Un altro esponente ritenuto vicino alla cosca Arena, condannato nell’ambito dell’inchiesta “Jonny”, è finito nel carcere di Catanzaro, dove dovrà scontare un residuo di pena di un anno e un mese di reclusione. Si tratta di L.N., 39 anni, già detenuto e successivamente rimesso in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Anche il padre e il fratello erano stati indagati nell’ambito della medesima inchiesta.
L’operazione “Jonny”
L’operazione “Jonny”, scattata nel maggio 2017 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, è stata una delle principali inchieste giudiziarie contro la ’ndrangheta calabrese. L’indagine ha fatto luce sul controllo del territorio e sugli interessi illeciti riconducibili alla cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto.
Al centro dell’inchiesta vi era, tra l’altro, la presunta distrazione di fondi pubblici destinati alla gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Isola di Capo Rizzuto. Secondo quanto emerso dalle indagini, dei circa 103 milioni di euro stanziati dallo Stato tra il 2006 e il 2015, oltre 36 milioni di euro sarebbero finiti nelle casse del clan Arena.
Il sistema, secondo l’accusa, si basava sul subappalto della ristorazione e di altri servizi a società ritenute fittizie o riconducibili alla cosca, a fronte di servizi giudicati spesso inadeguati per i migranti ospitati nella struttura.
Gli arresti e il controllo del territorio
Tra i principali arrestati nell’operazione figuravano Leonardo Sacco, imprenditore ed ex governatore della Fraternita della Misericordia, e il parroco di Isola di Capo Rizzuto Edoardo Scordio, indicati dagli inquirenti come figure ritenute centrali nel sistema di gestione dei fondi destinati all’accoglienza.
L’inchiesta ha inoltre documentato, secondo l’accusa, gli interessi della cosca nel settore delle scommesse online e delle slot machine tra Crotone e provincia, con un giro d’affari milionario.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il clan esercitava inoltre un forte controllo sul tessuto economico locale attraverso estorsioni ai danni di commercianti e villaggi turistici, imponendo forniture e rapporti commerciali con aziende ritenute vicine alla cosca.
L’operazione, condotta da Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, portò complessivamente a 110 arresti e al sequestro di beni per oltre 84 milioni di euro.



