Altro record negativo nel Vibonese: in cima ai reati ambientali

Preoccupano i dati forniti da Legambiente nel recente convegno di Ricadi. Il procuratore Falvo: non possiamo essere solo noi a risolvere il problema

I dati sulla salute dei fiumi riportati nel report di Legambiente e resi pubblici le corso del convegno tenutosi nella “Green station” di Santa Domenica preoccupano e fanno riflettere. Il quadro delineato dai responsabili del sodalizio e che vede il Vibonese al secondo posto nella graduatoria dei reati ambientali accertati nelle cinque province – 0,96 per kmq contro l’1 per kmq della provincia di Reggio Calabria in maglia rosa – di certo non genera fiducia nel futuro. Anzi, atteso che lungo il litorale è già possibile “ammirare” le solite chiazze che preannunciano l’arrivo della stagione estiva, c’è da temere che operatori turistici e commerciali, sindaci, Regione, Procure, Arpacal,  Guardia Costiera, associazioni di categoria, cittadini e turisti saranno ancora una volta alle prese con i problemi di sempre.

Modello Vibo da ripensare

Modello Vibo da ripensare

Indubbiamente, arginare il persistente fenomeno dell’inquinamento delle acque marine, lacustri e fluviali richiede del tempo. I corsi d’acqua non sono in forma, i depuratori non funzionano o sono sottodimensionati, molte zone del territorio non sono collettate, sbarramenti e griglie di contenimento  sparsi lungo i bacini fluviali frenano l’arrivo a mare di materiali di sedimento con conseguenti ricadute negative sul ripascimento del litorale. Se, nonostante il lavoro svolto da forze dell’ordine, enti, istituzioni e associazioni, la realtà è quella fotografata da Legambiente, vuol dire che nelle strategie adottate qualcosa non va per il verso giusto. Vuol dire che il “modello Vibo” emerso dal convegno di Ricadi e che vede  Procura, Forze dell’ordine, Capitaneria di porto, Scuola e Regione operare in sinergia, va in qualche misura ripensato. Il procuratore Camillo Falvo, che nella lotta all’inquinamento si sta spendendo con tutti i mezzi a disposizione, punta tutto sulla prevenzione e sull’educazione al rispetto dell’ambiente.

Indagini a tappeto

Le azioni di forza, gli arresti, i sequestri, a suo avviso, potrebbero non approdare a nulla di positivo Scommette, pertanto, su una rivoluzione culturale che deve vedere protagonisti  giovani e meno giovani. A margine del convegno di Ricadi, Falvo ci consegna il suo pensiero.  <Speriamo – afferma – che l’estate in arrivo sia migliore delle precedenti. Stiamo lavorando tanto anche se, purtroppo,  le prime avvisaglie del mare non del tutto pulito le abbiamo già avute. Abbiamo avviato controlli immediati. Capitaneria di porto e Arpacal verificheranno di cosa si tratti. Io non sono sostenitore delle fioriture algali, però, soprattutto in determinati periodi, questo fenomeno può verificarsi>. E, allora, che fare? <Dobbiamo insistere – sostiene il Procuratore di Vibo – dal punto di vista culturale. Ci sono troppe persone che ancora inquinano. Stiamo facendo indagini a tappeto. Stiamo anche sensibilizzando le Forze di polizia  e ci stiamo avvalendo, oltre che dell’Arpacal, anche della stazione zoologica “Anton Dhorn” tenendo contatti costanti col prof. Silvio Greco che ci da una grossa mano con i campionamenti e le verifiche. Molto dipende dalle correnti – aggiunge – ma anche da quanto sapremo far presa sul senso di civiltà delle persone che prima inquinano e poi si lamentano quando vanno a mare>.

Il monitoraggio di Legambiente non affronta il problema del Mesima in quanto il corso d’acqua, pur lambendo quasi sempre le terre vibonesi, va a sfociare in territorio reggino. Per il procuratore Falvo  <il Mesima è il punto del litorale più delicato in assoluto. Stiamo facendo – sostiene – opera di sensibilizzazione sui sindaci che, oltre ad assolvere il loro compito con la depurazione, devono fare da sentinella perché gli effetti negativi dell’inquinamento, per via delle correnti, investono anche il litorale nicoterese. Stiamo facendo controlli – prosegue – da Lamezia a San Ferdinando impiegando anche i “Cacciatori di Calabria” e continueremo a farlo>.

Ognuno deve fare la sua parte

 Poi le conclusioni velate d’amarezza. <Purtroppo – dice – noi non possiamo risolvere il problema. Il problema si risolve con una depurazione fatta in maniera corretta e, soprattutto, con gente che capisca che non si può scaricare tutto nelle acque. In questo ambito abbiamo ancora tanto da imparare>. Tutto sommato, la strategia del procuratore Falvo appare  condivisibile. La sua rivoluzione culturale, però, probabilmente, richiede tempi lunghi. Richiede qualche lustro prima che possa andare a bersaglio e il Vibonese, al pari della Calabria intera, il lusso di aspettare non se lo può permettere. Il rischio è quello di rimanere tagliati fuori dai circuiti turistici nazionali e internazionali. Forse, è necessario un cambio di passo. Forse, alla carota, di tanto in tanto, va affiancato anche il bastone. 

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