“Quando nella foresta troviamo un tumulo lungo sei piedi e largo tre, foggiato a piramide con la pala, diventiamo seri e qualcosa dice in noi: qui è sepolto qualcuno. Quella è l’architettura.” Adolf Loos.
La nostra nuova piazza Municipio (Vibo Valentia) probabilmente è il frutto di chi, prendendo alla lettera il grande architetto e queste righe risalenti al 1910, ha sintetizzato l’idea di piazza in una figura geometrica innanzi alla quale il passante si soffermasse con l’idea: questo è il mio spazio di luce e aria. Amen.
Gli architetti che premiano gli architetti
Non è certo questa la sede adatta a una dissertazione sulla materia “architettura”, ma poichè l’informazione parla di un premio che sarebbe stato assegnato a un’opera urbanistica che interessa la nostra città, i suoi cittadini ne sono coinvolti anche se “a piatto servito”. Se nella controversia, da un lato è la categoria degli architetti e di chi li rappresenta, l’Ordine degli architetti, che sarebbe a tutela del pubblico e della qualità della produzione, dall’altro è invece la grande platea dei fruitori e padroni della città, i cittadini. Tra i due la divergenza è sempre più evidente essendosi premiata da sè la categoria dei progettisti, mentre quella dei fruitori viene sotterrata sotto il tumulo dell’opera premiata.
Trappole lungo il percorso
Ma al pedone che deve attraversare la suddetta piazza per accedere al Corso o, come accadeva un tempo, per intrattenervisi dandosi appuntamento con gli amici per il tempo dedicato al piacere di stare in compagnia, del premio assegnato per il rifacimento di quel luogo non gliene può importare di meno e anzi si incavola se si sente derubato di un luogo vissuto e pieno di significato e per giunta, ora anche insicuro per le trappole presenti: piano di calpestio a più livelli con rivestimento scadente per qualità di materiale e di posa in opera che può far incespicare, come è di fatto avvenuto….
La saggezza popolare ci ricorda che “chi si loda s’imbroda”, poiché l’autoelogio non porta quasi mai un effetto positivo, se non accade addirittura che provochi la derisione che al contrario, in questo caso, alcuni hanno cercato di indirizzare a chi liberamente si è espresso verso il nuovo look della piazza.
L’appello al sindaco Romeo
Mi rivolgo ora al signor sindaco della città, che di quest’ultima categoria ha scelto con coraggio di far parte. La grande piazza su cui hanno sbocco importanti istituti scolastici, viene scelta ancora comprensibilmente, dagli alunni anche provenienti da scuole più distanti, come punto di aggregazione. Ma aggregarsi in un luogo, non vuol dire solo darsi appuntamento, bensì fruire di uno spazio organizzato per esigenze di incontro collettivo o semplicemente per stare piacevolmente in compagnia.
Dunque, sindaco, perché non chiedere agli studenti come vorrebbero che quello spazio pieno di aria e luce, ma nudo e crudo, fosse arredato, arricchito di particolari che non rendessero la sosta noiosa e complicata nell’esigenza di potersi pure sedere e possibilmente all’ombra quando fa caldo? Si rivolga a loro, magari tramite questionario da distribuire nelle scuole. Sarebbe un incentivo al coinvolgimento e alla collaborazione che squarcerebbe il muro della incomunicabilità generazionale. In fondo, ma non tanto, la città è in gran parte la loro.



