La sanità vibonese torna sotto accusa per una vicenda che solleva interrogativi pesanti sulla tutela degli anziani e sull’organizzazione dei servizi territoriali. A scrivere alla prefetta di Vibo Valentia è Giovanni Patania, sindacalista e segretario provinciale della Confsila, che denuncia una situazione definita di “gravità inaudita”, legata all’impossibilità di ottenere visite geriatriche e fisiatriche domiciliari. Al centro della segnalazione, una storia personale che diventa emblematica di un problema più ampio: quella di una donna di 80 anni, madre del sindacalista, rimasta vittima di una caduta accidentale lo scorso 2 gennaio e costretta a fare i conti con una frattura al bacino.
La richiesta di assistenza senza risposta
Dopo l’incidente, la famiglia ha attivato le procedure previste, richiedendo una visita geriatrica e fisiatrica domiciliare, passaggio necessario per avviare un percorso di fisioterapia. Una richiesta che, però, a distanza di settimane, non ha ancora trovato risposta. Secondo quanto riferito nella lettera, i due medici specialisti in forza a Vibo Valentia sarebbero stati trasferiti a Reggio Calabria. Una decisione comunicata informalmente in struttura, senza alcuna informazione pubblica e senza misure alternative per garantire la continuità assistenziale sul territorio vibonese.
Appello alle istituzioni
“Ci troviamo di fronte a un paradosso”, scrive Patania, denunciando il silenzio delle istituzioni e dei dirigenti dell’Asp di Vibo Valentia, incapaci – a suo dire – di considerare le ricadute concrete di tali scelte sulla vita delle persone. “Gli anziani non sono scarti”. Nella lettera alla prefetta, il sindacalista richiama anche una dimensione etica e sociale della vicenda. Gli anziani, sottolinea, non possono essere trattati come “scarti inutili”, ma rappresentano portatori di saggezza, memoria e valori, testimoni di generazioni che hanno attraversato sacrifici e sofferenze. Da qui l’appello diretto all’autorità prefettizia affinché intervenga per superare l’emergenza e sbloccare una situazione che sta negando un diritto fondamentale: quello alla cura, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.
La richiesta è chiara: ripristinare nel più breve tempo possibile le visite domiciliari, restituendo speranza e dignità a un’anziana donna e, con lei, a tutti coloro che oggi a Vibo Valentia si trovano soli di fronte alle falle di un sistema sanitario sempre più distante dai bisogni reali del territorio.


