La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di 35 persone fisiche e due società nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza sul presunto condizionamento di appalti e procedure nella sanità calabrese. L’udienza preliminare davanti al Gup di Catanzaro è stata fissata per il prossimo 21 dicembre.
Al centro dell’indagine ci sono nove gare d’appalto per un valore complessivo superiore ai 33 milioni di euro. Le procedure sono state bandite dalla Stazione unica appaltante della Regione Calabria, dall’Università Magna Graecia e dalle strutture ospedaliere di Catanzaro.
Le contestazioni della Procura
A vario titolo, agli indagati vengono contestati reati che comprendono corruzione, concussione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico, abusiva introduzione in sistemi informatici ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni pubblici ufficiali avrebbero stretto accordi con rappresentanti di aziende fornitrici di beni e servizi sanitari per orientare l’esito delle procedure. L’accusa ipotizza, in particolare, la predisposizione di bandi e capitolati costruiti in modo da favorire soggetti già individuati.
Concorsi, incentivi e indennità
L’inchiesta non riguarda soltanto le gare d’appalto. Gli investigatori hanno approfondito anche presunte irregolarità relative a concorsi pubblici e alla ripartizione del fondo destinato agli incentivi per le funzioni tecniche.
Nel procedimento rientra inoltre l’ipotesi di indebita percezione dell’indennità di esclusività da parte di un medico-docente universitario.
Le misure cautelari
Nel corso delle indagini erano state adottate misure cautelari personali nei confronti di 15 persone, mentre era stato disposto anche un sequestro preventivo d’urgenza per circa 530 mila euro. Tra le persone offese indicate nel procedimento figurano lo Stato, l’Azienda ospedaliera autonoma Mater Domini, l’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio e l’Università Magna Graecia.
Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare. La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta un atto dell’accusa e non equivale a una condanna: per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.



