Calabria alla prova della sanità pubblica, reclutamento di medici su scala globale per tenere in piedi gli ospedali

Tra vincoli diplomatici e nuove norme di bilancio, la Regione accelera su un piano internazionale per coprire i vuoti negli organici. Gli Ordini professionali avvertono: senza regole chiare si rischia di pagare il prezzo sulla qualità delle cure

La sanità calabrese entra in una fase delicata, sospesa tra urgenza e geopolitica. Mentre negli ospedali mancano medici e infermieri, la Regione Calabria sceglie di spingere sull’acceleratore del reclutamento dall’estero, anche a costo di scontrarsi con le perplessità degli Ordini professionali. La linea è chiara: senza un innesto rapido di nuove forze, interi reparti rischiano di spegnersi, trasformando l’emergenza cronica in collasso strutturale.

La corsa contro il tempo

La corsa contro il tempo

Il nuovo piano, messo a punto dalla struttura commissariale in raccordo con Azienda Zero e Dipartimento Salute, guarda oltre l’esperienza cubana che dal 2022 ha garantito una boccata d’ossigeno alle corsie. Stavolta il perimetro è più ampio e passa per un canale delicato: quello degli Stati Uniti, chiamati a supportare la ricerca di medici da Paesi extra-Ue in un contesto reso incandescente dalle minacce di sanzioni dell’amministrazione Trump contro chi stipula accordi con l’Avana e versa stipendi a entità statali anziché ai singoli professionisti. Un nodo politico che spiega perché la Calabria stia tentando di cambiare rotta senza rallentare l’arrivo dei rinforzi.

Le carte coperte che ora emergono

È in questo snodo che si inserisce l’articolo della Gazzetta del Sud, in edicola stamane, firmato da Antonio Ricchio, che svela alcuni aspetti rimasti finora in ombra: il ruolo dell’intermediazione cubana attraverso un’agenzia statale, l’attivismo della diplomazia americana e l’intreccio tra scelte sanitarie e pressioni internazionali. Un retroscena che aiuta a capire perché oggi la Regione stia cercando nuove sponde e nuovi bacini di reclutamento per non restare ostaggio di equilibri geopolitici sempre più instabili. Il presidente Roberto Occhiuto ha parlato di almeno cento nuovi medici in arrivo e di una finestra operativa che potrebbe spingersi fino al 2029, grazie a una norma inserita nell’ultima legge di Bilancio. Nella bozza di manifestazione d’interesse spuntano già alcuni criteri, come la conoscenza dell’italiano o dello spagnolo, segnale di un reclutamento che punta a ridurre al minimo le barriere comunicative nelle corsie.

La linea degli Ordini professionali

Su questo impianto si è abbattuta la critica di Fnopi e Fnomceo. Le due Federazioni non contestano solo il metodo, ma il principio: prorogare deroghe sul riconoscimento dei titoli, avvertono, rischia di scivolare verso una sanità a doppio standard, dove l’urgenza sostituisce la verifica rigorosa dei percorsi formativi. Per chi rappresenta medici e infermieri, la sicurezza dei pazienti passa da controlli stringenti e allineati alle regole europee, non da scorciatoie dettate dalla carenza di personale. Alla Cittadella, però, la risposta è netta. Senza i professionisti arrivati dall’estero – cubani in primis – molte strutture avrebbero già abbassato le serrande, con effetti devastanti per territori già fragili. È una scelta che viene rivendicata anche davanti ai sindacati: meglio un sistema che regge grazie a innesti internazionali che un servizio pubblico paralizzato dall’attesa di concorsi e riforme.

Nel mezzo restano i pazienti, che non chiedono passaporti ai medici ma risposte tempestive e cure sicure. E una Regione chiamata a dimostrare che l’emergenza può essere gestita senza trasformarsi in un alibi permanente.

Sanità calabrese: si muore di attese, reparti vuoti e visite che non arrivano (video)

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