Kibbonu, tre anni di una scommessa chiamata libertà

A Santa Domenica di Ricadi, sulla costa degli Dei, un locale è diventato molto più di un cocktail bar e di un luogo di intrattenimento. È diventato una casa aperta a tutti. La storia di Alessandro, che tre anni fa ha deciso di puntare tutto su un’idea semplice e rivoluzionaria: creare un posto dove nessuno dovesse sentirsi fuori posto

A Santa Domenica di Ricadi, sulla costa degli Dei, un locale è diventato molto più di un cocktail bar e di un luogo di intrattenimento. È diventato una casa aperta a tutti. La storia di Alessandro, che tre anni fa ha deciso di puntare tutto su un’idea semplice e rivoluzionaria: creare un posto dove nessuno dovesse sentirsi fuori posto.

Ci sono scommesse che si fanno con i soldi. E poi ce ne sono altre che si fanno con il cuore. Quella di Alessandro Davola è stata una di quelle che non si possono misurare soltanto attraverso un bilancio, il numero dei tavoli occupati o le serate andate bene. Perché quando ha deciso di puntare tutto su Kibbonu, a Santa Domenica di Ricadi, non ha aperto semplicemente un locale, ha aperto una porta divenuta un invito rivolto a tutti: entrate, sedetevi, mangiate, cantate, ballate, ridete, divertitevi. Siate voi stessi. È forse questa la fotografia più autentica di Kibbonu nel suo terzo anno di attività.

Un luogo che si è fatto conoscere come locale gay friendly, unico nel vibonese, ma che nel tempo ha dimostrato di avere un significato ancora più grande: quello di essere un luogo senza barriere, aperto a chiunque abbia voglia di condividere una serata, un sorriso, una canzone, un momento di felicità. Perché la vera inclusione non ha bisogno di proclami, ha bisogno di porte aperte, di tavoli apparecchiati, di persone che si siedono una accanto all’altra. Kibbonu è questo. È una cena che diventa una serata. Una serata che diventa un ricordo. Un ricordo che porta le persone a tornare.

La scommessa di Alessandro

Dietro tutto questo c’è Alessandro Davola, distinto, garbato, educato, una persona di altri tempi. Parlare del Kibbonu senza raccontare lui sarebbe impossibile, perché ogni locale porta inevitabilmente il carattere di chi lo ha immaginato e alcuni locali finiscono per assomigliare profondamente al proprio proprietario. Kibbonu porta dentro la determinazione di Alessandro, la sua voglia di rischiare, la sua capacità di credere in un’idea e, soprattutto, la scelta di non percorrere la strada più semplice. Ha puntato tutto su questo progetto che significa anche accettare la paura. Significa sapere che ogni giorno può essere una sfida.

Significa preoccuparsi quando qualcosa non va, sorridere anche quando la stanchezza si fa sentire, continuare a crederci quando sarebbe più facile mollare. Ma significa anche vivere momenti che ripagano di tutto. Come quando il locale si riempie. Quando qualcuno prende il microfono. Quando parte una canzone e, improvvisamente, tutti sembrano conoscersi da sempre. Quando una persona entra per la prima volta e, qualche ora dopo, sembra già di casa.

È lì che probabilmente Alessandro ritrova il senso della sua scommessa. In una società nella quale troppo spesso le persone sentono il bisogno di spiegare chi sono, Kibbonu prova a offrire qualcosa di molto semplice: la possibilità di non doverlo fare. Non importa l’orientamento sessuale, non importa l’età, non importa il modo di vestirsi, di parlare, di vivere. Conta soltanto la voglia di stare bene insieme.
Essere gay friendly, significa contribuire a costruire una comunità più grande. Una comunità nella quale ci sia posto per tutti. Kibbonu è gay friendly perché è human friendly. La scommessa di Alessandro è diventata, nel tempo, una realtà capace di ritagliarsi uno spazio preciso: un luogo dove le differenze non sono una barriera e dove, semplicemente, c’è posto per tutti.

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