Vibo Valentia fuori dal finanziamento: la Regione annulla l’ammissione di “Luce nelle periferie” per una dichiarazione del Rup mai presentata

Il progetto era stato ammesso e il Comune aveva già sottoscritto la convenzione per 2,39 milioni di euro. Il riesame della Regione, dopo i ricorsi di altri Comuni, ha però accertato che nel fascicolo mancava la dichiarazione richiesta al Responsabile unico del progetto
tis vibo

Il Comune di Vibo Valentia perde il finanziamento da 2 milioni e 390 mila euro destinato al progetto “Luce nelle periferie”. La decisione arriva dalla Regione Calabria, che ha annullato l’ammissione dell’intervento al programma P.Art.E.C.I.P.O. e disposto la sua esclusione dalla graduatoria definitiva. Il punto centrale del provvedimento è uno solo: nel fascicolo presentato dal Comune non risultava la dichiarazione del Responsabile unico del progetto richiesta dall’avviso.

Una vicenda che assume particolare rilievo perché l’ammissione al finanziamento era già stata formalizzata e, il 15 luglio scorso, Regione e Comune avevano anche sottoscritto la convenzione. Successivamente, però, il procedimento è stato riesaminato dopo i ricorsi presentati da Rosarno, Montalto Uffugo e Catanzaro. Proprio nel ricorso del Comune di Catanzaro veniva contestata una presunta disparità di trattamento: Catanzaro era stato escluso per la mancanza di un documento che, secondo il ricorso, sarebbe mancato anche nella pratica di Vibo Valentia.

Il riesame e il documento che non c’era

La Commissione di valutazione, riconvocata dalla Regione, ha quindi riaperto il fascicolo del Comune di Vibo Valentia. Il nuovo esame ha portato all’accertamento decisivo: il documento denominato “Dichiarazione RUP – Conformità interventi” era presente nel fascicolo, ma al suo interno non conteneva la dichiarazione richiesta. Al suo posto, secondo quanto verificato dalla Commissione, era stato caricato un documento relativo al rispetto del principio DNSH, cioè un’altra dichiarazione. Per la Regione, dunque, non si trattava semplicemente di un documento poco chiaro o incompleto: la dichiarazione specificamente richiesta non risultava materialmente presentata entro la scadenza della candidatura.

È questo il passaggio che determina l’esclusione. La Regione precisa infatti che non è sufficiente il nome attribuito al file informatico: ciò che conta è il contenuto effettivamente trasmesso. E nel caso di Vibo, quel contenuto non corrispondeva alla dichiarazione richiesta.

Il Comune: errore di caricamento, documentazione e immobili già individuati

Il Comune di Vibo Valentia ha contestato la decisione e ha chiesto l’archiviazione del procedimento. La tesi dell’amministrazione è che non ci sarebbe stata una vera omissione, ma un errore materiale nel caricamento degli allegati. Secondo le controdeduzioni presentate dal Comune, infatti, il file aveva la corretta denominazione “Dichiarazione RUP – Conformità interventi”, ma per errore era stato caricato al suo interno un diverso documento, quello relativo al DNSH. Una circostanza che, secondo l’ente, avrebbe dovuto essere considerata come un errore materiale e non come una mancanza sostanziale.

Il Comune ha inoltre evidenziato che gli immobili destinati al progetto, tra la delegazione di Piscopio e quella di Vena Media, erano già stati individuati e destinati all’intervento prima della presentazione della domanda. Ha sostenuto quindi che la documentazione amministrativa e tecnica già disponibile dimostrasse comunque la disponibilità degli immobili e la concreta consistenza del progetto. La Regione, però, non ha ritenuto sufficienti questi elementi.

Perché la Regione non ha accettato la correzione

È questo il nodo amministrativo della vicenda. Per la Regione, la dichiarazione del Rup non era un documento accessorio che poteva essere aggiunto successivamente. Era considerata un elemento essenziale della candidatura, espressamente richiesto entro il termine di presentazione. Per questo motivo, secondo il provvedimento, produrla successivamente avrebbe significato non correggere una semplice irregolarità, ma inserire dopo la scadenza un documento che al momento della candidatura non era presente. Una soluzione che, secondo la Regione, avrebbe finito per alterare le condizioni con cui tutte le amministrazioni partecipanti erano state chiamate a concorrere.

La Regione ha quindi respinto anche la richiesta del Comune di poter regolarizzare la posizione e ha escluso che la successiva produzione della dichiarazione potesse sanare la carenza originaria. Non è invece la mancata sottoscrizione di un altro allegato, quello relativo al Centro per l’Impiego, ad aver determinato l’esclusione. Il decreto lo dice espressamente: quella circostanza non costituisce una ragione autonoma dell’annullamento. La decisione resta fondata esclusivamente sulla mancata produzione della dichiarazione del Rup.

Saltano 2,39 milioni e anche la convenzione

La conseguenza è pesante. Con il decreto regionale del primo settembre, l’ammissione di “Luce nelle periferie” viene cancellata dalla graduatoria e viene rimosso il finanziamento di 2.390.145,87 euro precedentemente riconosciuto al Comune di Vibo Valentia. La convenzione sottoscritta a luglio diventa, di conseguenza, inefficace. La Regione ha anche valutato il fatto che il Comune avesse già firmato la convenzione, dichiarato l’avvio delle attività e chiesto l’anticipazione delle somme. Ma, nel bilanciamento tra questi elementi e la necessità di garantire uguali regole per tutti i partecipanti, ha ritenuto prevalente l’interesse a correggere l’ammissione di Vibo.

La vicenda, dunque, non si chiude con una bocciatura del progetto nel merito. “Luce nelle periferie” viene escluso per una questione documentale: il progetto può essere stato ritenuto valido sotto altri profili, ma al momento della candidatura mancava, secondo la Regione, un documento considerato indispensabile per l’ammissione. Ora le risorse tornate disponibili potranno essere eventualmente riassegnate attraverso lo scorrimento o una rideterminazione della graduatoria, previa verifica da parte della Regione. Il Comune, dal canto suo, potrà contestare il provvedimento nelle sedi previste.

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