Andrea Minasi, la zia Immacolata Corso: trasformerò questo dolore in una battaglia per la Calabria

Dall'ospedale di Catanzaro, dove la giovane pianista lotta tra la vita e la morte dopo essere stata travolta sulle strisce a Vibo, la zia materna annuncia un grande impegno civile: la sofferenza può distruggerti oppure darti una responsabilità. Io ho scelto la seconda

Sono giorni di attesa, dolore e profonda speranza all’ospedale di Catanzaro per le condizioni di Andrea Minasi, la studentessa del Conservatorio “Torrefranca” investita mentre attraversava viale Affaccio a Vibo Valentia. Accanto a lei c’è la sua famiglia, sospesa ad ogni respiro davanti alla porta della Terapia Intensiva. Ma proprio da quelle corsie nasce una forte presa di posizione destinata a trasformare la sofferenza in una battaglia comune. A darne voce è la zia della giovane, Immacolata Corso, che ha affidato a un lungo e toccante messaggio la sua decisione di trasformare il dolore in impegno sociale e civile.

Il rispetto per la giustizia e il rifiuto dei processi mediatici

Nel suo intervento, Immacolata Corso chiarisce fin da subito che non intende sostituirsi agli organi inquirenti: “Su ciò che è accaduto ad Andrea non sarò io a pronunciarmi. Ci sono una Procura della Repubblica e gli organi investigativi che stanno svolgendo il loro lavoro. A loro spetta il compito di accertare i fatti e di stabilire le eventuali responsabilità. Ed io avrò il massimo rispetto per quel percorso, senza alimentare processi mediatici e senza sostituirmi a chi ha il dovere di fare giustizia”. La sua strada, spiega, sarà un’altra: “Io voglio fare giustizia per questa terra. Non la giustizia delle sentenze, ma la giustizia del cambiamento. Perché ogni tragedia che non insegna nulla è una tragedia destinata a ripetersi”.

Le lettere ai vertici dello Stato

La zia della giovane ha voluto poi fare chiarezza sul senso delle lettere inviate in questi giorni al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, ai ministri e al presidente della Regione Calabria: “Scrivere alle più alte cariche dello Stato non è mai stato un grido di aiuto per la mia famiglia. Per Andrea oggi stanno lavorando medici straordinari e noi continueremo a esserle accanto con tutto l’amore possibile. Le lettere inviate al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, ai ministri, al presidente della Regione e alle altre istituzioni sono un grido di allarme per la nostra terra. Sono la richiesta di guardare negli occhi una Regione che non chiede compassione: chiede attenzione, chiede ascolto, chiede il coraggio di affrontare problemi che da troppo tempo vengono rinviati”.

Una battaglia che, secondo le sue parole, tocca nodi fondamentali per l’intera collettività: “La mia battaglia non riguarda soltanto Andrea. Riguarda il diritto alla salute, una sanità che metta davvero il cittadino al centro, la sicurezza delle nostre strade, il diritto di ogni famiglia a sentirsi protetta”.

L’esempio di Andrea e dei giovani che restano

Immacolata Corso racconta anche il suo percorso interiore e la spinta a ritornare all’impegno sociale: “Avevo smesso di fare attività sociale, avevo smesso di credere che fosse possibile cambiare davvero le cose. Pensavo che quel tempo fosse finito. Mai avrei immaginato che fosse proprio la mia famiglia a richiamarmi a quella responsabilità. Oggi ricomincio, e ricomincio dagli ultimi. Perché sono sempre gli ultimi a pagare il prezzo più alto”.

Tra questi ultimi, richiamati i cittadini che attendono, le famiglie che soffrono in silenzio, ma anche il personale sanitario: “Gli ultimi sono i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari e i soccorritori che ogni giorno fanno il massimo con risorse spesso insufficienti. E gli ultimi sono quei giovani che, nonostante tutto, decidono di restare in Calabria”. Tra loro c’era e c’è proprio Andrea: “Andrea era una di loro. Una pianista. Una ragazza di ventitré anni prossima alla laurea presso il Conservatorio ‘Fausto Torrefranca’ di Vibo Valentia. Poteva scegliere di andare via, aveva scelto di restare. Aveva scelto di credere nella sua terra. Ed oggi quella terra ha il dovere morale di dimostrare che i sogni dei suoi giovani meritano di essere difesi”.

L’appello ai cittadini

Traendo forza dalla straordinaria vicinanza mostrata dalla comunità, che in questi giorni si è stretta attorno alla famiglia con preghiere e abbracci, la zia rivolge un invito aperto a tutti: “Non lasciatemi sola. Se avete vissuto situazioni simili, se avete incontrato difficoltà nel percorso di cura, se avete idee, proposte, esperienze da condividere… scrivetemi. Scrivete. Raccontatemi e raccontate la vostra storia. Io voglio ascoltare tutti. Voglio creare uno spazio in cui ogni cittadino possa sentirsi parte di questa battaglia. Non voglio raccogliere rabbia, voglio raccogliere testimonianze, proposte e competenze. Perché soltanto ascoltando chi vive ogni giorno questi problemi possiamo costruire soluzioni credibili”.

A tal fine annuncia anche una fase di approfondimento: “Studierò, tornerò sui libri, leggerò le leggi, approfondirò i regolamenti e mi avvarrò di professionisti che vogliono mettere a disposizione la loro professionalità. Cercherò di capire dove si interrompe il percorso dei diritti dei cittadini, per capire se davvero non si può fare o se semplicemente non lo si è mai voluto fare. Se sarà necessario porterò queste battaglie davanti a tutte le istituzioni competenti, anche in Parlamento. Non per costruire una carriera, ma per costruire un cambiamento”.

La promessa

Il messaggio si chiude con una promessa che unisce l’affetto familiare al senso di appartenenza a una comunità intera: “Andrea è mia nipote, ma tutti i figli di questa Regione sono i miei nipoti. Ogni ragazzo che sceglie di restare, ogni madre che aspetta una risposta, ogni padre che vive con la paura, ogni famiglia che si sente dimenticata: da oggi nessuno di loro sarà più solo. Questa non sarà una battaglia contro qualcuno, sarà una battaglia insieme a qualcuno: insieme ai cittadini, ai medici, agli infermieri, ai soccorritori e a chi ogni giorno sceglie di non arrendersi”.

“La Calabria – conclude Immacolata Corso – non ha bisogno di eroi, ha bisogno di cittadini che abbiano il coraggio di restare, di partecipare e di pretendere il rispetto dei propri diritti. Io questo coraggio lo prometto ad Andrea e lo prometto a tutti voi. Ad Andrea, che mi diceva sempre che anche in Calabria esistono le opportunità, voglio dire grazie per avermi dato l’opportunità di tornare a credere in questa terra. Zia te lo promette”.

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