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Briatico, maxi operazione nelle campagne: si cercano corpi scomparsi

Elicotteri, unità cinofile e uomini dello Squadrone Calabria in azione: il sospetto è che si torni a cercare vittime inghiottite dalla "lupara bianca"

Il rumore dell’elicottero sopra Briatico, poi le perlustrazioni a terra, i cani,  militari in tuta mimetica tra la vegetazione fitta e i terreni più impervi. Un’operazione imponente, scattata martedì scorso nelle campagne del territorio e tenuta segreta per giorni che riporta in superficie uno degli incubi più cupi del Vibonese: quello delle lupare bianche. 

Le rivelazioni arrivano dalla Gazzetta del Sud, in un articolo a firma di Rosaria Marrella, che racconta di ricerche condotte con il supporto degli elicotteri dell’8° Nucleo dei carabinieri, dello Squadrone “Calabria” e delle unità cinofile. Ufficialmente nessuna conferma. Ma negli ambienti investigativi il riserbo è totale e, proprio per questo, il sospetto si fa ancora più pesante: si cerca una persona, oppure un corpo.

Nessun esito ufficiale, almeno per ora. Ma il segnale è chiaro: qualcuno continua a scavare in una terra dove il silenzio sulle lupare bianche domina da anni, nonostante inchieste, pentiti e maxiprocessi. Gli scomparsi sembrano inghiottiti per sempre dal buio e dalle menti dei criminali. Ma i carabinieri non si arrendono. 

Il buco nero delle sparizioni

Nel Vibonese il capitolo delle scomparse non è mai stato chiuso davvero. È uno dei territori che più di altri porta addosso il marchio dei delitti senza corpo, delle esecuzioni senza sepoltura, delle famiglie rimaste sospese tra attesa e dolore.

Decine di persone, tra gli anni Novanta e Ottanta,  sono sparite nel nulla. Alcuni casi sono rimasti incastrati nei contesti della criminalità organizzata, altri continuano a muoversi in zone d’ombra. In tutti, però, resta la stessa ferita: corpi mai ritrovati e verità mai del tutto emerse.

I nomi che tornano

Le ricerche nelle campagne di Briatico, seguendo una logica territoriale, potrebbero riportare l’attenzione su due vicende simbolo: Valentino Galati e Massimo Stanganello.

Galati aveva appena 19 anni quando scomparve il 27 dicembre 2006. Si allontanò dall’ex Club Med di Pizzo, dove lavorava come custode, e non fece più ritorno a casa, a Filadelfia. Gli investigatori ricostruirono un quadro pesantissimo: il giovane sarebbe stato vicino alla cosca Anello e avrebbe avuto una relazione con la moglie del boss. Nel suo computer fu trovata una lettera indirizzata a un boss, una sorta di confessione e richiesta di perdono che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto segnare la sua condanna.

Due anni dopo, il 3 agosto 2008, sparì da Vibo Marina Massimo Stanganello. Fu visto salire su una station wagon con due persone a bordo. Poi più nulla. Anche in quel caso, sullo sfondo, una relazione considerata inaccettabile con la moglie di un boss. Nessun corpo, nessun colpevole accertato. E nel processo “Portosalvo”, lo scorso febbraio, sono cadute le accuse contro i presunti mandanti: per i giudici, gli elementi raccolti non hanno superato la soglia del ragionevole dubbio.

Una terra che continua a restituire domande

Procura di Vibo Valentia e Dda di Catanzaro non hanno mai smesso di cercare. L’ultima attività resa nota risale al marzo 2024, quando nelle campagne di Filandari furono avviati nuovi accertamenti per un bracciante romeno scomparso nel 2008.

Adesso è Briatico a tornare sotto i riflettori. E in una provincia dove la terra, a volte, restituisce ossa ma quasi mai tutta la verità, anche un sorvolo, una battuta di ricerca, un cane che fiuta tra i rovi bastano a riaprire il buio.

 

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