Nella prestigiosa cornice della Sala ISMA del Senato della Repubblica, si è svolta una partecipata e significativa presentazione congiunta di due opere di forte spessore civile e culturale: “Il coraggio di Rosa” di Marisa Manzini e “La colpa di tacere” di Daniela Dawan. Un appuntamento che ha richiamato pubblico, rappresentanti delle istituzioni, del mondo giuridico e culturale, confermandosi come un momento di alto valore simbolico e di intensa riflessione.
Al centro dell’incontro, due romanzi capaci di affrontare temi profondi e attuali, in perfetta sintonia con il filo conduttore dell’edizione 2026 del Premio Letterario IusArteLibri: il rapporto tra legge e coscienza civica, tra passato e futuro, tra responsabilità individuale e impegno collettivo.
Il romanzo di Marisa Manzini al centro della scena
Tra le due opere presentate, particolare attenzione ha suscitato “Il coraggio di Rosa”, il romanzo di Marisa Manzini, che si è imposto per la forza del racconto e per la capacità di restituire una storia intensa, attraversata da determinazione, senso della giustizia e profondità umana. Il libro si distingue per una narrazione capace di intrecciare sensibilità letteraria e tensione etica, offrendo al lettore una vicenda che parla di scelte, responsabilità e coraggio. Un’opera che non si limita a raccontare, ma invita a interrogarsi, a prendere posizione, a riconoscere nella cultura uno strumento concreto di crescita civile per uscire dal pantano della ‘ndrangheta. Maria Manzini, attualmente alla Procura generale di Catanzaro è stata un magistrato coraggioso, forte. Ha combattuto la sua battaglia contro le cosche del Vibonese a “mani nude” .
Accanto ad esso, “La colpa di tacere” di Daniela Dawan affronta con lucidità e profondità il tema del silenzio e delle sue implicazioni, restituendo una narrazione attuale e necessaria, in cui il non detto diventa materia di coscienza e riflessione.
Un evento di alto profilo istituzionale e culturale
L’iniziativa si è inserita nel quadro delle attività del Premio Letterario IusArteLibri, realtà impegnata nella promozione della cultura giuridica e letteraria, presieduta da Antonella Sotira, che con costanza e dedizione continua a valorizzare opere in grado di coniugare qualità narrativa e impegno civile.
A sottolineare il valore dell’appuntamento è stata anche la qualità degli interventi. Tra questi, di particolare rilievo quello di Francesco Greco, membro del direttivo del Premio, che ha offerto un contributo di approfondimento sui contenuti delle opere e sul ruolo della letteratura come strumento di coscienza, responsabilità sociale e partecipazione democratica.
IusArteLibri 2026, i romanzi vincitori parlano al Paese
I due romanzi, vincitori del Premio selezione IusArteLibri 2026, sono stati presentati ai Collegi E-lettori collegati da tutta Italia attraverso il canale webtv del Senato. A introdurli e illustrarli sono state le magistrate Fiammetta Palmieri e Letizia Golfieri, entrambe membri del Direttivo IusArteLibri. Un passaggio che ha dato ulteriore rilievo nazionale all’iniziativa, trasformando la presentazione in un momento di confronto ampio e partecipato, capace di superare i confini della sala romana per raggiungere idealmente l’intero Paese.
Entrambi i romanzi, pur muovendosi in trame e ambientazioni differenti, si collocano nel solco del tema scelto per il 2026, affrontando con sensibilità e forza narrativa il delicato equilibrio tra norma e coscienza, tra memoria e prospettiva, tra il peso delle scelte e il dovere della testimonianza.
La cultura come leva di cambiamento
L’incontro alla Sala ISMA si è così trasformato in molto più di una semplice presentazione editoriale. È stato un momento di dialogo autentico tra autori e pubblico, una occasione preziosa di confronto su questioni che attraversano il nostro tempo e interrogano la società nel profondo. Il successo di partecipazione e l’attenzione registrata confermano, ancora una volta, quanto la letteratura possa farsi presidio di consapevolezza e strumento di cambiamento. E in questo contesto, “Il coraggio di Rosa” di Marisa Manzini emerge come una delle voci più significative di una narrativa che sa unire emozione, memoria e impegno civile.


