Il nodo del Sistema Bibliotecario Vibonese si arricchisce di un nuovo elemento destinato a far discutere: le dimissioni di Enzo Romeo dalla presidenza dell’ente arrivano, secondo quanto emerge, in una fase nella quale il suo mandato sarebbe già formalmente scaduto. Un dettaglio non secondario, perché cambia la lettura politica della vicenda. Più che di una vera e propria rinuncia all’incarico, secondo alcune ricostruzioni, si tratterebbe di una presa d’atto di una situazione già maturata: il mandato era terminato e l’assemblea dei soci non era riuscita a procedere alla nomina del nuovo presidente. Da indiscrezioni emergerebbe che Romeo in questo lasso di tempo non avrebbe mai varcato la soglia della stanza della Presidenza di Palazzo Santa Chiara così come non avrebbe mai avuto accesso alla pec dell’ente. Per volontà o perché qualcuno non lo ha messo in condizioni di poterlo fare? Interrogativo al quale mai nessuno ha dato una risposta.
La mancata elezione e la richiesta di commissariamento
Secondo quanto si apprende, dopo la conclusione naturale del mandato erano state convocate le elezioni per individuare il successore, ma le riunioni non avevano prodotto un risultato. Di fronte all’impasse sarebbe stata informata la Prefettura e la Regione Calabria, con la richiesta di valutare il commissariamento dell’ente. Una strada che, secondo questa ricostruzione, era stata già indicata come possibile soluzione per una situazione che un presidente ordinario non avrebbe potuto affrontare con strumenti sufficienti.
Il punto centrale è proprio questo: il problema del Sistema Bibliotecario non sarebbe soltanto politico, ma soprattutto amministrativo e finanziario. Per questo, secondo alcune valutazioni, servirebbe una figura con poteri straordinari, capace di intervenire sul debito e sulla struttura organizzativa.
L’ipotesi della liquidazione e il futuro del patrimonio
Nel frattempo, attorno agli ultimi passaggi della gestione Romeo emergono ulteriori indiscrezioni. Tra le ipotesi valutate ci sarebbe stata anche quella della liquidazione del Sistema Bibliotecario, dopo alcune assemblee dei soci convocate ma rimaste senza esito per la mancata partecipazione dei rappresentanti dei Comuni. Una scelta che, nelle intenzioni di chi l’avrebbe prospettata, non avrebbe significato disperdere il patrimonio librario, ma affrontare una situazione diventata ormai difficilmente sostenibile.
Il passaggio più delicato riguarda però il rapporto tra il Sistema e la biblioteca comunale di Vibo Valentia. Secondo una ricostruzione critica, l’utilizzo temporaneo dei libri del Sistema da parte della biblioteca comunale, nato per fronteggiare la chiusura della sede durante i lavori di ristrutturazione, avrebbe finito per modificare l’equilibrio originario dell’ente. Il rischio denunciato è che un sistema pensato per servire un territorio provinciale sia stato progressivamente ricondotto alla sola dimensione del capoluogo.
Conti più chiari, ma resta il peso dei debiti
Tra gli elementi emersi c’è anche quello finanziario. Durante la precedente presidenza sarebbero stati approvati tre bilanci consuntivi rimasti fermi per anni, consentendo una ricostruzione più precisa della situazione economica. Il debito complessivo viene indicato intorno ai 700 mila euro. Una cifra che ora dovrà essere verificata e affrontata attraverso una strategia complessiva, anche perché eventuali ulteriori criticità potrebbero essere maturate nell’ultimo periodo.
La Regione chiamata alla scelta
La questione ora torna sul tavolo della Regione Calabria. L’ipotesi del commissario viene indicata come una delle soluzioni possibili proprio perché il Sistema Bibliotecario è un ente nato attraverso una legge regionale e sottoposto a funzioni di vigilanza. Un commissario potrebbe avere margini di intervento diversi rispetto a un presidente ordinario: dalla riorganizzazione dell’ente alla verifica dei crediti nei confronti dei Comuni, fino alla valutazione definitiva sul futuro del Sistema.
La partita, dunque, non sembra chiusa. Anzi, il passaggio dalla presidenza Romeo apre una fase nuova: tra una struttura da rilanciare, un patrimonio da tutelare e la necessità di una decisione che finora nessuno è riuscito ad assumere.



