Si può ricominciare anche quando la libertà è limitata? Si può trasformare il tempo della pena in un tempo di consapevolezza, crescita e cambiamento? È da queste domande che ha preso forma l’incontro svoltosi nella Casa Circondariale di Vibo Valentia, dove psicologia e diritto si sono confrontati su un principio tanto semplice quanto decisivo: il diritto di ogni persona a immaginare e costruire un nuovo inizio.
Il volume
Al centro dell’iniziativa il libro dello psicologo e psicoterapeuta Alfredo Altomonte, autore vibonese, docente all’Università Pontificia Salesiana, dirigente psicologo del Centro di Salute Mentale dell’ASL Roma 3 e preparatore mentale di II grado della Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP). Il suo volume, “Non è mai troppo tardi per iniziare a vivere davvero. Come scoprire il Kairós”, ha già superato le duemila copie vendute a pochi mesi dalla pubblicazione.
Non una semplice presentazione letteraria, dunque, ma un confronto aperto sul significato del cambiamento, sulla responsabilità delle scelte e sulla possibilità di ricostruire il proprio percorso anche nei contesti più difficili. Ed è proprio tra le mura del carcere che il concetto di Kairós — il tempo opportuno, il momento nel quale scegliere di cambiare — ha assunto un significato ancora più concreto.
L’iniziativa dell’Ordine degli Avvocati
L’iniziativa rientra nel progetto formativo ideato e promosso dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia, che mette in dialogo psicologia e diritto per rafforzare la consapevolezza dei diritti e delle possibilità di cambiamento e reinserimento.
Ad aprire i lavori è stato il vice direttore della Casa Circondariale, Omar Jacopo Raffaele Melito, che ha espresso apprezzamento per il progetto, evidenziando il valore di iniziative capaci di portare all’interno dell’istituto penitenziario contenuti di forte spessore umano e culturale.
La presidente del Comitato Pari Opportunità, Giusi Fanelli, ha sottolineato il senso di un percorso che mette insieme competenze differenti ma convergenti nella centralità della persona. Psicologia e diritto diventano così strumenti complementari per affermare il diritto a ricominciare e, nello stesso tempo, richiamare la responsabilità delle istituzioni nel rendere concrete le pari opportunità, anche e soprattutto nei percorsi di reinserimento.
A evidenziare il ruolo decisivo dell’educazione è stata la docente della Casa Circondariale Caterina Brasca, che ha richiamato l’importanza dello studio e della cultura negli istituti penitenziari: strumenti capaci di restituire dignità, favorire inclusione e creare nuove possibilità.
L’intervento dei detenuti
Ma le parole più forti sono arrivate direttamente dai detenuti. Michele, dopo ventitré anni di detenzione, ha raccontato di aver trovato nello studio una nuova forma di libertà. In carcere ha conseguito due diplomi, oltre alla licenza media. Un percorso che dimostra come persino dentro uno spazio fisicamente delimitato possa aprirsi uno spazio diverso, quello della conoscenza e della possibilità di scegliere chi diventare. Davide ha raccontato invece lo studio come una rottura della routine carceraria, spesso attraversata dalla sofferenza: un modo per riempire il tempo di significato, acquisire consapevolezza e tornare a progettare il futuro. Testimonianze che hanno dato sostanza alle parole di Altomonte e al cuore stesso del suo libro: il cambiamento non cancella ciò che è stato, ma può modificare ciò che sarà.
È qui che psicologia, diritto e funzione rieducativa della pena trovano un terreno comune. Il reinserimento sociale non può esaurirsi in un principio astratto: passa dalla possibilità concreta di acquisire strumenti, cultura, consapevolezza e fiducia nella costruzione di un futuro diverso.
La partecipazione e l’interesse suscitati dall’incontro pongono ora le basi per la prosecuzione del progetto, rafforzato dal confronto diretto tra detenuti, istituzioni, mondo dell’avvocatura e competenze psicologiche.
Un ringraziamento è stato rivolto al Consiglio regionale della Calabria, nella persona del presidente Salvatore Cirillo, alla Commissione regionale per l’Uguaglianza dei Diritti e delle Pari Opportunità tra Uomo e Donna, presieduta da Anna De Gaio, e all’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia, rappresentato dal presidente Francesco De Luca, per il patrocinio accordato al progetto.
Ringraziata anche la direttrice della Casa Circondariale, Angela Marcello, per la collaborazione nella realizzazione dell’iniziativa.
Scegliere chi diventare
A chiudere l’incontro sono stati Giusi Fanelli e Alfredo Altomonte, riportando l’attenzione proprio sul Kairós: non semplicemente il tempo che passa, ma il momento giusto nel quale una persona decide che qualcosa può cambiare. E forse è proprio all’interno di un carcere che questo messaggio acquista la sua forza più radicale: si può limitare la libertà di movimento, ma resta uno spazio personale nel quale ciascuno può ancora scegliere chi diventare. È quello il Kairós. Il momento in cui il passato smette di essere una condanna sul futuro e il tempo torna a essere possibilità. Perché non è mai troppo tardi per iniziare a vivere davvero.




