La morte di Domenico Campana, il giovane di 26 anni rimasto vittima del tragico incidente nautico avvenuto la sera del 14 agosto all’imbocco del porto di Vibo Marina, porta nuovamente alla luce una delle tante criticità che gravano sulla sanità vibonese. L’autopsia disposta dalla Procura non sarà infatti eseguita a Vibo Valentia. La salma del giovane è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Catanzaro, dove saranno effettuati gli accertamenti necessari a chiarire le cause e le circostanze della morte.
Il motivo è tanto semplice quanto inquietante: la provincia di Vibo Valentia non dispone, al momento, di una sala autopsie operativa. Quella dello Jazzolino è chiusa da oltre un mese dopo i controlli dei Carabinieri del Nas.
Un servizio chiuso e nessuna soluzione
Se una struttura non è a norma, è evidente che debba essere adeguata. Ma il problema nasce nel momento in cui alla chiusura non segue una soluzione alternativa. Una provincia non può rimanere per mesi senza un servizio medico-legale essenziale, soprattutto quando si tratta di garantire l’esecuzione di autopsie disposte dall’autorità giudiziaria. E così, ogni volta che serve un esame autoptico, bisogna guardare verso Catanzaro. Si trasferiscono le salme, si organizzano i trasporti, aumentano i costi e crescono i disagi per le famiglie, già colpite da una tragedia.
Vibo perde pezzi, anche davanti alla morte
La vicenda assume un peso ancora maggiore proprio perché riguarda Domenico Campana. Un ragazzo di 26 anni che il 14 agosto è uscito in mare insieme ad alcuni amici per una serata che avrebbe dovuto essere di festa e che si è trasformata in tragedia. Ora anche l’autopsia dovrà essere effettuata fuori provincia. Non è una questione di campanile. Non si tratta di contrapporre Vibo a Catanzaro. Si tratta di chiedersi perché una provincia debba essere privata di un servizio che dovrebbe essere garantito sul proprio territorio.
La domanda è: chi deve intervenire?
Se la sala autopsie dello Jazzolino è chiusa da un mese, chi avrebbe dovuto provvedere alla sua messa a norma? E, soprattutto, chi avrebbe dovuto individuare nel frattempo una struttura alternativa? Esistono altri presidi ospedalieri nella provincia. Se lo Jazzolino non è in grado di garantire il servizio, perché non valutare una soluzione a Tropea o a Serra San Bruno, dove esistono strutture sanitarie pubbliche? Non è accettabile che l’unica risposta sia il trasferimento a Catanzaro.
Un altro colpo alla sanità vibonese
La sala autopsie chiusa è soltanto l’ultimo tassello di un quadro che da tempo racconta una sanità vibonese in difficoltà. Si possono discutere piani di riorganizzazione, nuovi modelli assistenziali, investimenti e programmazione. Ma alla fine restano i fatti. E il fatto di oggi è pesante: a Vibo Valentia non si può effettuare un’autopsia perché la sala destinata a questo servizio è chiusa. Quando una provincia arriva a dover trasferire altrove anche le proprie salme per gli accertamenti medico-legali, non siamo più davanti a una semplice carenza. È un altro segnale di una sanità che continua a perdere servizi, strutture e capacità di risposta. E che, giorno dopo giorno, sprofonda.




