“La morte di Andrea Minasi non può e non deve diventare occasione di polemica. E, soprattutto, non deve essere strumentalizzata”. È da questa premessa che Immacolata Corso, zia di Andrea Minasi, la pianista di 23 anni investita sulle strisce pedonali a Vibo Valentia il 28 luglio 2026 e deceduta il 6 agosto all’ospedale di Catanzaro, parte nella proposta indirizzata al sindaco del Comune di Vibo Valentia Enzo Romeo e, per conoscenza, al Comando della Polizia Locale, all’assessore competente in materia di Viabilità, Mobilità e Sicurezza stradale, al dirigente del settore competente, al presidente del Consiglio comunale, ai capigruppo consiliari e al Protocollo generale del Comune.
“Proprio per rispetto di Andrea e di tutte le vittime della strada – scrive la zia della giovane – ritengo che quanto accaduto debba imporre a tutti noi – cittadini e istituzioni – una riflessione più profonda”. Immacolata Corso ricorda che “abbiamo appreso dalla stampa che l’Amministrazione comunale sta valutando interventi su viale Affaccio, tra i quali l’introduzione del limite di velocità di 30 km/h e ulteriori sistemi di rallentamento e messa in sicurezza. Accogliamo positivamente la volontà di intervenire. Ma sentiamo il dovere civile di chiedere qualcosa di più”, sottolinea.
“Vibo Valentia non aspetti un’altra vittima”
La richiesta della zia di Andrea Minasi è chiara: “Chiediamo che Vibo Valentia non aspetti un’altra vittima per rendere sicura un’altra strada. Perché la sicurezza stradale non può essere una risposta alla morte. Deve essere ciò che viene prima. Non possiamo continuare a domandarci, dopo ogni tragedia, cosa sarebbe stato possibile fare. Non possiamo continuare a intervenire soltanto nei luoghi nei quali qualcuno ha già perso la vita”. Secondo la proposta, “la politica e le Istituzioni hanno anche il compito – e il coraggio – di guardare oltre ciò che è già accaduto, individuando oggi i luoghi nei quali potrebbe verificarsi domani una nuova tragedia”. “Per questa ragione – si legge nella proposta – chiediamo che l’intervento su Viale Affaccio rappresenti l’inizio di un progetto complessivo di sicurezza stradale per la città di Vibo Valentia”.
Una ricognizione dell’intero territorio
Immacolata Corso chiede all’amministrazione comunale di “avviare, con il coinvolgimento della Polizia Locale, degli uffici tecnici, degli enti proprietari delle strade interessate e degli altri soggetti competenti, una ricognizione dell’intero territorio comunale finalizzata all’individuazione delle strade e degli attraversamenti maggiormente esposti al rischio”.
La proposta si articola in sei punti.
Zone a 30 km/h nelle aree più sensibili
Il primo riguarda l’introduzione di “zone e tratti a 30 km/h nelle aree maggiormente sensibili”. “Non un limite generalizzato e meramente simbolico – viene precisato – ma limiti mirati nelle zone nelle quali la presenza di pedoni e la conformazione urbana rendono incompatibili velocità superiori con un livello adeguato di sicurezza. Particolare attenzione dovrà essere riservata alle strade caratterizzate dalla presenza di numerosi esercizi commerciali, scuole, luoghi di aggregazione, impianti sportivi, fermate del trasporto pubblico e consistenti flussi pedonali”.
Attraversamenti pedonali da mettere in sicurezza
Il secondo punto riguarda una “verifica straordinaria degli attraversamenti pedonali della città”. Per quelli ritenuti maggiormente pericolosi, la proposta indica la possibilità di prevedere: illuminazione dedicata; segnaletica luminosa ad alta visibilità; isole salvagente, ove tecnicamente realizzabili; attraversamenti rialzati, ove consentiti; restringimenti ottici o fisici della carreggiata; sistemi di presegnalazione; semafori pedonali, anche a chiamata, nei punti caratterizzati da maggiore rischio.
Un semaforo pedonale a chiamata su viale Affaccio
Il terzo punto riguarda direttamente il luogo nel quale Andrea Minasi ha perso la vita. “Con specifico riferimento al tratto nel quale Andrea ha perso la vita – si legge nella proposta – chiediamo che venga effettuato uno studio tecnico per verificare prioritariamente la possibilità di installare un semaforo pedonale a chiamata, o altro sistema semaforico idoneo a garantire l’attraversamento in condizioni di sicurezza. L’elevata presenza di attività commerciali e di giovani e il conseguente flusso pedonale rendono necessario valutare una soluzione che non si limiti a segnalare l’attraversamento, ma che consenta al pedone di attraversare disponendo di uno spazio temporale effettivamente protetto”.
“Un limite di velocità produce sicurezza soltanto se viene rispettato”
Il quarto punto è dedicato al controllo della velocità. “Un limite di velocità produce sicurezza soltanto se viene rispettato”, afferma Corso. Per questo viene chiesto di “verificare, nel rispetto della normativa vigente e con il coinvolgimento degli enti competenti, la possibilità di installare sistemi fissi di controllo elettronico della velocità in entrambi i sensi di marcia nei tratti urbani individuati come maggiormente pericolosi, a partire da viale Affaccio. L’obiettivo non deve essere sanzionare. L’obiettivo deve essere che i pedoni abbiano un attraversamento delle strade sicuro, grazie ad un rallentamento delle automobili in prossimità delle strisce pedonali”.
Una mappa comunale del rischio stradale
Il quinto punto propone la realizzazione di una “vera e propria mappa comunale della sicurezza stradale”. Dovrebbero essere censiti “gli incidenti verificatisi negli ultimi anni; gli investimenti di pedoni e ciclisti; gli attraversamenti maggiormente utilizzati; le velocità medie rilevate; le segnalazioni dei cittadini; la presenza di scuole, attività commerciali e luoghi di aggregazione; le strade sulle quali si verificano frequentemente condotte pericolose. Questi dati dovrebbero diventare la base sulla quale stabilire dove intervenire prima che accada qualcosa, e non dopo”.
“La sicurezza stradale diventi oggetto di una programmazione permanente”
Il sesto punto riguarda la programmazione annuale degli interventi. “Chiediamo che la sicurezza stradale diventi oggetto di una programmazione permanente, con obiettivi, priorità, risorse e verifiche periodiche”. La richiesta è quella di superare “interventi emergenziali conseguenti a singoli fatti di cronaca” per arrivare a “una politica pubblica strutturale”.
“Non chiediamo un intervento soltanto per Andrea”
È questo, sottolinea Immacolata Corso, il punto che desideriamo “sottolineare con maggiore forza. Come famiglia e come comunità potremmo chiedere semplicemente che sia messo in sicurezza il luogo nel quale Andrea ha perso la vita. Ma non sarebbe sufficiente. Perché se domani, in un’altra strada della città, un altro ragazzo, una madre, un padre, un bambino o un anziano dovesse perdere la vita attraversando la strada, ci ritroveremmo ancora una volta a domandarci: ‘Potevamo fare qualcosa prima?’. Noi vogliamo che questa domanda non debba essere posta mai più. La morte di una persona non può diventare il requisito necessario perché un luogo venga considerato pericoloso. La prevenzione consiste precisamente nel contrario: riconoscere il pericolo prima che produca una vittima”.
“Trasformare una tragedia in una scelta politica”
La richiesta è quindi rivolta al primo cittadino, all’esecutivo e all’intera assise. “Chiediamo al sindaco, alla Giunta e all’intero Consiglio comunale di avere il coraggio di trasformare una tragedia che ha profondamente ferito la nostra famiglia e l’intera comunità in una scelta politica capace di guardare al futuro. Non chiediamo interventi dettati dall’emozione del momento. Chiediamo studio, dati, programmazione, controlli e responsabilità. Chiediamo che viale Affaccio venga messo in sicurezza. Ma chiediamo soprattutto che, mentre si studia come mettere in sicurezza quel viale, qualcuno inizi contemporaneamente a domandarsi: ‘Qual è la prossima strada di Vibo Valentia sulla quale dobbiamo intervenire?’. E che quella strada venga messa in sicurezza prima, non dopo”.
“Una città nella quale attraversare sulle strisce non richieda coraggio”
La proposta di Immacolata Corso si chiude con l’auspicio che dalla morte di Andrea possa nascere un cambiamento concreto. “Se dalla morte di Andrea deve nascere qualcosa, vorremmo che fosse questo: una città nella quale attraversare sulle strisce pedonali non richieda coraggio; una città nella quale un limite di velocità non sia soltanto un numero scritto su un cartello; una città nella quale la sicurezza venga progettata prima della tragedia; una città capace di proteggere la vita senza dover prima piangere una vita perduta. Perché ricordare Andrea significa anche avere il coraggio di fare oggi ciò che può impedire che domani un’altra famiglia debba vivere quello che stiamo vivendo noi”, conclude la zia della giovane pianista.



