Prosegue senza sosta la scia di atti intimidatori che sta colpendo Vibo Valentia. Come riferisce Il Vibonese, nella notte Francesco Michelino Patania, 75 anni, costruttore edile del capoluogo, ha rinvenuto un biglietto contenente frasi minatorie sul parabrezza della propria auto, parcheggiata nei pressi della sua abitazione in via Giovanni XXIII.
Vera e propria escalation
L’episodio si colloca all’interno di una più ampia escalation criminale che, secondo quanto riportato, coincide temporalmente con la scarcerazione per decorrenza dei termini di diversi esponenti dei clan vibonesi coinvolti nella maxioperazione Rinascita Scott. Nelle settimane precedenti si sono infatti registrati numerosi fatti intimidatori: tre auto incendiate in via Gandhi a Vena di Ionadi, tra cui una appartenente al titolare di una pasticceria di Vibo Valentia e una in uso alla titolare di una farmacia delle Marinate; successivamente il ritrovamento di una bottiglia con liquido infiammabile davanti all’ingresso della macelleria Chiarello in via Giovanni XXIII e l’incendio del cantiere impegnato nei lavori per la realizzazione della mensa della scuola Buccarelli.
Dopo il ritrovamento del biglietto, Patania ha presentato denuncia ai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia, che hanno avviato le indagini per risalire agli autori del gesto.
Non un caso isolato
Non si tratta del primo episodio intimidatorio ai danni dell’imprenditore. Il 21 marzo 2017, davanti alla sede della “Patania Costruzioni srl” in via Angelo Savelli, traversa di via Giovanni XXIII, venne collocata la carcassa di un delfino. Un fatto poi confluito nell’inchiesta Rinascita Scott. In aula, il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena ha indicato come mandante Salvatore Morelli, attualmente detenuto in regime di carcere duro per scontare una condanna a 19 anni di reclusione. La carcassa, secondo quanto emerso, sarebbe stata prelevata sulla spiaggia di Briatico e portata a Vibo con finalità intimidatorie e di estorsione, richiesta economica che però non sarebbe mai stata soddisfatta.
Nel maxiprocesso Rinascita Scott, Francesco Patania figurava tra gli imputati con l’accusa di associazione mafiosa e di appartenenza al clan Lo Bianco. Accuse dalle quali l’imprenditore, già vicepresidente della Vibonese Calcio, è stato assolto sia in primo che in secondo grado, nonostante la Procura avesse chiesto una condanna a 19 anni di reclusione.
Resta anche un precedente risalente al gennaio 2014, quando Patania fu raggiunto da alcuni colpi di pistola alle gambe, rimanendo lievemente ferito. Nel corso degli anni, di lui hanno parlato diversi collaboratori di giustizia, tra cui Andrea Mantella, suo parente, che lo ha indicato come esponente di vertice del clan Lo Bianco, vicino ad Antonio Mancuso e al nipote Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”. Anche da queste accuse Patania è stato totalmente assolto, così come in precedenza nell’inchiesta “Nuova Alba”.


