La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha aperto un’indagine sui due corpi in stato di decomposizione rinvenuti martedì sulla spiaggia di Tropea. Un ritrovamento che potrebbe essere solo un tassello di una tragedia ben più ampia consumatasi nel Mediterraneo centrale. Ad annunciarlo è stato il procuratore Camillo Falvo, intervistato da Maria Teresa Santaguida per la Tgr Calabria. Secondo quanto emerso dalle prime verifiche investigative, i cadaveri ritrovati in Calabria, ma anche in Sicilia, potrebbero appartenere a un unico gruppo di migranti partiti sulla stessa imbarcazione, mai censita e probabilmente affondata senza lasciare tracce.
Coordinamento tra Procure
“Stiamo cercando di ricostruire cosa sia accaduto e quale imbarcazione possa essere coinvolta – ha spiegato Falvo -. Oltre al corpo di Tropea, altri tre sono stati rinvenuti sull’alto Tirreno cosentino, tra Paola, Scalea e Amantea. Altri ancora sono stati trovati in Sicilia. Ci sono elementi che ci fanno pensare a un unico tentativo di sbarco: i giubbotti di salvataggio rinvenuti riportano indicazioni simili, come se appartenessero a una stessa fornitura. Stiamo lavorando per ricostruire il viaggio di questo relitto che probabilmente non verrà mai ritrovato”. La Procura di Vibo Valentia, nei prossimi giorni, avvierà un coordinamento con gli altri uffici giudiziari competenti per mettere insieme i vari filoni d’indagine e provare a ricostruire l’intera dinamica del naufragio.
L’allarme di Sos Mediterranee
A offrire un quadro ancora più drammatico è stata anche Sos Mediterranee, che da tempo monitora quanto sta accadendo lungo le rotte migratorie. Secondo l’organizzazione umanitaria, l’ondata di corpi che continua ad arrivare sulle coste italiane sarebbe legata a una violenta perturbazione che si è abbattuta sul Mediterraneo centrale nelle scorse settimane, colpendo imbarcazioni già fragili e sovraccariche. “Decine di persone migranti stanno perdendo la vita e i loro corpi continuano ad arenarsi sulle nostre spiagge – hanno spiegato -. Le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni parlano di circa 500 vittime in quei giorni, ma altre realtà che sono in contatto con le famiglie nei Paesi di origine arrivano a ipotizzare fino a mille morti. Anche le navi umanitarie hanno recuperato corpi senza vita in mare negli ultimi giorni”.
Accuse dirette alla politica
Per Sos Mediterranee, tutto questo non è una fatalità, ma la conseguenza diretta delle scelte politiche che negli ultimi anni hanno ridotto drasticamente i soccorsi nel Mediterraneo, lasciando intere aree senza presidi di salvataggio. “Si svuota deliberatamente il mare di mezzi di soccorso e poi ci si vanta del calo degli arrivi – denunciano – ignorando che questo è accompagnato da un aumento vertiginoso del tasso di mortalità”. Mentre la magistratura prova a dare un nome e una storia alle vittime, emerge con forza l’immagine di un naufragio invisibile, consumato lontano dalle telecamere, ma i cui effetti continuano a riaffiorare sulle coste italiane. Un dramma che, giorno dopo giorno, restituisce al Paese il conto più crudele delle rotte migratorie nel Mediterraneo.


