Nicotera, il Museo di arte sacra inaugurato il 7 luglio e già chiuso: sette anni di attesa, una riapertura durata pochi giorni e nessuna spiegazione

Il caso sollevato da cittadini, associazioni e turisti riapre una ferita antica: dopo l’inaugurazione in pompa magna, il museo è tornato a porte chiuse senza una comunicazione ufficiale sulle ragioni della decisione

Nicotera ha un problema che non riguarda soltanto una porta chiusa. Riguarda il modo in cui una città viene trattata, il rispetto dovuto ai cittadini e, soprattutto, l’idea stessa di cultura come patrimonio pubblico da tutelare e rendere accessibile. Perché può anche accadere che un museo non sia pronto, che un cantiere abbia bisogno di altro tempo, che una struttura debba essere adeguata. Quello che diventa difficile da comprendere è inaugurarlo, presentarlo alla città come un traguardo e poi richiuderlo dopo pochi giorni, senza spiegare perché.

È quanto sta accadendo con il Museo diocesano di arte sacra, inaugurato il 7 luglio scorso con una cerimonia alla presenza di rappresentanti delle istituzioni politiche, religiose, militari e civili e successivamente nuovamente chiuso. Una vicenda che ha suscitato amarezza e indignazione e che continua a rimbalzare anche sui social, dove cittadini e visitatori chiedono semplicemente una cosa: perché? La domanda, ad oggi, appare più che legittima.

Sette anni di attesa per arrivare a una riapertura durata pochi giorni

La vicenda assume contorni ancora più difficili da spiegare se inserita nel percorso che ha accompagnato la riapertura dei luoghi della cultura nicoterese. Per sette anni si è lavorato, anche in silenzio e insieme, per restituire alla città il proprio patrimonio. Un lavoro al quale, come è stato ricordato, hanno contribuito il vescovo Attilio Nostro e il sindaco Giuseppe Marasco. E proprio per questo il risultato finale lascia ancora più perplessi. Dopo sette anni di attesa, il museo viene finalmente inaugurato. Poi, nel giro di pochi giorni, le porte si richiudono. Senza una spiegazione pubblica capace di chiarire se si tratti di una chiusura temporanea, di problemi tecnici, organizzativi o di altra natura.  Non è una questione di pretendere l’impossibile. È una questione di trasparenza.

Se esiste una ragione per la quale il museo non può essere aperto al pubblico, quella ragione va comunicata. Ai cittadini prima ancora che agli altri. Perché una comunità che attende per anni la restituzione di un bene culturale ha il diritto di sapere perché, una volta riconsegnato, quel bene torna improvvisamente indisponibile.

I visitatori arrivano ma trovano le porte chiuse

C’è poi un altro aspetto che non può essere ignorato. Nicotera, soprattutto durante la stagione estiva, accoglie visitatori attratti non soltanto dal mare e dal paesaggio, ma anche dalla sua storia, dalle sue chiese, dai suoi palazzi e dal patrimonio culturale. E così può accadere che un turista arrivi in città per visitare un museo, trovi una porta chiusa e sia costretto a tornare indietro portandosi dietro soltanto la bellezza del panorama. È un’immagine che dovrebbe far riflettere. Perché il patrimonio culturale non è una decorazione da esibire durante una cerimonia inaugurale di ciò Nicotera, come altri centri del Vibonese e della Calabria, non ha bisogno.

Una città che aspetta risposte

Il problema, peraltro, non riguarda soltanto il Museo di arte sacra. Anche il Museo civico-archeologico resta alle prese con una mancata riapertura legata al completamento dei lavori di sistemazione dei locali. Due tasselli fondamentali di un patrimonio che potrebbe rappresentare una leva concreta per il turismo culturale e per l’economia della città e che, invece, rischiano di trasformarsi nell’ennesima occasione persa. È proprio questo il punto sul quale sarebbe opportuno evitare ogni polemica personale. Non si tratta di mettere sul banco degli imputati il vescovo, il sindaco o chiunque abbia lavorato alla riapertura. Al contrario: proprio perché per anni si è lavorato per raggiungere questo obiettivo, oggi è necessario spiegare cosa sia accaduto.

Basterebbe una spiegazione

Lo ha sottolineato anche Giuseppe Calopresti, vicepresidente dell’associazione “Difesa diritti del territorio”, evidenziando come sarebbe stato sufficiente fornire una motivazione, qualunque essa fosse, alla chiusura del sito per evitare che le polemiche esplodessero. È un ragionamento difficile da contestare. Perché quando le istituzioni non spiegano, qualcuno inevitabilmente interpreta. E quando una struttura viene inaugurata e richiusa quasi immediatamente senza una comunicazione chiara, il silenzio finisce per diventare esso stesso una notizia.

© Riproduzione riservata
Ultim'ora

Ti potrebbe interessare...

L’evento sismico è stato registrato in serata a una profondità di 19 km. Non si segnalano danni, ma la scossa è stata avvertita in diversi comuni vicini all’epicentro
Grande partecipazione alla sfilata nel capoluogo calabrese. Il corteo ha attraversato il quartiere marinaro per celebrare i diritti della comunità LGBTQIA+, con il sostegno dell’amministrazione comunale
Talk, degustazioni e confronti su agricoltura, sviluppo rurale, innovazione e valorizzazione delle produzioni identitarie: la manifestazione punta a rafforzare il legame tra i vini calabresi e i territori di origine

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Vibo Valentia n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019. Direttore Responsabile: Nicola Lopreiato
Noi di Calabria S.r.L. | P.Iva 03674010792