Sistema Bibliotecario Vibonese, il libro di Floriani riapre il caso: trent’anni di cultura e una crisi ancora senza risposte

In “Costruire cultura. Ascesa e crisi del Sistema Bibliotecario Vibonese”, l’ex direttore ricostruisce la storia di un’esperienza civile che ha segnato la città. La pubblicazione arriva mentre la vicenda torna al centro dell’attenzione e la Regione stanzia 500 mila euro per salvare il Sistema

La storia del Sistema Bibliotecario Vibonese è quella di un’esperienza culturale cresciuta per oltre trent’anni, diventata un punto di riferimento per il territorio e poi precipitata in una crisi che ne ha compromesso attività e continuità. Ma è anche una vicenda che oggi torna d’attualità, proprio mentre si cominciano a scoperchiare le carte su quanto accaduto e la Regione Calabria mette a disposizione 500 mila euro per contribuire a salvare il Sistema. In questo contesto arriva “Costruire cultura. Ascesa e crisi del Sistema Bibliotecario Vibonese”, il libro di Gilberto Floriani, che di quella storia è stato protagonista e direttore per molti anni.

La coincidenza temporale non passa inosservata. Mentre si apre una nuova fase per il futuro della struttura, il volume riporta l’attenzione sulle tappe di una vicenda complessa, sulle conquiste raggiunte e sulle ragioni del progressivo deterioramento. Non una semplice ricostruzione autobiografica, ma il tentativo di restituire una dimensione pubblica a una storia che riguarda l’intera comunità vibonese e il rapporto tra istituzioni e cultura.

Il titolo contiene già il significato dell’opera. La cultura si costruisce con investimenti, competenze, programmazione e continuità. Non coincide con un cartellone di manifestazioni, né si misura attraverso il numero delle inaugurazioni. Ha bisogno di strutture capaci di durare, di servizi accessibili e di amministrazioni consapevoli che il patrimonio culturale appartiene alla collettività, non a chi temporaneamente lo gestisce.

Dalle origini a una rete culturale territoriale

Il racconto di Floriani parte da lontano, dalle politiche di promozione della lettura e di educazione degli adulti sviluppate nel secondo dopoguerra, anche attraverso i Centri di Servizi Culturali e l’UNLA. È in questo terreno che, alla fine degli anni Ottanta, prende forma il Sistema Bibliotecario Vibonese, con l’ambizione di collegare le realtà locali e rendere la cultura uno strumento concreto di crescita.

Negli anni, il progetto si traduce in attività e servizi: catalogazione, prestito librario, bibliobus, collaborazione con le scuole, formazione e iniziative rivolte a un pubblico sempre più ampio. Un lavoro che consente alla struttura di entrare nei circuiti bibliotecari nazionali e di consolidare la propria presenza nel panorama culturale calabrese. La sede di Santa Chiara rappresenta uno dei passaggi più significativi di questa evoluzione. Non soltanto uno spazio fisico, ma il luogo nel quale si concentra un progetto di apertura e partecipazione. A questa stagione si lega anche il Festival Leggere&Scrivere, che per alcuni anni porta a Vibo Valentia autori, studiosi e migliaia di partecipanti, conferendo alla città una visibilità culturale che supera i confini provinciali.

La differenza tra fare eventi e costruire cultura

Uno dei passaggi più interessanti del libro riguarda proprio la distinzione tra una manifestazione temporanea e un’istituzione capace di garantire servizi nel tempo. Un evento può esaurire la propria funzione nell’arco di una giornata; una rete bibliotecaria, invece, lavora quotidianamente, mette a disposizione strumenti di conoscenza, forma lettori e costruisce relazioni tra persone, scuole e comunità.

È questa la funzione che il Sistema Bibliotecario Vibonese aveva progressivamente assunto: un’infrastruttura civile in un territorio nel quale l’accesso alla cultura rappresenta un elemento essenziale di crescita. La sua esperienza dimostra che anche in una realtà periferica è possibile costruire un progetto articolato, capace di coniugare servizi permanenti e grandi iniziative pubbliche. Ma proprio la storia della sua crisi evidenzia quanto sia difficile consolidare questi risultati. La qualità del lavoro svolto non basta, da sola, a garantire la sopravvivenza di un’istituzione. Servono risorse certe, accordi amministrativi, responsabilità definite e una strategia condivisa che impedisca a un patrimonio collettivo di dipendere esclusivamente dalle persone che lo hanno costruito.

La crisi, Santa Chiara e le responsabilità da chiarire

Nella seconda parte del volume, il racconto si fa più amaro. Alla crescita subentrano le difficoltà finanziarie, il progressivo ridimensionamento delle risorse, gli impegni istituzionali che vengono meno e i contrasti tra gli enti coinvolti. Regione, Provincia e Comuni entrano nella ricostruzione con ruoli differenti, mentre la vicenda di Santa Chiara diventa il centro di uno scontro sempre più complesso.

Floriani non presenta questo declino come un processo inevitabile. La sua ricostruzione richiama decisioni, omissioni, rinvii e conflitti amministrativi che, secondo la lettura proposta dall’autore, hanno contribuito a compromettere la tenuta del Sistema. È una tesi precisa, destinata a suscitare discussione, che trova nel richiamo agli atti e alla documentazione uno degli elementi su cui costruire il confronto pubblico. Le pagine finali affrontano lo sfratto, i debiti, il contenzioso con il Comune, la sospensione dei servizi e la vicenda giudiziaria che coinvolge personalmente l’autore. Questioni delicate, che intrecciano il destino dell’istituzione con quello di chi l’ha diretta e che richiedono una lettura attenta, distinguendo la ricostruzione di Floriani dai fatti e dalle responsabilità che dovranno essere valutati nelle sedi competenti.

Il punto centrale, tuttavia, resta il futuro di un’esperienza che ha coinvolto l’intero territorio. Il progressivo indebolimento del Sistema non riguarda soltanto la sua direzione o gli enti che ne hanno sostenuto le attività: investe il diritto della comunità a disporre di servizi culturali stabili e accessibili.

I 500 mila euro della Regione e una partita ancora aperta

È in questo quadro che assume particolare rilievo lo stanziamento regionale di 500 mila euro destinato a contribuire al salvataggio del Sistema Bibliotecario Vibonese. Una disponibilità finanziaria che può rappresentare un passaggio importante per affrontare l’emergenza e creare le condizioni per la ripresa, ma che non esaurisce le questioni aperte.

Il sostegno economico guarda al futuro; il libro di Floriani riporta invece l’attenzione anche sul passato, sulle tappe che hanno portato alla crisi e sulle scelte compiute nel corso degli anni. Sono due piani distinti, ma strettamente collegati. Salvaguardare la struttura significa intervenire sulle necessità immediate; ricostruire le ragioni del suo declino è indispensabile per comprendere quali condizioni debbano essere garantite affinché le difficoltà non si ripetano. La pubblicazione arriva dunque in un momento nel quale la vicenda non può essere considerata archiviata. Mentre si prospetta un intervento per sostenere il Sistema, il confronto sulle responsabilità e sulle decisioni che hanno segnato la sua storia torna a essere centrale. Il finanziamento, da solo, non può sostituire una strategia di lungo periodo, né risolvere automaticamente le criticità amministrative e gestionali accumulate.

Una lezione che riguarda tutta la Calabria

La parabola del Sistema Bibliotecario Vibonese richiama una fragilità diffusa in molte realtà del Mezzogiorno: la difficoltà di trasformare esperienze di valore in istituzioni capaci di resistere ai cambiamenti politici, alle incertezze finanziarie e ai conflitti tra amministrazioni. Spesso i progetti funzionano grazie all’impegno di poche persone; quando vengono meno le condizioni che ne hanno favorito la crescita, anche risultati consolidati rischiano di disperdersi. Per questo Costruire cultura è anche un libro politico, nel significato più ampio del termine. Parla del rapporto tra potere amministrativo e bene comune, tra scelte contingenti e responsabilità pubbliche, tra la capacità di avviare un progetto e quella, altrettanto importante, di conservarlo. Floriani difende apertamente l’esperienza alla quale ha dedicato una parte rilevante della propria vita e formula giudizi severi sulle cause della crisi. La sua posizione non è neutrale, ma offre una ricostruzione sulla quale è possibile aprire un confronto, verificare i passaggi e discutere le diverse responsabilità.

Un patrimonio fatto di libri, documenti e servizi

Rimane, soprattutto, la prova che a Vibo Valentia era stato possibile costruire una rete culturale capace di andare oltre la funzione tradizionale della biblioteca. Un patrimonio fatto di libri e documenti, ma anche di servizi, relazioni, competenze e occasioni di partecipazione. La sfida attuale è impedire che quella storia si chiuda con la perdita definitiva di quanto realizzato. I 500 mila euro regionali aprono una possibilità, ma il futuro del Sistema dipenderà dalla capacità di trasformare il sostegno finanziario in un progetto stabile, sostenibile e trasparente.

Il libro di Floriani riporta così la discussione al suo punto essenziale: costruire un’istituzione richiede decenni di lavoro, mentre comprometterne la continuità può richiedere molto meno tempo. Vibo Valentia ha oggi l’occasione di affrontare entrambe le questioni: salvare il Sistema Bibliotecario Vibonese e comprendere perché si sia arrivati a una crisi tanto profonda. Perché il rilancio non sia soltanto una risposta all’emergenza, ma la scelta di non disperdere un patrimonio che appartiene alla città.

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