Non è uno sfogo personale, ma la fotografia di un sistema che sta soffocando l’economia calabrese. La presa di posizione dell’imprenditore Pippo Callipo ha il merito di aver portato alla luce una condizione che accomuna migliaia di aziende: investire sul territorio significa essere stritolati da enti pubblici che pretendono risorse senza garantire servizi, sicurezza e infrastrutture.
Mondo produttivo schiacciato
Il mondo produttivo si sente schiacciato da una macchina amministrativa che invece di sostenere lo sviluppo finisce per affossarlo. Un paradosso che si tocca con mano nelle aree industriali, trasformate in luoghi di abbandono mentre le imprese vengono sommerse da richieste economiche sempre più pesanti. Il simbolo di questo meccanismo resta il Corap, ente in liquidazione che continua a inviare richieste di pagamento – spesso con arretrati di sette anni – come se avesse garantito servizi reali. La verità è opposta: le aziende operano nel degrado più assoluto.
Le aree di Portosalvo e Aeroporto
Le situazioni più critiche riguardano Portosalvo e l’area industriale di località Aeroporto, a Vibo Valentia. Qui il collasso è evidente: strade piene di buche profonde, allagamenti continui che trasformano le carreggiate in fiumi d’acqua, illuminazione carente, sterpaglie e canneti che chiudono le strade, cunette inesistenti, sistemi di videosorveglianza fuori uso. Un contesto che isola le imprese e rende ogni attività più costosa e rischiosa. Ma Vibo non è un’eccezione. Le stesse criticità si ripetono nelle aree produttive di Gioia Tauro e Lamezia Terme: territori che dovrebbero trainare lo sviluppo regionale e che invece appaiono abbandonati dallo Stato.
Si paga ma senza ricevere servizi
Gli imprenditori non contestano il principio di contribuire economicamente. Contestano di pagare senza ricevere nulla in cambio. Pagano rifiuti, acqua, depurazione, tributi vari e in più il famigerato “corrispettivo” consortile, mentre strade, sicurezza e manutenzione restano solo sulla carta. Il sentimento diffuso è quello di essere sudditi più che cittadini: da una parte enti che dettano regole e pretendono obbedienza, dall’altra un tessuto produttivo lasciato solo a fronteggiare degrado e costi. Un sistema che sembra progettato per spremere chi lavora e alimentare strutture pubbliche per mantenere dirigenti, distribuire incarichi, consulenze e clientele politiche. In una sola parola: “carrozzoni” finalizzati a sostenere i politici di turno.
L’arroganza e Meridionale Petroli
In questo quadro la vicenda di Meridionale Petroli rappresenta un esempio emblematico di come lo Stato decida ignorando completamente i territori. Un intero consiglio comunale, petizioni popolari, la Provincia e diverse forze politiche si sono espressi per la delocalizzazione dell’impianto per liberare finalmente il porto dalla cappa dei carburanti e avviare uno sviluppo turistico basato su nautica da diporto, alberghi, lidi e nuove attività economiche. Una scelta condivisa dalla comunità locale, orientata a costruire futuro e occupazione. Eppure qualcuno, sentendosi superiore a tutto e a tutti, ha deciso che Meridionale Petroli poteva restare dov’era per altri vent’anni, ignorando la volontà dei territori e qualsiasi idea di riconversione e crescita sostenibile.
Nessuno osi contraddire l’Autorità portuale
È in questo contesto che si inserisce anche il rapporto spesso distante e autoritario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro con le realtà locali. Altro che sviluppo condiviso e dialogo con i territori: si avverte la presenza di un mondo intoccabile, centralista, che impone scelte dall’alto mentre amministratori locali e comunità finiscono per piegarsi senza poter incidere. La denuncia di Callipo, dunque, va ben oltre il singolo caso. È la voce di un’imprenditoria che resiste ma si sente soffocata da uno Stato che sembra lavorare contro se stesso. Se non si cambia rotta, parlare di rilancio della Calabria resterà pura propaganda. Non si può pretendere crescita mentre le aree industriali affondano nel degrado. Non si può chiedere denaro senza offrire servizi. O le istituzioni tornano ad accompagnare chi produce ricchezza, oppure il sistema continuerà a strangolare l’economia reale. E a perdere, ancora una volta, sarà l’intera Calabria.






