Vibo Marina sprofonda: traffico pesante, parcheggi e problemi di sicurezza

Segnaletica assente, autocisterne, viabilità difficile e un lungomare sempre più condizionato dalla presenza della Meridionale Petroli: i problemi tornano al centro del dibattito

Ci sono denunce che si possono liquidare come semplici sfoghi sui social e altre che, proprio perché arrivano da chi quel territorio lo vive ogni giorno, meritano di essere ascoltate. Quella di Alessandro Di Renzo appartiene alla seconda categoria. Con il suo consueto sarcasmo, Di Renzo mette in fila una serie di situazioni che a Vibo Marina sono sotto gli occhi di tutti: la segnaletica che non arriva, i mezzi pesanti che entrano nella viabilità urbana, i parcheggi selvaggi, i pedoni costretti a muoversi in condizioni difficili, i problemi ambientali e, soprattutto, un rapporto sempre più squilibrato tra la città e le attività industriali che la attraversano e la condizionano. E come dimenticare lo scotto pesante che il turismo paga?

Il suo ragionamento parte da via Abruzzi, davanti alla piscina comunale. “Ancora nessuna risposta riguardo la segnaletica stradale”, scrive, descrivendo poi le autocisterne della Meridionale Petroli che, secondo la sua denuncia, ogni mattina si fermano nell’area creando una situazione di forte pressione sulla circolazione. Di Renzo usa l’ironia per raccontare “tre, quattro, cinque cattedrali di ferro e lamiera ferme in mezzo alla strada”. Ma dietro la battuta c’è una domanda precisa: chi controlla quello che accade quotidianamente in quel punto e chi deve garantire che la viabilità resti sicura?

Via Vespucci, il lungomare che Vibo Marina sta perdendo

Poi c’è il tema più grande, quello che non può essere separato dal resto: via Amerigo Vespucci. È uno dei tratti più belli e più rappresentativi di Vibo Marina. Un lungomare che dovrebbe essere il biglietto da visita, il collegamento naturale tra il paese, il mare, la spiaggia e le attività turistiche. E invece da tempo appare sacrificato, trascurato, appesantito da problemi di viabilità, carenza di parcheggi e sempre più schiacciato dalla presenza della Meridionale Petroli.

Non è soltanto una percezione. Il nuovo Piano di emergenza esterna relativo al deposito costiero prevede per via Vespucci un ruolo all’interno del dispositivo di emergenza, con una corsia destinata ai mezzi di soccorso e conseguenti limitazioni alla sosta e alla fruizione dell’area. La Prefettura ha sottoposto il Piano alla consultazione della popolazione e il documento definitivo 2026 conferma il peso che la presenza del deposito ha sull’organizzazione della viabilità della zona. Il paradosso è evidente: il lungomare più importante di Vibo Marina rischia di essere sempre meno un luogo per il mare e sempre più uno spazio organizzato attorno alle esigenze di sicurezza di un deposito industriale. È una questione che non può essere nascosta dietro una semplice esigenza tecnica.

Il problema non sono i camion, ma chi governa il territorio

Di Renzo parla di gas di scarico, motori, manovre e traffico pesante. Parla di una Vibo Marina che da decenni, nella sua lettura, sopporta il peso delle attività industriali. Richiama la Basalti, il cementificio e altre esperienze del passato per porre una questione più ampia: quanto ha ricevuto Vibo Marina in cambio di ciò che ha sopportato? È una domanda politica, economica e territoriale. E non significa essere contro le imprese. Significa chiedere che chi produce ricchezza possa farlo nel rispetto della città che ospita la propria attività e che la comunità non sia chiamata a sopportare soltanto traffico, rischi, vincoli e disagi.

Lo stesso ragionamento Di Renzo lo applica al deposito Eni di Viale dell’Industria, denunciando il peso delle attività industriali sulla vita quotidiana dei residenti. Sono questioni che possono essere contestate, approfondite, verificate. Ma non possono essere ignorate.

Un’estate a metà

Ed è proprio qui che la vicenda diventa ancora più seria. Vibo Marina sta cercando di presentarsi come porta del turismo, del porto, della nautica e del diporto. Per adesso solo concetti astratti. Si parla di investimenti e di sviluppo. Ma nello stesso momento una delle sue aree più preziose rischia di essere compressa da una convivenza irrisolta tra attività industriali e vocazione turistica. Il Piano di emergenza esterna ha reso evidente questo conflitto: via Vespucci, strada che costeggia il deposito e conduce a una delle spiagge più frequentate, viene inserita a pieno titolo nella gestione dell’emergenza. La zona di attenzione arriva inoltre a interessare abitazioni, attività, lidi, ristoranti (pronti alla chiusura), strutture portuali e viabilità. E allora bisogna avere il coraggio di dirlo: non si può parlare seriamente di rilancio turistico di Vibo Marina se contemporaneamente si lascia degradare o comprimere proprio il suo affaccio più importante sul mare.

Il Comune non può limitarsi a osservare

Qui entra in gioco l’amministrazione comunale di Vibo Valentia. Perché il problema non può essere scaricato interamente sulle aziende e neppure risolto dicendo che alcune prescrizioni derivano da norme di sicurezza. La sicurezza viene prima di tutto. Ma proprio per questo occorre chiedersi se l’attuale assetto sia sostenibile nel lungo periodo. E se non lo è, bisogna costruire una soluzione e mettere un punto fermo a cominciare dalla delocalizzazione. Il Comune deve avere una posizione chiara sul futuro di via Vespucci. Deve spiegare come intende garantire sicurezza, accesso al mare, parcheggi, viabilità e sviluppo turistico. Deve pretendere che le attività industriali rispettino pienamente le regole (la rotta è la delocalizzazione) e deve, nello stesso tempo, lavorare per un modello nel quale la città non sia costretta a vivere in funzione dei depositi.

Perché il punto non è mettere in contrapposizione lavoro e turismo ma capire se sia ancora possibile farli convivere nello stesso spazio urbano nelle condizioni attuali.

Dopo Ferragosto resteranno le stesse domande

Adesso siamo nel cuore dell’estate. Si parla di porto, di eventi, di turismo. Ed è giusto farlo. Ma quando il sipario del Ferragosto calerà e le auto dei turisti prenderanno la strada del ritorno, via Vespucci resterà lì. Resteranno i problemi denunciati da Alessandro Di Renzo. Resterà una segnaletica che ancora oggi viene reclamata. Resteranno le questioni della viabilità. Resterà un lungomare che dovrebbe essere una risorsa turistica e che invece continua a vivere all’ombra di un insediamento industriale. Resterà ben visibile lo sfregio del Pennello e l’incapacità di proporre soluzioni. Ma resterà soprattutto una domanda alla quale l’amministrazione non può continuare a sottrarsi: Vibo Marina deve adattarsi per sempre alle esigenze della Meridionale Petroli oppure è arrivato il momento di pretendere un nuovo equilibrio tra industria, sicurezza, cittadini e turismo?

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