Un silenzio carico di lacrime, un paese intero raccolto in preghiera, migliaia di persone unite dallo stesso dolore. Serra San Bruno ha dato l’ultimo saluto ad Andrea Minasi, la 23enne investita mentre attraversava sulle strisce pedonali a Vibo Valentia. Dopo giorni di disperata speranza e di agonia all’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, per Andrea è stata dichiarata la morte cerebrale, lasciando una ferita profonda in tutta la Calabria.
La forza della fede
Durante la celebrazione eucaristica, don Nicola Ierardi ha invitato la comunità a trovare conforto nella fede anche davanti a un dolore così difficile da comprendere. Nel ricordare la giovane, il parroco ha sottolineato la fragilità dell’esistenza umana, evidenziando come la vita sia un dono prezioso, e ha richiamato il messaggio della resurrezione, ricordando ai fedeli che, nella prospettiva cristiana, la morte non rappresenta l’ultima parola.
Le autorità
La celebrazione è stata attraversata da una commozione composta ma intensa. In prima fila il dolore inconsolabile della mamma Nerina, del papà Giovanni e della sorella Miriam. Accanto a loro, l’abbraccio dell’Arma dei Carabinieri, presente con una numerosa rappresentanza guidata dal comandante della Legione Carabinieri Calabria, generale di brigata Riccardo Sciuto, dal Generale di Brigata Giovanni Pellegrino, attuale Comandante Provinciale dei Carabinieri di Catanzaro e dal comandante provinciale di Vibo Valentia, colonnello Antonio Parillo, che hanno voluto testimoniare personalmente la loro vicinanza al Luogotenente Giovanni Minasi, papà di Andrea e comandante della stazione carabinieri di Santa Caterina dello Jonio e, naturalmente a tutta la sua famiglia.
Presenti anche il sindaco di Serra San Bruno, il sindaco di Vibo Valentia e una rappresentanza delle amministrazioni comunali, in una partecipazione che ha rappresentato il sentimento di un’intera comunità incredula davanti a una tragedia che ha spezzato una giovane vita e segnato il cuore di tutti.
Al termine della celebrazione è stato il momento delle parole, forse le più difficili. Imma Corso, zia di Andrea, ha trovato la forza di ringraziare il personale sanitario che ha lottato fino all’ultimo con professionalità e umanità, di stringersi ai genitori, ai nonni e ai familiari e di rivolgere un pensiero ai giornalisti che, fin dal primo giorno, hanno raccontato questa vicenda con sensibilità. A loro ha chiesto di non fermarsi, di continuare a tenere alta l’attenzione sulla sicurezza stradale.
Atto d’amore
Nel dolore più profondo è arrivato anche un gesto di straordinaria generosità: grazie alla donazione degli organi voluta dalla famiglia, sette persone potranno continuare a vivere. Al termine delle procedure di prelievo, gli organi espiantati sono stati trasferiti verso i centri trapianti di diverse località italiane, dove offriranno una nuova speranza ai pazienti in attesa di un trapianto. Un ultimo atto d’amore che trasforma una tragedia immensa in un messaggio di speranza e che rende ancora più forte l’eredità di Andrea. Resta, però, una consapevolezza che accompagna il dolore di tutti: questa tragedia si poteva evitare.








