“Pochi soldi e mal spesi: sono appena 3,5 milioni i fondi destinati in Sicilia contro il randagismo. E in Calabria non va meglio”. Lo denuncia il Comitato Addio Randagismo, per voce del presidente Giancarlo Calvanese, che critica l’annuncio sui 3,5 milioni di euro destinati ai Comuni siciliani per la gestione dei cani nei canili, sottolineando che destinare risorse alle strutture di detenzione non significa combattere il randagismo, ma perpetuarlo.
Una scelta miope
“Comprendiamo le difficoltà economiche degli enti locali – afferma Calvanese – ma continuare a finanziare quasi esclusivamente il mantenimento dei cani reclusi nei canili è una scelta miope”. Secondo il Comitato, il sistema attuale genera un incentivo perverso: più cani finiscono nei canili, più risorse vengono assegnate. “È un messaggio autosabotante – prosegue Calvanese – che spinge verso l’accalappiamento indiscriminato, spesso di cani padronali non registrati o abbandonati, mentre si continua a ignorare ciò che davvero servirebbe: prevenzione, sterilizzazioni, controlli e responsabilizzazione dei proprietari. Così il randagismo non diminuisce: esplode. È necessaria l’istituzione di un tavolo tecnico regionale permanente che coinvolga Comuni, Asp, Forze dell’Ordine e volontariato.
Il paradosso è evidente: “Si finisce per favorire le cucciolate padronali, tanto poi paga la collettività. A guadagnarci sono soprattutto i gestori privati dei canili”.
La strada
Il Comitato, insieme alle associazioni Earth e Leal chiede di seguire un’altra strada: fondi vincolati a censimenti reali, campagne di sterilizzazione, vigilanza sul territorio e regolarizzazione dei cani padronali. Quanto sta accadendo in Sicilia – spiega infine il Comitato – non è un caso isolato. Anche in Calabria, dove la Giunta regionale ha approvato le linee di indirizzo per il Piano regionale per la lotta al randagismo 2025-2027, emerge il rischio di riproporre un modello già fallimentare, ancora incentrato sulle strutture di accoglienza invece che sulle misure preventive. (Ansa)


