontare le prossime ore qualora l’Asp e i servizi sociali non provvedano immediatamente a convocarle per definire il programma assistenziale previsto dopo le dimissioni. Molti dei pazienti necessitano di assistenza continua, personale qualificato, terapie complesse e monitoraggio costante. Esigenze che, spiegano i caregiver, non possono essere improvvisate all’interno delle abitazioni. “Le situazioni familiari sono quelle che sono – raccontano – e nessuno ci ha messo nelle condizioni di organizzare un’assistenza adeguata”. Per questo chiedono un intervento urgente delle istituzioni, affinché venga scongiurata qualsiasi interruzione delle cure.
Persone fragili trattate come numeri
Nelle parole dei familiari emerge anche tutta l’amarezza per il destino riservato ai loro cari. “Conosco alcuni di quei pazienti – racconta uno dei caregiver – e mi viene da piangere pensando che persone in queste condizioni siano state di fatto allontanate dal sistema sanitario perché considerate inappropriate per una Rsa medicalizzata”. Una riflessione che apre interrogativi profondi sul funzionamento della medicina territoriale dell’Asp di Vibo Valentia e sulla gestione dei pazienti cronici e non autosufficienti.
Per i familiari resta incomprensibile come malati affetti da patologie irreversibili possano essere dimessi senza che sia già operativa una soluzione assistenziale equivalente.
Il sospetto di una “rotazione” dei ricoveri
Tra gli aspetti che più preoccupano le famiglie vi è anche il timore che le dimissioni rispondano all’esigenza di liberare posti letto. “Ci è sembrato di capire che si tratti di una rotazione”, affermano. Un’ipotesi che alimenta ulteriori interrogativi: chi prenderà il posto dei pazienti dimessi? Con quali criteri? E soprattutto, i nuovi ricoveri presenteranno condizioni cliniche tali da giustificare la sostituzione di persone affette da patologie irreversibili che fino a ieri necessitavano di assistenza sanitaria continuativa? Sono domande che i caregiver rivolgono direttamente all’Asp, chiedendo massima trasparenza.
La medicina territoriale sotto accusa
La vicenda riporta al centro uno dei nodi più delicati della sanità vibonese: la capacità della medicina territoriale di garantire percorsi assistenziali continui ai soggetti più fragili. Per i familiari il problema non riguarda soltanto otto pazienti, ma un sistema che appare incapace di accompagnare le persone nel passaggio tra una struttura e l’altra, lasciando sulle spalle delle famiglie responsabilità che competono al servizio sanitario pubblico. Nel frattempo alcuni caregiver hanno già coinvolto i medici curanti dei propri familiari, invitando anche gli altri a fare lo stesso, nella speranza di evitare l’interruzione delle terapie.
La sanità pubblica non può diventare una giostra
È l’immagine più dura utilizzata dai familiari, quella che sintetizza tutta la loro indignazione. “La sanità pubblica sta diventando una giostra, dove a ruotare non sono pratiche amministrative ma persone fragili”. Un’espressione forte che fotografa il senso di impotenza vissuto da chi, da oggi, teme di dover affrontare senza alcun supporto istituzionale l’assistenza di parenti gravemente malati.
Le famiglie non chiedono privilegi. Chiedono soltanto che venga garantito un principio fondamentale di ogni sistema sanitario: nessun paziente può essere lasciato senza cure perché è scaduto un provvedimento amministrativo. Prima delle dimissioni deve esistere una continuità assistenziale reale, certa e immediatamente operativa. È su questo punto che, ora, si concentra l’attesa e la responsabilità dell’Asp di Vibo Valentia.



