Un saluto lungo, sentito, attraversato da ricordi personali e da un messaggio chiaro alla comunità: “non abbassare mai la guardia”. Così il procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Camillo Falvo, ha chiuso la sua esperienza alla guida dell’ufficio dopo sette anni intensi. Nell’aula gremita del Tribunale, intestata a Emilio Sacerdote, alla presenza di tutte le autorità istituzionali – dal prefetto Anna Aurora Colosimo al questore Rodolfo Ruperti, ai vertici delle forze dell’ordine, dal sindaco di Vibo ai magistrati della Dda di Catanzaro – Falvo ha ripercorso il cammino intrapreso, ringraziato colleghi e collaboratori, ma soprattutto lanciato un monito che guarda al futuro della città e della provincia. In prima fila, tra gli altri, anche il nuovo presidente del Tribunale di Vibo Valentia, Abigail Mellace, che ha portato il suo saluto, e i familiari del procuratore, con i genitori visibilmente emozionati.

L’arrivo in una “polveriera”
Il procuratore ha ricordato il suo arrivo alla Dda di Catanzaro in qualità di sostituto quando gli venne affidato un territorio (l’area di Vibo Valentia) descritto senza mezzi termini come “una polveriera”. Un inizio complesso, segnato da indagini, processi e una pressione investigativa altissima: “Non sapevamo dove mettere le mani per primo”, ha detto, sottolineando però come proprio da quella difficoltà sia nato un percorso di cambiamento. Un lavoro corale, costruito insieme alla Direzione distrettuale antimafia, alle forze dell’ordine e alla magistratura tutta, che ha portato – secondo Falvo – a una trasformazione reale del territorio.
Il cambiamento e il ruolo della società
Nel suo intervento, il procuratore ha evidenziato non solo il peso delle operazioni giudiziarie, ma anche il ruolo decisivo della società civile. “La comunità ha acquisito consapevolezza della necessità di cambiare”, ha spiegato, ricordando una Vibo di decenni fa profondamente diversa e auspicando un ritorno a quella dimensione di normalità e legalità. Un passaggio particolarmente sentito è stato quello rivolto alle istituzioni locali – Comune e Provincia – chiamate a raccogliere il testimone di un lavoro che non può fermarsi.

“Non arretrate mai”
Il cuore del discorso è stato però l’appello diretto ai cittadini: non voltarsi dall’altra parte, non abbassare la testa, pretendere legalità anche quando costa fatica e paura. Falvo ha richiamato i racconti dei collaboratori di giustizia, che descrivevano una città “in mano alla criminalità”, contrapponendoli all’oggi: una realtà cambiata, ma che deve difendere ogni giorno i risultati ottenuti. “Lo Stato resta”, ha ribadito, respingendo l’idea che l’azione di contrasto possa indebolirsi con il cambio degli uomini.
I ringraziamenti e l’eredità
Ampio spazio è stato dedicato ai ringraziamenti: ai colleghi magistrati, alla polizia giudiziaria, agli avvocati – con i quali ha sottolineato un rapporto di collaborazione raro – e al personale amministrativo, definito “motore” della Procura. Un passaggio significativo ha riguardato anche l’impegno sul fronte ambientale, con il riconoscimento del lavoro svolto dalla task force dedicata e la sollecitazione a mantenere alta l’attenzione su un tema cruciale per il territorio. Infine, il pensiero ai giovani magistrati e ai colleghi che continueranno il lavoro, con la certezza – ha detto – che la Procura di Vibo potrà proseguire “con gambe ormai robuste”.
Un legame umano
Nel finale, il lato più personale. Falvo ha parlato del rapporto costruito con la città, delle persone incontrate, dell’umanità ricevuta. “Ho ricevuto da Vibo molto più di quanto ho dato”, ha detto, in uno dei passaggi più emozionanti dell’intervento. Un congedo che non è solo istituzionale, ma profondamente umano. E che lascia in eredità una richiesta semplice e allo stesso tempo impegnativa: continuare a scegliere la legalità, ogni giorno.



