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Autismo, ecco la sentenza del Consiglio di Stato che riapre il “caso Vibo” sull’inerzia dell’Asp

Riconosciuto anche il danno non patrimoniale per i ritardi nella presa in carico: un principio che rafforza le denunce dell’associazione Io Autentico contro l’Asp di Vibo Valentia

La sentenza del Consiglio di Stato che condanna la Asl Roma 3 per l’inerzia nella presa in carico di un minore con disturbo dello spettro autistico va ben oltre il singolo caso e riaccende inevitabilmente la discussione anche su Vibo Valentia. Il punto più rilevante del pronunciamento è chiaro: quando l’azienda sanitaria ritarda o omette di attivare un percorso terapeutico adeguato, il danno non è soltanto economico. C’è anche un danno non patrimoniale, umano, esistenziale, che colpisce il minore e travolge l’intero equilibrio familiare.

Il principio fissato dai giudici

Nel caso esaminato, i giudici hanno confermato il rimborso delle spese sostenute dai genitori per garantire privatamente alcune terapie al figlio, ma hanno soprattutto riconosciuto 5 mila euro di danno non patrimoniale, legato al periodo di inerzia dell’amministrazione sanitaria. Un passaggio importante, perché il Consiglio di Stato chiarisce che il silenzio o il ritardo della sanità pubblica non può essere derubricato a semplice disfunzione burocratica. Quando manca una presa in carico tempestiva e un progetto terapeutico-abilitativo-educativo, si produce un pregiudizio concreto alla qualità della vita del minore, alle sue relazioni, al suo percorso scolastico e alla serenità della famiglia.

Il Consiglio di Stato, tuttavia, delimita anche un altro aspetto: il diritto al risarcimento decorre dal momento in cui la Asl viene formalmente messa nelle condizioni di attivarsi, cioè dalla richiesta diretta alla struttura competente. In questo caso, quindi, i giudici non hanno riconosciuto le spese fin dal 2020, ma solo dal gennaio 2022 fino all’aprile 2023, quando la Asl ha finalmente formulato il progetto terapeutico.

Perché la sentenza pesa anche su Vibo

È proprio su questo terreno che il caso assume un valore che, politicamente e socialmente, parla anche a Vibo Valentia. Da tempo l’associazione Io Autentico, guidata da Enrico Mignolo, denuncia ritardi, carenze e una presa in carico giudicata insufficiente da parte dell’Asp vibonese nei confronti dei pazienti autistici, sia per le nuove diagnosi sia per i soggetti già inseriti nei progetti di vita.

Secondo Mignolo, la criticità non riguarda soltanto i tempi delle valutazioni, ma soprattutto la concreta erogazione delle terapie individuali e personalizzate. Un punto sul quale il presidente dell’associazione usa parole durissime: famiglie costrette a supplire da sole, costi affrontati in proprio, energie sottratte alla cura quotidiana dei figli per inseguire procedure, solleciti, esposti e, in molti casi, l’ipotesi di una causa giudiziaria contro un ente pubblico.

I pesanti rilievi dell’associazione Io Autentico

Nel suo intervento, Mignolo richiama un dato che rende ancora più delicata la vicenda vibonese: l’elevato numero di progetti di vita attivati sul territorio rispetto al dato aggregato nazionale e una situazione che, a suo dire, sarebbe persino più grave di quella emersa nel caso romano. Il nodo centrale resta la carenza di personale sanitario dedicato e il ricorso, secondo quanto denunciato, a cooperative che non possono sostituire un servizio sanitario strutturato, con piani terapeutici adeguati e costantemente monitorati.

È una contestazione pesante, che chiama in causa direttamente l’organizzazione dell’Asp di Vibo e riporta al centro un tema già affrontato anche in sede giudiziaria negli anni scorsi: l’autismo non può essere gestito con soluzioni tampone, né con percorsi frammentati, né scaricando sulle famiglie il peso delle inefficienze del sistema.

Un monito che non può restare sulla carta

La sentenza del Consiglio di Stato non condanna l’Asp di Vibo, ma offre un principio giuridico e umano che oggi pesa come un monito anche sul territorio vibonese. Perché quando la sanità pubblica ritarda, non si ferma una pratica: si ferma un bambino, si rallenta un percorso di crescita, si lascia sola una famiglia.

Ed è proprio questo il punto che rende la decisione importante anche per Vibo Valentia: non siamo più davanti a semplici disservizi. Se c’è inerzia nella presa in carico dell’autismo, il danno può diventare anche giuridicamente risarcibile. E soprattutto, politicamente indifendibile.

Autismo, arriva una sentenza che pesa come un macigno anche sull’Asp di Vibo (video)

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