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Biblioteca Calabrese, chiusa da oltre due anni tra burocrazia e scontri interni: patrimonio fermo in attesa della Regione

Un presidio culturale unico in Calabria resta inaccessibile per carenze amministrative e ritardi nei finanziamenti. Sullo sfondo il caso del rigetto delle domande di nuovi soci, tra accuse di illegittimità e diffide legali
Biblioteca calabrese

Da oltre due anni la Biblioteca Calabrese è chiusa. Porte sbarrate, scaffali silenziosi, studiosi e cittadini esclusi da un patrimonio che la Soprintendenza ha dichiarato di “eccezionale interesse” e che il Ministero della Cultura ha posto sotto tutela con decreto n. 44 del 6 settembre 2023.

Oggi la riapertura dipende da un finanziamento regionale necessario ad adeguare l’immobile alle norme antincendio, carenza che ha portato alla chiusura con un’ordinanza della terna commissariale. Ma la vicenda va ben oltre un impianto da mettere a norma.

Un patrimonio unico in Calabria

Istituita nel 1980 dall’Amministrazione provinciale di Catanzaro su impulso del fondatore Nicola Provenzano, la Biblioteca trova dal 1995 sede nell’attuale “Istituto della Biblioteca Calabrese”, ospitato in un palazzo liberty di proprietà comunale. Comune e Regione Calabria sono enti fondatori: il primo, che ha acceso un mutuo per l’acquisto dell’edificio, partecipa all’assemblea dei soci; la seconda garantisce un finanziamento annuale alle attività.

È l’unico presidio monotematico regionale dedicato alla Calabria. Custodisce oltre 30 mila volumi di pregio, un gabinetto delle stampe e dei disegni calabresi con rare opere cartografiche, un archivio fotografico, una videoteca di documentari e film di registi calabresi, 600 testate periodiche, un fondo di cinquecentine e numerose edizioni rare del Seicento e del Settecento.

Tra i tesori conservati: la “Cronica del convento di S. Domenico in Soriano” di Padre Antonio Lembo (1665), il trattato di geografia del tavernese Lorenzo Anania (1582), rare edizioni della “Gerusalemme liberata” tradotta in calabrese da Carlo Cusentino, le “Cronache del Frangipane”, monografie storiche su Monteleone, Crotone e Reggio, la serie dei “Congressi storici calabresi” curata dalla Deputazione di storia patria.

Un patrimonio costruito con sacrificio e lungimiranza dal fondatore, nella convinzione che la cultura sia strumento di progresso e democrazia.

La chiusura e il nodo antincendio

La biblioteca è stata interdetta al pubblico per la carenza del sistema antincendio e della certificazione dei Vigili del Fuoco. Una carenza scoperta – o formalmente contestata – solo di recente, dopo decenni di attività. Non risulta, dopo l’ordinanza di chiusura, alcun ulteriore provvedimento commissariale volto alla redazione di un progetto tecnico, nonostante il Comune sia proprietario dell’immobile.

Il nuovo presidente Giuseppe Ceravolo, insediatosi nel frattempo, è riuscito a trovare un’interlocuzione con il presidente della Provincia Corrado L’Andolina, che ha messo a disposizione un tecnico senza oneri per l’istituto né per il Comune. Il progetto di adeguamento è stato redatto, inviato al Comune e da questo trasmesso alla Regione per ottenere il finanziamento. Senza quell’intervento preliminare, parlare di riapertura sarebbe stato – si sostiene – solo esercizio propagandistico. Oggi però tutto è fermo in attesa delle determinazioni regionali.

Il caso dei 17 soci respinti

Come se non bastasse la chiusura, negli ultimi mesi è esploso uno scontro interno che ha assunto toni pubblici. Constatata la rarefazione dei soci – molti trasferiti o deceduti – il presidente aveva invitato i cittadini a partecipare, rilanciando l’idea che “più siamo meglio è”. Diciassette persone, tra giovani e professionisti, hanno presentato domanda di iscrizione. Le richieste sono state rigettate dalla direttrice con motivazioni giudicate illegittime e non previste dallo statuto: curriculum obbligatorio, valutazione del comitato scientifico, possibilità di nominare una commissione di esperti e perfino un previo esame di cultura calabrese.

Una procedura che ha innescato la reazione degli interessati, i quali, tramite legale, hanno inviato diffida anche all’assessorato regionale alla Cultura. La vicenda è finita sulla stampa, trasformando una questione interna in un caso pubblico. Sul piano simbolico lo scontro appare netto: da un lato l’idea di una biblioteca aperta e inclusiva, dall’altro una concezione ritenuta classista e restrittiva della partecipazione.

Un silenzio che pesa

Ad oggi la Biblioteca Calabrese resta chiusa. Inaccessibile il suo patrimonio, sospesa la sua funzione culturale, congelata la possibilità di diventare luogo di studio e confronto. In un territorio che avrebbe bisogno di presìdi culturali vivi e inclusivi, la situazione appare paradossale: un’istituzione dichiarata di eccezionale interesse, tutelata dal Ministero, ma di fatto inutilizzabile. Viene in mente la celebre battuta di Ennio Flaiano: “La situazione è tragica ma non seria”.

Qui però il tempo non è un paradosso letterario: è un patrimonio che resta al buio, in attesa che la politica e le istituzioni sciolgano i nodi tecnici e restituiscano alla Calabria uno dei suoi luoghi simbolo.

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