Da Genova la nautica indica la rotta: la Calabria c’è con le sue imprese, mentre Vibo Marina resta ancora alle prese con una burocrazia che frena gli investimenti

Al 66° Salone Nautico Internazionale la filiera calabrese si presenta con aziende e Regione. Un’occasione per capire quanto il mare possa diventare sviluppo, turismo e competitività. E quanto, invece, resti ancora da fare nei territori

Il Salone Nautico di Genova è uno degli appuntamenti ai quali il mondo della nautica guarda ogni anno con particolare attenzione. È qui che costruttori, operatori, imprese e istituzioni si confrontano sulle trasformazioni di un mercato che non chiede soltanto nuove imbarcazioni, ma infrastrutture, servizi, innovazione e una diversa capacità dei territori di fare sistema. La Calabria, quest’anno, c’è. E c’è con una presenza produttiva che racconta una filiera fatta di competenze e imprese che, nonostante le difficoltà, hanno saputo ritagliarsi uno spazio nel mercato della nautica. Una presenza che l’Associazione Costruttori Nautici dei Due Mari, attraverso il presidente Claudio Guarascio, considera significativa anche per il ruolo svolto dalla Regione Calabria e dall’assessore al Turismo Giovanni Calabrese.

La filiera calabrese si presenta a Genova

Lo stand regionale consente di mettere insieme portualità, imprese, competenze e territori, dando maggiore visibilità a una realtà che troppo spesso procede per compartimenti separati. A Genova sono presenti Guarascio Group, Invictus, Prua al Vento, Ranieri International, Brettium Boat, Nautica Diving, Boat Blu Mare e Cantieri Navali Montesanto, realtà rappresentative della filiera nautica calabrese.

La partecipazione ha anche una ragione molto concreta. I costi per raggiungere una vetrina come quella genovese sono aumentati, con i trasporti che in alcuni casi hanno registrato incrementi fino al 30%, ai quali si aggiungono energia e materie prime. L’intervento pubblico, in questo quadro, può rendere più sostenibile la presenza delle aziende senza sostituirsi all’impresa, ma accompagnandola in un appuntamento decisivo per il mercato.

A Genova cambia il modo di vivere il mare

Dal Salone arriva anche un’indicazione precisa sulle tendenze del diportismo. Il mercato sembra allontanarsi dal gigantismo fine a sé stesso e guardare sempre più a comfort, personalizzazione, semplicità d’uso, qualità del tempo e rapporto con i territori. Per i Costruttori dei Due Mari è la strada del turismo esperienziale: non soltanto vendere una barca, ma proporre un modo diverso di vivere il mare e conoscere una destinazione. Una prospettiva che per la Calabria potrebbe assumere un peso particolare, considerati i suoi oltre 700 chilometri di costa e la presenza di porti, approdi e imprese specializzate.

La sostenibilità e l’innovazione completano questo scenario. L’esperienza di Electra, indicata come prima imbarcazione elettrica d’Europa, rappresenta in questo senso un esempio di come tecnologia e nuova cultura del mare possano procedere insieme. La sfida, anche per la Calabria, è costruire una propria identità nella nautica contemporanea, più attenta all’ambiente, alle aree protette e a una fruizione del mare basata sulle esperienze.

Giovani e formazione, la nuova frontiera

Tra gli spunti emersi a Genova c’è anche quello relativo all’accesso dei giovani alla nautica. L’ipotesi di utilizzare strumenti come il patentino D1, conseguibile a 16 anni, viene indicata da Guarascio come una possibile strada per avvicinare le nuove generazioni al mare e creare nuovi utenti e nuove professionalità. Un tema che chiama direttamente in causa anche la Calabria, dove formazione tecnica, scuole e servizi potrebbero diventare parte integrante di una strategia più ampia legata alla nautica.

E Vibo Marina guarda Genova da lontano

Ed è proprio qui che il Salone di Genova, con le sue imbarcazioni, le sue imprese e la capacità di mettere in vetrina un intero comparto, finisce inevitabilmente per diventare anche uno specchio nel quale la Calabria può guardare le proprie contraddizioni. Vibo Marina, in particolare, sembra osservare quella vetrina con una certa amarezza. Perché mentre a Genova si discute di innovazione, turismo esperienziale, sostenibilità, formazione e nuovi modelli di sviluppo, nel porto vibonese restano ancora aperte questioni che riguardano investimenti e prospettive concrete per il territorio.

È il senso della denuncia lanciata nei giorni scorsi dall’associazione La Tazzina della Legalità con in testa il suo presidente, Sergio Gaglianese, sui circa 27 milioni di euro di investimenti che, secondo quanto denunciato, rischiano di rimanere impantanati tra procedure, vincoli e ostacoli burocratici. Una vicenda nella quale non serve indicare nomi o imprese: il problema è il meccanismo che può finire per rallentare chi vuole investire.

La grande contraddizione 

La contraddizione è evidente. Da una parte una regione che a Genova prova a presentare la propria filiera nautica, dall’altra territori nei quali portualità e investimenti continuano a scontrarsi con una macchina amministrativa che spesso sembra procedere a una velocità diversa da quella richiesta dal mercato. Genova, allora, non è soltanto una vetrina. È anche un appuntamento che costringe la Calabria a misurarsi con ciò che potrebbe essere. E Vibo Marina, con il suo porto, le sue imprese e quei milioni di investimenti ancora appesi alla burocrazia, rappresenta forse uno dei casi più evidenti di quanto la distanza tra le potenzialità del mare e la capacità di trasformarle in sviluppo sia ancora tutta da colmare.

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