Parghelia, l’opposizione all’attacco su acqua e territorio: “Troppi silenzi dell’amministrazione”. Ipotesi dimissioni di massa

Il gruppo consiliare "Guardare al Futuro" torna a puntare il dito contro il sindaco Antonio Landro, assente al confronto pubblico con i cittadini organizzato dalla minoranza
comune parghelia

Non si placano le tensioni politiche a Parghelia, dove il gruppo consiliare di opposizione “Guardare al Futuro” ha diffuso una nota sulla gestione dell’emergenza idrica e delle criticità ambientali che hanno interessato il paese nei mesi scorsi, arrivando a paventare le dimissioni di massa dell’intero gruppo consiliare.

Venerdì scorso, il gruppo consiliare ha incontrato i cittadini per parlare di ciò che sta accadendo a Parghelia. “È stata una presenza straordinaria e partecipe, che per noi rappresenta una risposta chiara a chi continua a pensare che bastino comunicati sui social per raccontare una realtà diversa da quella che i cittadini vivono ogni giorno”, scrivono i consiglieri. Il sindaco Antonio Landro ha scelto di non partecipare al confronto pubblico, dopo aver ostacolato – secondo l’opposizione – anche la richiesta di un Consiglio comunale aperto sui temi della salute pubblica e della gestione del territorio. “Il confronto con i cittadini, evidentemente, fa più paura dei comunicati o dei comizi solitari”, attacca il gruppo consiliare.

Acqua: quando la trasparenza diventa un problema

Il gruppo consiliare ha ricostruito la vicenda dell’emergenza idrica con la collaborazione di Luciano Gagliardi dell’associazione Acqua Pubblica, affrontando anche il tema dei rischi legati all’iperclorazione. Per questo è stata proposta “una compensazione, o comunque un ristoro, per il periodo di non potabilità dell’acqua”. “Ora vedremo se il Consiglio comunale vorrà almeno discutere questa proposta”, aggiungono.

Il 23 giugno i campionamenti ARPACAL hanno rilevato non conformità microbiologiche. Il 25 giugno è stata emanata l’ordinanza n. 19, che vietava l’utilizzo dell’acqua per fini alimentari e igienici. Eppure, durante tutto il periodo del divieto, denuncia l’opposizione, “diverse fontane pubbliche sono rimaste aperte senza un’adeguata segnaletica, con cittadini e turisti che continuavano a utilizzarle e, in alcuni casi, a bere tranquillamente”. “Una situazione che pone un evidente problema di tutela della salute pubblica”, commentano i consiglieri.

Il 17 agosto, con l’ordinanza n. 23, il divieto è stato revocato sulla base dei referti di autocontrollo prodotti da un laboratorio privato, SAI S.r.l. “Ed è qui che poniamo una domanda precisa: ma il sindaco ha deciso anche di scavalcare le autorità preposte alla tutela della salute pubblica?”, si chiede il gruppo consiliare.

“Il sindaco può certamente adottare, in via preventiva e a tutela della popolazione, un’ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua. Ma quando si tratta di revocare un divieto legato alla potabilità e dichiarare nuovamente l’acqua utilizzabile, è necessario che il procedimento si concluda con le verifiche e i riscontri delle autorità sanitarie competenti”, scrivono ancora. “Dagli atti in nostro possesso non emerge, prima della revoca, una verifica sanitaria integrativa né un espresso riscontro dell’ASP/SIAN. Se questi passaggi non sono stati effettuati, il sindaco si è assunto direttamente la responsabilità di dichiarare nuovamente potabile un’acqua che era stata vietata per ragioni di natura sanitaria?”.

Il gruppo aveva presentato il 20 luglio un’istanza di accesso agli atti, Prot. 4041, chiedendo la documentazione e i registri relativi alla gestione dell’emergenza. “Ad oggi non abbiamo ricevuto alcun riscontro”, denunciano i consiglieri, che per questo hanno formalizzato un esposto via PEC al prefetto di Vibo Valentia. “La salute pubblica non può essere gestita con la logica dell’improvvisazione”, concludono su questo punto.

CIS “Svelare Bellezza”: il progresso non può cancellare la memoria

L’avvocato Alessandro Caruso Frezza di Italia Nostra ha illustrato i rischi legati ai lavori del CIS “Svelare Bellezza” sul corso principale. Il progetto interessa circa 1.451 metri quadrati e prevede la rimozione di elementi storici degli anni Venti, risalenti alla ricostruzione del paese dopo il terremoto. Il rischio, secondo il gruppo consiliare, è quello di cancellare elementi che raccontano la storia di Parghelia. Per questo Italia Nostra, supportata da relazioni specialistiche e dagli studi dello storico prof. Meligrana, ha avviato una procedura presso la Soprintendenza SABAP di Reggio Calabria per la tutela dei cordoli, delle basole e delle scalinate in granito. “Non è una battaglia contro il cambiamento. È una battaglia perché il cambiamento non cancelli la memoria”, scrivono i consiglieri.

Costa dei Monaci: la Bandiera Blu non può diventare un parafulmine

Tra il 17 e il 19 agosto, durante gli accertamenti effettuati nell’area da Carabinieri, ARPACAL e Procura, sono emerse criticità negli impianti di sollevamento fognario e uno sversamento di reflui non depurati. Il 19 agosto, con l’ordinanza n. 22, il sindaco ha riconosciuto una criticità igienico-ambientale e disposto interventi di autospurgo e bonifica. Il divieto di balneazione, però, non è arrivato subito. Solo dopo i campionamenti straordinari effettuati da ARPACAL il 20 agosto, il 21 agosto è stata emanata l’ordinanza n. 24, che vietava la balneazione nel tratto “Sabbie Bianche/Fornaci”: un divieto arrivato quattro giorni dopo l’inizio degli accertamenti sul guasto.

“E tutto questo accade in un territorio che l’amministrazione presenta anche attraverso la Bandiera Blu”, sottolinea il gruppo consiliare. “Lo diciamo chiaramente: il futuro turistico di Parghelia non può dipendere da una bandiera. La Bandiera Blu può rappresentare un riconoscimento positivo, ma non può diventare un parafulmine per nascondere o minimizzare le criticità del territorio”. “Il turismo di Parghelia nasce dalla bellezza della nostra costa, dal mare, dal paesaggio e dall’unicità del territorio. Nasce anche dalla capacità di inserirsi nel sistema turistico della Costa degli Dei, con Tropea come principale motore di attrazione dell’intera area”, aggiungono. “La vera sfida non è sventolare una bandiera. È difendere ciò che quella bandiera dovrebbe rappresentare: mare pulito, ambiente sano, servizi efficienti e territorio tutelato. Un territorio devastato, un mare inquinato o servizi gestiti male, prima o poi, li vedono tutti”.

“Chi ha le deleghe deve assumersi le responsabilità politiche”

Il sindaco Antonio Landro ha scelto di assumere direttamente le deleghe al Servizio Idrico e alla vigilanza sul territorio. “Chi decide di accentrare su di sé queste responsabilità deve anche assumersi il peso politico delle scelte compiute e delle emergenze che si verificano nei settori di cui mantiene la responsabilità”, scrive il gruppo consiliare, che aggiunge: “Eppure, davanti alle criticità nessun consigliere di maggioranza ha alzato una mano per difendere la salute ed il territorio, a noi non sembra normale tutto ciò?”.

Nel frattempo, la Determinazione n. 106 ha stanziato 5.709,60 euro per il monitoraggio biennale della sola rete idrica, senza un analogo piano strutturato e continuativo per la rete fognaria e gli impianti di sollevamento. “Questo è il problema: si interviene quando l’emergenza esplode, invece di prevenire ciò che può essere programmato e monitorato”, commentano i consiglieri.

Le proposte

Il gruppo consiliare precisa di non limitarsi a denunciare, ma di aver avanzato proposte concrete: una Centrale di Controllo Unica per gli scarichi e gli impianti di sollevamento; un Piano di Monitoraggio Fognario continuo e programmato; la progettazione e realizzazione di due nuovi pozzi comunali per fronteggiare la carenza idrica, denunciata da tempo. “Non sono slogan. Sono proposte concrete”, ribadiscono.

E adesso?

“Da tre anni svolgiamo il nostro ruolo di opposizione vigilando, denunciando e proponendo”, scrive il gruppo, sottolineando che “il diritto dei consiglieri comunali di conoscere gli atti dell’Ente, però, non è una concessione dell’amministrazione: è uno strumento fondamentale della democrazia e una condizione necessaria per poter esercitare pienamente il mandato ricevuto dai cittadini”.

“Se la Segreteria comunale e la Prefettura di Vibo Valentia non dovessero intervenire per garantire l’esercizio delle nostre prerogative, saremo costretti a trarre le dovute conseguenze politiche”, avvertono i consiglieri. “La possibilità delle dimissioni di massa dell’intero gruppo consiliare è concreta e potrebbe diventare realtà già nelle prossime settimane. Non è una minaccia. È una scelta politica che siamo pronti ad assumere, perché riteniamo che siano venute meno le condizioni minime per esercitare il mandato che i cittadini ci hanno affidato”.

“Ma una cosa deve essere chiara: eventuali dimissioni non significheranno abbandonare Parghelia”, concludono. “Continueremo a stare tra la gente, a difendere il territorio, a denunciare ciò che riteniamo sbagliato e a proporre soluzioni. Perché un incarico elettivo può finire. Il dovere verso la propria comunità, no”.

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