La morte di Denise, il dolore dei magistrati Unicost: la sua scomparsa è una sconfitta per l’intera società

Il gruppo Unità per la Costituzione richiama le istituzioni alla responsabilità: più sostegno e protezione per chi denuncia le mafie

La scomparsa di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, provoca la reazione dei magistrati di Unicost, il gruppo associativo della magistratura Unità per la Costituzione, che esprime “profondo dolore” e indica nella sua vicenda una questione che riguarda direttamente la capacità dello Stato di sostenere chi sceglie di denunciare la criminalità organizzata.

La storia di Denise

Denise, sottolineano i magistrati, in un comunicato affidato ad Adnkronoss, “aveva la stessa età di sua madre Lea quando fu uccisa”. Da ragazzina era rimasta accanto alla madre, che aveva trovato la forza di denunciare la propria famiglia. Dopo l’omicidio di Lea, avvenuto a Milano nel 2009, Denise aveva testimoniato contro il padre e negli anni successivi aveva continuato il proprio percorso come testimone di giustizia.

Una sconfitta per la società

Nella nota diffusa da Unicost, la sua storia viene indicata come la dimostrazione di quanto possa essere difficile costruire una propria strada quando “famiglia e terra, che dovrebbero essere rifugio, diventano causa di sofferenza”. Una condizione che, ricordano i magistrati, riguarda anche altri collaboratori e testimoni di giustizia, ai quali può venire a mancare ogni riferimento. Per Unicost, la scomparsa di Denise “lascia un vuoto che ci riguarda tutti” e rappresenta “una sconfitta per l’intera società”. Da qui il richiamo alle istituzioni sull’impegno quotidiano nella lotta alle mafie e sulla necessità di rafforzare concretamente gli strumenti destinati a chi decide di denunciare.

Il richiamo allo Stato

I magistrati chiedono in particolare che lo Stato non lasci sole queste persone, garantendo una rete di protezione e di accompagnamento che non sia soltanto formale, ma “concreta e continua”. La vicenda di Denise, conclude Unicost, richiama così la fragilità del percorso di chi sceglie la giustizia e la responsabilità delle istituzioni nel sostenerlo nel tempo.

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