Vibo, la maggioranza gioca a scacchi: tra cambi di gruppo e giochi di equilibrio i problemi della città restano appesi

Il passaggio di Sergio Barbuto a Sinistra Italiana, dopo l’uscita di Laura Pugliese e Antonella Petracca dal Pd, riapre la partita interna al centrosinistra, mentre consiglieri e correnti ridisegnano posizioni e alleanze

A Palazzo Luigi Razza si cambia ancora. Dopo l’uscita di Laura Pugliese e Antonella Petracca dal gruppo del Partito democratico, arriva il nuovo riposizionamento di Sergio Barbuto, capogruppo dei Liberamente Progressisti, che ha deciso di aderire a Sinistra Italiana. Una scelta che modifica ulteriormente gli equilibri del Consiglio comunale e apre una nuova partita dentro una maggioranza che, a poco più di due anni dall’insediamento, sembra avere ancora bisogno di ridefinire continuamente se stessa.

Il problema, però, non è soltanto dove sieda Barbuto, quale gruppo rappresenti o quale casella possa occupare domani. Il problema è che Palazzo Luigi Razza continua a offrire l’immagine di una maggioranza impegnata soprattutto a giocare la propria partita interna. Gruppi che si svuotano, consiglieri che cambiano collocazione, rapporti tra correnti che si deteriorano, possibili nuovi assetti e assessori che rischiano di diventare pedine di un equilibrio politico sempre provvisorio. E intanto la città aspetta.

La partita sull’assessorato

Il passaggio di Barbuto a Sinistra Italiana potrebbe avere conseguenze anche sull’assetto della Giunta. In particolare, torna a circolare l’ipotesi di un possibile ridimensionamento dell’area che fa riferimento ad Antonio Lo Schiavo, ex consigliere regionale che fino ad oggi ha avuto in Loredana Pilegi, il suo rappresentante in Giunta. Il tanto sbandierato Piano spiaggia ha di fatto gettato fumo negli occhi a tanti mentre altro non è che un ostacolo di non poco conto per il rilancio del turismo e dei servizi lungo il litorale vibonese.

Sono scenari politici, non decisioni già assunte. Ma proprio questi scenari raccontano bene il clima che si respira dentro la maggioranza: ogni movimento consiliare produce immediatamente una conseguenza sulla Giunta, ogni nuovo rapporto di forza apre la discussione sulla distribuzione degli incarichi, ogni spostamento diventa una possibile leva per ridisegnare gli equilibri.

Barbuto, da tempo vicino alle posizioni di Sinistra Italiana, potrebbe quindi diventare una figura centrale nel nuovo assetto. Sullo sfondo resta il rapporto, tutt’altro che semplice, tra il sindaco Enzo Romeo e l’area politica riconducibile ad Antonio Lo Schiavo. Un rapporto che potrebbe diventare ancora più delicato se, nei prossimi mesi, maturassero nuovi avvicinamenti politici.

Il Consiglio come campo di manovra

Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, e riportate oggi da Gazzetta del Sud, Lo Schiavo avrebbe chiesto un cambio alla guida dei Liberamente Progressisti, indicando Antonio Scuticchio al posto di Barbuto. Il risultato è stato però quello di accelerare il distacco di quest’ultimo e di aprire una nuova fase. Sul piano formale, Barbuto potrebbe non avere nemmeno la possibilità di costituire autonomamente il gruppo di Sinistra Italiana e sarebbe quindi destinato al gruppo Misto, in base alle disposizioni del regolamento consiliare. Una questione tecnica che, tuttavia, produce effetti eminentemente politici.

Perché dietro la composizione dei gruppi c’è la sostanza della maggioranza. E dietro la sostanza della maggioranza ci sono Giunta, deleghe, rapporti di forza e prospettive future. È qui che la vicenda assume un significato più ampio.

E la città può aspettare?

Mentre il centrosinistra si divide, si ricompone e si riposiziona, Vibo continua ad avere problemi che non possono essere affrontati con i cambi di gruppo. Ci sono opere pubbliche, viabilità, manutenzione, servizi, sicurezza stradale, ambiente, abusivismo, turismo e una macchina amministrativa che avrebbe bisogno di una direzione politica stabile e di priorità chiare. Con la politica che cede il passo la burocrazia assume ruoli ancora più forti. La domanda, allora, è semplice: quanto tempo ancora dovrà trascorrere prima che l’agenda di Palazzo Luigi Razza torni a coincidere con quella della città?

Perché governare non significa soltanto conservare una maggioranza ma significa utilizzarla per assumere decisioni, risolvere problemi, programmare interventi e dare risposte ai cittadini. Il continuo gioco degli equilibri rischia invece di trasformare la consiliatura in una lunga partita a scacchi, nella quale ogni consigliere cerca la casella più conveniente e ogni corrente misura il proprio peso in funzione del prossimo passaggio.

Piccole strategie, grandi questioni dimenticate

Il rischio più serio è che dietro queste manovre si perda di vista il mandato ricevuto dagli elettori. Cambiare gruppo è legittimo. Rivedere le proprie posizioni politiche è legittimo. Contestare i dirigenti di un partito è legittimo. Anche ridiscutere gli assetti della Giunta rientra nella normale dialettica politica. Ma una maggioranza che passa troppo tempo a occuparsi dei propri equilibri finisce inevitabilmente per trasmettere un messaggio preoccupante: prima vengono le posizioni personali, poi le strategie di partito, poi le caselle da occupare. I problemi della città, se resta tempo, vengono dopo. E Vibo di tempo ne ha già perso abbastanza.

L’autunno potrebbe portare nuove sorprese. Un eventuale riavvicinamento di Lo Schiavo al Pd potrebbe modificare ulteriormente lo scenario e rimettere in discussione alleanze e rapporti di forza. Ma sarebbe bene ricordare che Palazzo Luigi Razza non è una scacchiera e i cittadini non sono pedine. La politica può cambiare posto tutte le volte che vuole. I problemi della città, invece, restano esattamente dove sono.

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