Non un blitz di fine stagione, ma un’attività avviata già in primavera. È questa la precisazione con cui il colonnello Antonio Parillo, comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, ricostruisce il lavoro svolto dall’Arma sulle concessioni demaniali lungo la Costa degli Dei. In un’intervista rilasciata a Galatro News, a firma di Rosaria Marrella, Parillo spiega che i controlli sono partiti da uno screening documentale delle concessioni, per poi proseguire sul campo con verifiche sulle situazioni effettivamente riscontrate.
Il nodo dei controlli comunali
Il punto centrale riguarda anche il ruolo delle amministrazioni comunali. Per il rilascio delle concessioni ai privati vengono utilizzate autocertificazioni e, spiega il comandante, i Comuni dovrebbero effettuare controlli a campione. Non si tratta tecnicamente di un obbligo, ma di una buona prassi che consentirebbe di ridurre il rischio di errori e di verificare tempestivamente eventuali criticità.
Ed è proprio sul funzionamento della macchina amministrativa che Parillo concentra una parte significativa della sua analisi. In assenza di elementi diversi, parla soprattutto di “disorganizzazione amministrativa”, precisando però che non si tratta di un problema secondario. Un esempio riguarda le revoche delle concessioni: i Comuni, costituendosi parte civile nei procedimenti per criminalità organizzata, vengono a conoscenza delle condanne, ma in alcuni casi non procedono alla revoca anche quando è intervenuta una sentenza di condanna in appello.
Manca conoscenza degli strumenti
Il comandante non attribuisce automaticamente queste situazioni a omissioni intenzionali. Ma evidenzia una criticità precisa: la frequente mancanza di conoscenza sul corretto utilizzo degli strumenti tecnici e normativi che dovrebbero proteggere gli enti dal rischio di infiltrazioni mafiose. E qui il tema delle concessioni demaniali si intreccia con quello dell’economia legale. Secondo Parillo, in alcuni casi i soggetti ritenuti vicini alla ‘ndrangheta non avrebbero neppure adottato particolari accorgimenti per nascondere la propria presenza. Le attività risultavano formalmente intestate a parenti conviventi, mentre sui luoghi di esercizio erano presenti gli stessi soggetti già attenzionati. “Tutto accade sotto gli occhi poco attenti di molti”, osserva il comandante.
In alcuni casi, aggiunge, le persone fisiche o giuridiche coinvolte appartenevano già a contesti conosciuti dalle forze dell’ordine.
Ventuno stabilimenti senza concessione
Tra le irregolarità emerse c’è anche quella dei 21 stabilimenti che hanno operato senza un contratto di concessione. La spiegazione, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, è legata ai ritardi dei Comuni nell’iter amministrativo. Gli operatori, in attesa del provvedimento, hanno comunque iniziato l’attività. Una situazione che Parillo definisce senza ambiguità: la presentazione di una domanda non autorizza a occupare uno spazio pubblico. Ancora più evidente, secondo il comandante, il quadro degli abusi edilizi. In diversi casi si tratta di strutture presenti da anni e facilmente visibili. Anche sui social, osserva Parillo, vengono pubblicizzate strutture realizzate con interventi che non avrebbero potuto sfuggire all’attenzione. Il problema si estende anche alle autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande. Il comandante pone una domanda precisa: come può essere rilasciata una licenza per esercitare l’attività all’interno di un locale abusivo? Nei controlli sui locali pubblici è stato coinvolto anche il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, per le verifiche sulla corretta applicazione della direttiva Crans Montana.
Fogne e ambiente, controlli anche in inverno
Altro fronte è quello ambientale. Le criticità riscontrate sugli impianti fognari sono state segnalate agli enti competenti e i Carabinieri hanno operato in collaborazione con Arpacal e con le autorità sanitarie locali. Parillo annuncia che sarà importante verificare nei prossimi mesi quali interventi saranno stati effettuati. L’attenzione dell’Arma, infatti, non si fermerà con la conclusione della stagione turistica.
La tempestività è decisiva
Per il comandante provinciale la strada da seguire è quella già intrapresa, anche in linea con gli indirizzi del prefetto di Vibo Valentia. Ma c’è un elemento che Parillo considera decisivo: la tempestività. Le concessioni, osserva, dovrebbero essere rilasciate per tempo e non nel pieno della stagione, come accaduto in alcuni casi a luglio. Solo così eventuali criticità possono essere individuate prima dell’avvio delle attività, evitando che i controlli arrivino quando la stagione è già in corso e quando sono coinvolti anche lavoratori e operatori turistici.
Il messaggio finale del comandante è netto: i Carabinieri hanno controllato e continueranno a farlo. L’obiettivo è impedire che l’economia legale, e in particolare quella turistica, possa diventare terreno di penetrazione della criminalità organizzata. E per farlo, oltre ai controlli delle forze dell’ordine, serve una macchina amministrativa capace di riconoscere i rischi e intervenire prima che le irregolarità diventino fatti compiuti.



