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Blitz contro i clan del Vibonese, l’ex capo ultrà dell’Inter era il terminale del narcotraffico per le cosche

Nuova accusa per Marco Ferdico, indicato dalla Dda di Catanzaro come il broker della droga tra Milano e la Brianza per conto del clan. Tra gli affari della cosca, anche armi e il sostegno ai latitanti di Cosa Nostra

Era Marco Ferdico, ex capo ultrà dell’Inter accusato dell’omicidio di Vittorio Boiocchi a Milano e coinvolto nell’inchiesta Doppia curva, il “terminale del narcotraffico a Milano e in Brianza per conto del locale di ‘ndrangheta di Ariola”. È questa la nuova accusa – ha spiegato in conferenza stampa il procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio – che pende sul capo di Ferdico e contestatagli dalla Dda catanzarese. Oggi all’ex capo ultrà della Curva Nord dell’Inter hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di un’operazione condotta dal Servizio centrale operativo, dalla Squadra mobile di Vibo Valentia e dal Sisco di Catanzaro. Sono 54 le persone coinvolte, ritenute, a vario titolo, appartenenti alle cosche Emmanuele e Idà e accusate di associazione mafiosa, associazione per traffico di stupefacenti, estorsione, tentato omicidio, reati in materia di armi.

Ferdico è accusato di essere “pusher di riferimento dell’organizzazione criminale nel Nord Italia”, che i presunti vertici della cosca Idà chiamavano “il calciatore”. “Il locale di Ariola – ha detto Curcio – trovava nel narcotraffico la principale fonte di finanziamento che versava nella cosiddetta bacinella comune, una sorta di welfare illecito della ‘ndrangheta che permette anche il sostentamento delle famiglie dei detenuti”. Sergio Leo, dirigente della Mobile di Vibo ha parlato dei rapporti tra la ‘ndrangheta delle Serre vibonesi e Cosa Nostra siciliana. Il locale di Ariola, infatti, avrebbe favorito la latitanza di un soggetto perseguito dalla Procura di Catania. “Pervasiva e pericolosa” definita la ‘ndrangheta delle Serre dal questore di Vibo, Rodolfo Ruperti. Una criminalità fornita di un potente arsenale. Numerose le armi sequestrate tra le quali anche una mitraglietta.

L’uccisione del cane

Sull’efferatezza dei modi, si è riferito in conferenza, è emblematico l’episodio che vede protagonista Michele Idà, classe ’97, che esplodeva colpi d’arma da fuoco contro alcuni cani – perché infastidito dal loro abbaiare – uccidendone uno, la cui carcassa è stata poi riposta in un sacco di nero, del tipo di quelli utilizzati per i rifiuti. Questo a dimostrazione, scrive il gip Arianna Roccia, della “ferocia del soggetto e del totale disprezzo per il valore della vita”. All’incontro con la stampa hanno partecipato il direttore dello Sco Marco Calì, quello della prima divisione dello Sco Marco Garofalo e la responsabile del Sisco di Catanzaro Paola Grazia Valeriani. (Ansa)

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