Abilita Notifiche OK No grazie

Asp di Vibo, il bilancio dei commissari: una macchina di atti ma non sanità e assistenza

Diciotto mesi dopo l’insediamento della commissione straordinaria, la legalità amministrativa resta un risultato, ma servizi, territorio e governance continuano a segnare il passo

A diciotto mesi dall’insediamento della commissione straordinaria all’Asp di Vibo Valentia, il tempo delle valutazioni prudenti può dirsi concluso. Oggi il confronto deve avvenire sui fatti, sui numeri e sui risultati concreti. L’intervento dello Stato per ristabilire condizioni di legalità amministrativa era necessario, probabilmente inevitabile, in un contesto che imponeva una risposta netta delle istituzioni. Ma la sanità non si misura soltanto sulla correttezza formale degli atti: si misura, soprattutto, sulla capacità di dare risposte reali ai cittadini. Ed è proprio su questo terreno che il bilancio della gestione commissariale si fa più complesso e, per molti versi, profondamente critico.

Una macchina di atti amministrativi

Nel periodo della gestione prefettizia si è registrato un aumento evidente della produzione amministrativa. Gli atti risultano cresciuti in modo significativo rispetto alla fase precedente al commissariamento, passando da una media stimata di circa 180-220 atti annui a oltre 240-280. Un dato che, letto superficialmente, potrebbe suggerire una macchina amministrativa più dinamica. Ma la realtà che emerge è diversa: all’incremento quantitativo non è corrisposto un rafforzamento della capacità di governo. Al contrario, la quota degli atti realmente strategici si sarebbe drasticamente ridotta, scendendo da una incidenza compresa tra il 20 e il 25 per cento a valori vicini al 5-10 per cento. In altre parole, l’Asp è diventata più attiva sul piano burocratico, ma meno incisiva sul piano della programmazione e della guida del sistema sanitario. Si è amministrato di più, ma si è governato di meno.

La prevenzione resta il primo grande fallimento

Il segnale più preoccupante, tuttavia, arriva dalla prevenzione, che rappresenta il primo e più affidabile indicatore della salute di un sistema sanitario. I dati ufficiali del Ministero della Salute e di Agenas continuano a collocare stabilmente la Calabria al di sotto della soglia minima nei Livelli essenziali di assistenza per l’area della prevenzione. Le coperture degli screening oncologici, in particolare, restano spesso ferme sotto il 40-50 per cento della popolazione target, ben lontane dagli standard nazionali che si collocano tra il 70 e l’80 per cento.

Non si tratta di una semplice statistica. Significa diagnosi tardive, aumento della mortalità evitabile, aggravamento delle patologie e una pressione ancora maggiore sugli ospedali. Nel territorio vibonese, durante il periodo della gestione prefettizia, non si registrano segnali di recupero strutturale di questi indicatori. E questo è forse il dato più allarmante, perché rivela l’assenza di un cambio di passo proprio nel segmento che dovrebbe evitare che i pazienti arrivino troppo tardi alle cure.

Ospedale fragile e nodo sicurezza ancora aperto

Anche la rete ospedaliera continua a mostrare fragilità evidenti. La contrazione dei servizi, le difficoltà nella copertura dei reparti e le persistenti carenze strutturali restano questioni aperte. Tra queste, una delle più gravi riguarda l’assenza di un adeguamento antisismico del presidio ospedaliero di Vibo Valentia.

In un territorio classificato a rischio sismico, questa non può essere considerata una criticità secondaria o rinviabile. Non è soltanto un tema tecnico o ingegneristico: è una questione di responsabilità istituzionale, di tutela dei pazienti, del personale sanitario e dell’intera comunità. Un ospedale che non affronta in maniera adeguata il tema della sicurezza strutturale continua a rappresentare una ferita aperta nel sistema sanitario provinciale.

Il pronto soccorso è lo specchio del collasso territoriale

Il dato che forse più di ogni altro fotografa lo stato reale della sanità vibonese è quello relativo al pronto soccorso. Le evidenze nazionali di Agenas indicano che in Italia gli accessi inappropriati oscillano mediamente tra il 50 e il 60 per cento, mentre in Calabria superano spesso il 65-70 per cento. Nel contesto vibonese, la stima è ancora più netta: circa il 70-75 per cento degli accessi sarebbe costituito da codici verdi dimessi nella stessa giornata.

Questo numero dice una cosa molto precisa. Non racconta soltanto un problema di emergenza-urgenza. Racconta soprattutto il fallimento della sanità territoriale. Il pronto soccorso, infatti, è diventato il luogo in cui si scarica una domanda di salute che non trova risposta altrove. Non è il pronto soccorso a essere inefficiente: è il territorio a non essere organizzato. È lì che si concentra una delle responsabilità più pesanti di questa fase commissariale.

Il grande assente: il governo del territorio

Ed è proprio il territorio il grande assente di questi diciotto mesi. Il distretto sanitario, che assorbe una quota stimabile tra il 40 e il 50 per cento della spesa aziendale, rappresenta oggi il cuore di ogni sistema sanitario moderno: è il luogo della gestione della cronicità, della domiciliarità, della presa in carico dei pazienti fragili, della continuità assistenziale.

Eppure, nel periodo commissariale, non emerge una governance strutturata di questo ambito. La direzione distrettuale sarebbe stata stabilizzata tardivamente, non si rileverebbe l’esistenza di un piano territoriale realmente operativo e non si evidenzierebbe un rafforzamento significativo dei servizi residenziali e semiresidenziali. In sostanza, manca un vero governo della domanda sanitaria. E quando manca il governo del territorio, il sistema si spezza: si allungano le liste d’attesa, si intasano i pronto soccorso, cresce il ricorso al privato, aumenta la fuga dei pazienti.

Liste d’attesa, privato e fuga verso altre regioni

Le conseguenze di questa impostazione sono visibili anche sul fronte delle liste d’attesa e della mobilità sanitaria. I dati nazionali confermano che la Calabria continua a registrare livelli elevati di mobilità passiva e criticità persistenti nei tempi di accesso alle prestazioni. Nel territorio vibonese, tutto questo si traduce in attese più lunghe, maggiore ricorso al privato e spostamenti verso altre regioni per ottenere cure, esami e interventi.

È il segno più evidente di una fiducia che si erode giorno dopo giorno. Quando i cittadini non riescono a curarsi nei tempi giusti, quando sono costretti a pagare di tasca propria o a lasciare la propria terra per cercare altrove ciò che dovrebbe essere garantito come diritto, non siamo davanti a una semplice inefficienza amministrativa: siamo davanti a una crisi di sistema.

Instabilità organizzativa e governance inadeguata

Sul piano organizzativo, la gestione prefettizia non sembra aver prodotto quella stabilità che ci si sarebbe potuti attendere da un’amministrazione chiamata a ristabilire ordine e continuità. Il continuo turnover nelle posizioni tecnico-amministrative, il ricorso a incarichi temporanei e la difficoltà nel consolidamento della governance hanno contribuito a mantenere un clima di incertezza.

E un sistema sanitario, per funzionare, ha bisogno esattamente del contrario: continuità decisionale, catena di comando chiara, responsabilità definite, programmazione costante. Senza stabilità non si costruisce performance, non si consolidano i processi, non si migliora la qualità dell’assistenza. Si resta in una condizione di gestione permanente, ma senza vera direzione.

Il ruolo mancato di Azienda Zero

In questo quadro assume un significato particolare anche la presenza, all’interno della commissione, di una figura riconducibile ad Azienda Zero. Da quella presenza ci si sarebbe aspettati un contributo decisivo in termini di visione strategica, integrazione con il sistema regionale, coordinamento operativo e, soprattutto, rafforzamento della sanità territoriale.

Tuttavia, osservando i risultati, quel potenziale vantaggio non sembra essersi tradotto in un impatto concreto. Una funzione che avrebbe potuto rivelarsi determinante è rimasta, nei fatti, marginale, inconsistente sul piano decisionale ed inefficace rispetto ai principali punti di criticità. E questo pesa ancora di più, perché quando c’è una competenza che potrebbe fare la differenza e quella differenza non si vede, il giudizio diventa inevitabilmente più severo.

Il nodo politico e contabile che non può essere taciuto

Il bilancio complessivo, dunque, appare netto. La gestione prefettizia ha certamente rafforzato la legalità amministrativa e ha aumentato la produzione di atti. Ma, allo stesso tempo, ha ridotto la capacità strategica, non ha migliorato in modo significativo i servizi sanitari e non ha affrontato con la necessaria decisione il nodo cruciale del territorio.

La sanità vibonese resta fragile e gli indicatori continuano a segnalare criticità. E c’è un elemento che merita una sottolineatura particolare: dopo anni di richieste e rivendicazioni, l’incremento di budget destinato ai servizi territoriali residenziali sarebbe stato almeno in parte distratto dalla sua destinazione d’uso per far quadrare il bilancio, e non per migliorare concretamente l’offerta sanitaria. Se confermato, questo non è un dettaglio tecnico. È un segnale politico e amministrativo pesantissimo, perché racconta di risorse sottratte proprio al settore che avrebbe dovuto rappresentare la leva del rilancio.

La riflessione finale, allora, non può essere aggirata. La legalità è un presupposto indispensabile. Nessuno può metterlo in discussione. Ma da sola non basta. Senza organizzazione, senza programmazione, senza capacità di governo, non esiste sanità. Esiste soltanto amministrazione.

E va detto con chiarezza, senza equivoci e senza timori: i cittadini vibonesi non chiedono favori, non chiedono scorciatoie, non chiedono privilegi. Chiedono cure, rispetto e diritti. E oggi, a Vibo Valentia, quei diritti continuano troppo spesso a restare sulla carta.

© Riproduzione riservata
Ultim'ora

Ti potrebbe interessare...

L’ex consigliere regionale Pd e oggi componente della Direzione nazionale del partito, invita a sostenere il percorso di delocalizzazione di Meridionale Petroli, sottolineando responsabilità, confronto e attenzione per lavoratori e territorio
Nuovo decreto triennale del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf). Il provvedimento introduce importanti novità
L’escalation, alimentata dalle tensioni internazionali in Iran, graverà pesantemente sulle tasche delle famiglie italiane

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Vibo Valentia n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019. Direttore Responsabile: Nicola Lopreiato
Noi di Calabria S.r.L. | P.Iva 03674010792