La stangata d’autunno arriva anche sulle tavole calabresi e nelle campagne la protesta degli agricoltori torna a montare. Il caro energia, il costo dei carburanti e l’aumento dei prodotti alimentari stanno facendo salire il conto per le famiglie, mentre chi lavora la terra deve fare i conti con costi di produzione sempre più pesanti e margini sempre più stretti. È questo uno dei nodi che alimenta la mobilitazione nel settore agricolo in tutta la Calabria.
Energia e carburanti, il peso sui campi
I numeri fotografano un quadro che non lascia tranquilli. A settembre i prezzi dei beni energetici aumentano del 22,3% su base annua, mentre gli alimentari non lavorati segnano un +5,5%. Ancora più pesante la voce dei carburanti: il diesel cresce del 34,9%, il gasolio per riscaldamento del 38,5% e la benzina del 21,8%. Per un’agricoltura che ha bisogno di mezzi meccanici, irrigazione, trasporti e strutture di lavorazione, ogni aumento si traduce direttamente in maggiori costi. E in Calabria, dove il comparto agricolo rappresenta una parte importante dell’economia dei territori, la questione non è soltanto quella del prezzo finale al supermercato: è soprattutto quanto resta nelle tasche di chi produce.
Frutta e verdura, il paradosso della filiera
Il carrello della spesa aumenta dell’1,7% in un anno, quasi il doppio rispetto al mese precedente. A spingere sono anche gli alimentari freschi, con ortaggi, banane e legumi che registrano un aumento dell’8,4%, mentre la frutta torna in territorio positivo con un +0,6%. È qui che emerge il paradosso denunciato dagli agricoltori: il consumatore paga di più, ma l’aumento del prezzo finale non coincide automaticamente con un maggiore guadagno per chi produce. Tra campo e tavola ci sono trasporto, energia, lavorazione, distribuzione e vendita. Una catena nella quale il produttore rischia di rimanere l’anello più debole.
In Calabria la protesta si salda al problema dei redditi
La protesta degli agricoltori non riguarda, dunque, soltanto il costo del gasolio o dell’energia. Riguarda la sostenibilità stessa delle aziende. Se produrre costa sempre di più e il prezzo riconosciuto all’origine non cresce nella stessa misura, il rischio è quello di rendere sempre meno conveniente continuare a coltivare. Intanto le famiglie devono affrontare una nuova erosione del potere d’acquisto. Le associazioni dei consumatori stimano un aggravio che, a seconda della composizione del nucleo familiare, può superare abbondantemente i mille euro l’anno. Una spirale che rischia di colpire contemporaneamente produttori e consumatori, mentre la parte centrale della filiera continua a essere quella sulla quale si concentrano le maggiori tensioni.
Non è solo una questione di prezzi
Per la Calabria è un allarme che non può essere liquidato come una semplice questione di prezzi. Dietro la protesta delle campagne ci sono aziende che chiedono di poter continuare a produrre, famiglie che devono far quadrare i conti e territori nei quali l’agricoltura rappresenta lavoro, economia e presidio del territorio. Se il costo della produzione continua a correre più dei redditi, il problema non sarà soltanto quanto costerà la spesa: sarà chi sarà ancora in grado di produrla.



