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Autobomba di Limbadi, confermata in Appello la condanna all’ergastolo per Rosaria Mancuso

La Corte catanzarese ribadisce il carcere a vita per la mandante dell'omicidio di Matteo Vinci. Cade l’aggravante mafiosa: il delitto del biologo maturato nel clima d’odio per i confini dei terreni
autobomba di limbadi

La Corte d’appello di Catanzaro ha confermato la condanna all’ergastolo per Rosaria Mancuso accusata di essere una dei mandanti dell’omicidio di Matteo Vinci, biologo 42enne di Limbadi (Vibo Valentia), ucciso con una bomba sistemata nell’auto sulla quale viaggiava il 9 aprile 2018 e del tentato omicidio del padre della vittima, Francesco, che si trovava con il figlio e rimase gravemente ferito. La Corte ha così confermato la condanna, pronunciandosi nuovamente sul caso dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione lo scorso anno.

Nel medesimo processo, già confermate le condanne per Domenico Di Grillo e Lucia Di Grillo, rispettivamente a 6 e 3 anni di reclusione. La famiglia Vinci è assistita dall’avvocato Giovanna Fronte, che ha seguito tutte le fasi del lungo iter giudiziario. Già nel giugno scorso, la Corte di Cassazione aveva confermato le pene per Domenico e Lucia Di Grillo, oltre all’ergastolo per Vito Barbara. Tuttavia, per Rosaria Mancuso si era disposto l’annullamento con rinvio, rendendo necessario un nuovo passaggio davanti ai giudici d’appello, che ora hanno ribadito la condanna al carcere a vita.

Secondo quanto ricostruito nelle sentenze, l’omicidio sarebbe maturato nell’ambito di una “contesa tra vicini”, caratterizzata da una forte e prolungata conflittualità, degenerata in un clima di odio reciproco. I giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa, ritenendo che il movente non fosse riconducibile a dinamiche di criminalità organizzata, bensì a contrasti personali. (Ansa)

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