La protesta parte da Vibo Valentia e attraversa la Calabria, coinvolgendo studenti, lavoratori, sindacati, agricoltori e autotrasportatori. Una giornata di mobilitazione che riporta nelle piazze il disagio sociale legato all’aumento del costo della vita, ai rincari dei carburanti e alle difficoltà economiche delle famiglie. Lo sciopero generale proclamato dall’Usb diventa così l’occasione per dare voce a rivendicazioni che, pur con accenti diversi da città a città, hanno un denominatore comune: chiedere risposte concrete alle istituzioni.

Vibo, gli studenti riprendono la protesta
Nel Vibonese la mobilitazione assume un significato particolare. Gli studenti di diversi istituti superiori cittadini hanno attraversato il corso principale di Vibo Valentia, con cartelloni, striscioni e slogan. Tra questi, quello del liceo scientifico Giuseppe Berto. Una partecipazione che si collega alle manifestazioni delle scorse settimane, quando alcuni degli stessi ragazzi avevano preso parte ai presìdi organizzati da agricoltori e autotrasportatori allo svincolo autostradale di Sant’Onofrio.
“Proveniamo già dalla manifestazione fatta al blocco autostradale di Sant’Onofrio”, racconta Lorenzo Decaria rappresentante del liceo classico, Il Vibonese. Gli studenti contestano il mancato accoglimento delle richieste avanzate dal Sud e chiedono che la protesta non si esaurisca in una giornata. “Vogliamo continuare a mobilitarci per cercare di smuovere qualcosa. La situazione non può andare avanti così”.
Nel mirino soprattutto il costo della vita e il prezzo dei carburanti. “I supermercati sono sempre vuoti, la benzina sta continuando a salire invece che a scendere”, osserva Decaria, che contesta anche l’idea di risolvere le proteste degli agricoltori semplicemente imponendo loro di lasciare le autostrade. “Noi vogliamo un cambiamento. Bisogna che ci ascoltino”.
Una mobilitazione che Francesca Contartese, studentessa del Classico, difende anche da chi potrebbe considerarla un pretesto per saltare le lezioni. “Stiamo manifestando per i nostri diritti e per il nostro futuro”. Un messaggio che restituisce il senso della presenza degli studenti in piazza: non una semplice adesione formale, ma la volontà di partecipare a una protesta che riguarda direttamente le prospettive delle nuove generazioni.

Tropea, una protesta autonoma sul caro libri
Sempre nel Vibonese, anche a Tropea gli studenti dell’Istituto d’istruzione superiore hanno scelto di scendere in piazza. Una manifestazione che si è svolta nella stessa giornata dello sciopero generale, ma senza aderire all’iniziativa nazionale dell’Usb. Una scelta di autonomia, motivata dalla volontà di mantenere la protesta fuori dalle contrapposizioni ideologiche.
Al centro della mobilitazione il caro libri e il peso crescente delle spese scolastiche sui bilanci familiari. “Non aderire allo sciopero nazionale non significa restare in silenzio”, hanno spiegato i promotori, rivendicando il diritto di portare all’attenzione pubblica problemi concreti. La richiesta è quella di misure che rendano più accessibili libri di testo e materiale didattico, soprattutto per le famiglie economicamente più fragili.
Cosenza, oltre 1.500 in corteo
A Cosenza sono stati oltre 1.500 gli studenti e i lavoratori riuniti in piazza Loreto per lo sciopero generale. Una partecipazione ampia e composita: accanto agli studenti delle scuole e dell’università, docenti, agricoltori con i trattori, autotrasportatori, piccoli imprenditori, attivisti e sindacalisti. Una piazza che ha messo insieme categorie diverse, accomunate dalla denuncia del caro vita. Una studentessa ha sottolineato come, in una regione già segnata da condizioni economiche difficili, il costo della vita sia diventato insostenibile. Il carovita, ha spiegato, non riguarda soltanto le famiglie, ma anche chi lavora e chi studia.
Stefano Catanzariti, rappresentante dell’Usb, ha richiamato l’attenzione sui rincari di carburante, energia e beni di prima necessità. «Dobbiamo dire basta a questa economia di guerra», è il messaggio lanciato dal sindacato, che chiede di spostare le risorse dalle spese militari agli investimenti sul lavoro, sui salari e sull’economia delle famiglie.
Reggio Calabria, studenti e lavoratori insieme
A Reggio Calabria circa un migliaio di persone ha partecipato al corteo organizzato dall’Usb, partito da piazza De Nava. Anche qui studenti e lavoratori hanno sfilato insieme, portando nella manifestazione le rispettive rivendicazioni. Tra i partecipanti Peppe Marra dell’Usb Calabria, che ha evidenziato la presenza di diverse realtà lavorative, comprese quelle portuali. La partecipazione dei giovani viene indicata come un segnale importante, soprattutto in una fase in cui il disagio sociale sta alimentando nuove forme di mobilitazione.
“C’è una reale rabbia sociale”, ha osservato Marra, respingendo le letture che attribuiscono le proteste a strategie nascoste o a presunti cattivi maestri. Sulla stessa linea Domenico Macrì di Orsa Porti, che ha criticato le scelte governative in materia di servizi pubblici: “Se si punta a fare delle economie di guerra tagliando sui servizi sociali, sull’istruzione, sulla sanità, sui trasporti, è normale che anche Reggio scenda in piazza”.
Catanzaro, la protesta contro i tagli
A Catanzaro sono stati circa duecento i manifestanti che hanno attraversato il centro storico, da piazza Matteotti verso piazza Prefettura, lungo corso Mazzini. Alla mobilitazione hanno partecipato studenti di diversi istituti superiori, esponenti dell’Usb, di Potere al Popolo, Avs e Arci.
Tra le organizzatrici Amina Mohamoud Jama, studentessa del quinto anno del liceo classico, che ha posto l’accento sulle risorse destinate alle guerre a scapito dell’istruzione e della sanità. Ha richiamato anche le difficoltà del sistema sanitario, ricordando come per alcune visite ospedaliere si possa arrivare ad attendere un anno o più.
Nel suo intervento ha contestato anche la rappresentazione delle manifestazioni da parte dei mezzi di informazione, spesso concentrata sugli episodi di violenza anziché sulla partecipazione pacifica di chi scende in piazza per rivendicare i propri diritti.
Dalle piazze calabresi emerge dunque una protesta articolata, che mette insieme questioni economiche, sociali e politiche. Cambiano le città e le sensibilità, ma il filo conduttore resta lo stesso: il disagio di chi vede aumentare il costo della vita senza trovare risposte adeguate nei salari, nei servizi e nelle opportunità. E soprattutto la richiesta di essere ascoltati, a partire proprio dai giovani che oggi hanno scelto di non restare a guardare.



