Non è soltanto una questione di muri, spazi inutilizzati o lavori ancora da iniziare. Nel carcere di Crotone, la chiusura del piano terra dal settembre 2025 racconta una difficoltà che, con il passare dei mesi, rischia di diventare strutturale. A quasi un anno dalla chiusura per problemi strutturali, infatti, gli interventi necessari alla riapertura non sono ancora partiti.
È questo uno dei dati più pesanti emersi dalla visita ispettiva effettuata questa mattina nella Casa circondariale nell’ambito di “Dove finisce lo Stato”, l’iniziativa promossa da Radicali Italiani per verificare direttamente condizioni e criticità degli istituti penitenziari. Alla visita hanno partecipato Fabio Signoretta, sindaco di Jonadi, Valentina Fusca di Radicali Italiani e Giulio Aldo Caparra di +Europa Crotone.
La struttura ospita circa 90 persone detenute. Numeri contenuti, ma sufficienti a rendere particolarmente evidente quanto la disponibilità degli spazi, la presenza del personale e l’organizzazione dei servizi siano decisive per garantire condizioni dignitose e sicurezza.
Il piano terra resta chiuso: servono risposte
Il problema più urgente riguarda dunque il piano terra. Chiuso da settembre dello scorso anno per problemi strutturali, continua a non essere utilizzabile mentre i lavori necessari alla riapertura devono ancora essere avviati. Una situazione sulla quale i promotori della visita chiedono un intervento diretto del Ministero della Giustizia. “Chiediamo un intervento del Ministro della Giustizia: dopo quasi un anno occorrono tempi certi per l’avvio dei lavori e la restituzione di questi spazi all’istituto”, affermano Signoretta, Fusca e Caparra.
Non si tratta, secondo quanto emerso, di una semplice questione di disponibilità immobiliare. La chiusura del piano terra incide sul sovraffollamento, limita la funzionalità complessiva della struttura e pone interrogativi anche sull’accessibilità del piano superiore e sulla gestione di eventuali emergenze. È proprio su questo punto che la richiesta assume un peso istituzionale preciso: non basta sapere che i lavori dovranno essere fatti, occorre conoscere quando inizieranno e quando potranno restituire al carcere gli spazi oggi indisponibili.
Polizia penitenziaria, manca circa un agente su tre
L’altra emergenza riguarda il personale. La Polizia penitenziaria presenta una carenza di circa il 35 per cento rispetto alla dotazione organica prevista. Una scopertura significativa, che pesa sulle condizioni di lavoro degli agenti e sulla possibilità di assicurare quotidianamente tutte le funzioni necessarie alla sicurezza e al regolare funzionamento dell’istituto. Eppure, accanto alla difficoltà degli organici, dalla visita arriva anche una valutazione positiva sul rapporto instaurato all’interno della struttura.
“Abbiamo riscontrato un ottimo rapporto tra Polizia penitenziaria e popolazione detenuta”, riferiscono i partecipanti alla visita, indicando proprio nella dimensione contenuta dell’istituto uno degli elementi che possono favorire relazioni più equilibrate. “Crotone conferma anche come strutture penitenziarie di dimensioni contenute possano favorire relazioni migliori e modelli di rieducazione e reinserimento più efficaci. Una direzione sulla quale vale la pena investire”, aggiungono.
Una rete di servizi ancora da rafforzare
Sul versante sanitario viene indicata la necessità di assicurare la presenza medica anche nella fascia notturna, dalle 20 alle 8. Un presidio che, secondo quanto rilevato, consentirebbe di garantire una maggiore continuità dell’assistenza. Manca inoltre un mediatore culturale stabile. La figura è oggi assicurata soltanto attraverso specifici progetti e non costituisce quindi una presenza continuativa all’interno dell’istituto.
Un altro problema riguarda l’accessibilità dall’esterno. Il carcere non è collegato al trasporto pubblico e questo rende più difficile raggiungere la struttura per i familiari delle persone detenute che non dispongono di un’automobile. Una criticità che non può essere letta soltanto come un problema di mobilità: la possibilità di mantenere rapporti regolari con i propri familiari rappresenta infatti una componente importante del percorso di detenzione e, soprattutto, del successivo reinserimento sociale.
Non solo criticità: le pratiche che funzionano
La visita ha consentito di registrare anche elementi positivi. La prezzatura dei prodotti acquistabili attraverso il Modello 72 è risultata congrua rispetto ai prezzi praticati all’esterno. Particolarmente significativa anche la possibilità di consentire l’ingresso degli animali d’affezione durante le visite, una pratica che contribuisce a preservare i legami affettivi e familiari delle persone detenute. Sono segnali che, secondo i promotori della visita, dimostrano come anche all’interno di una struttura alle prese con carenze e difficoltà sia possibile costruire modelli di gestione capaci di mettere al centro la persona e non soltanto la dimensione custodiale.
La Direzione è stata quindi ringraziata per “l’accoglienza e la grande disponibilità al confronto”. Ma proprio il confronto, secondo i rappresentanti di Radicali Italiani e delle forze politiche presenti, deve ora tradursi in risposte concrete. “Le criticità rilevate richiedono risposte e risorse dai livelli competenti”, sottolineano Signoretta, Fusca e Caparra.
Il messaggio finale è netto: “Mettere Direzione e personale nelle condizioni di lavorare al meglio significa migliorare la qualità della detenzione e rendere concreta la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione”. Ed è qui che la questione del piano terra torna al centro. Perché dopo mesi di chiusura, il tempo degli annunci rischia di essere già finito: servono lavori, risorse e soprattutto una data certa per restituire quegli spazi al carcere di Crotone.



